Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato ufficialmente l’incarico di governo a Pier Luigi Bersani. Il Capo dello Stato ha ufficializzato la decisione a seguito delle consultazioni svolte tra ieri e mercoledì, in presenza dei rappresentanti di tutte le forze politiche e delle figure istituzionali e dopo aver convocato, oggi alle 17, il leader Pd sul Colle.

Si tratta di un mandato con riserva, che concederà al segretario Pd alcuni giorni di tempo per sondare gli altri gruppi parlamentari e scoprire, così, se l’eventuale esecutivo potrà superare indenne il voto di fiducia in Senato.

Insomma, il Presidente della Repubblica, nonostante dai retroscena emersi sui colloqui privati coi leader, abbia espresso fortissime perplessità sulla ristrettezza dei numeri a palazzo Madama, ha scelto di dare una possibilità al centrosinistra, in virtù della maggioranza assoluta alla Camera e di quella relativa, ma molto bassa, al Senato.


Naturalmente, molti scenari restano ancora aperti. Le possibilità che Bersani riesca a ottenere il lasciapassare restano risicatissime, se è vero che il MoVimento 5 Stelle ha assicurato in più occasioni di non voler appoggiare il governo e stante l’indisponibilità dei democratici a scendere a patti con il Pdl, come auspicato, dopo il dialogo con Napolitano, dallo stesso Berlusconi.

Insomma, il sentiero per Bersani è quantomai stretto, e non è escluso che il tentativo finisca a contemplare anche gli eletti di Scelta civica e, a sorpresa, anche della Lega Nord. Anche qui, però, i margini di manovra per un team di governo sarebbero davvero limitati.

Ora, dunque, si apre la fase delle consultazioni tra il premier incaricato e i leader degli altri schieramenti e lì Bersani capirà sul serio se davvero potrà mettere in piedi l’agognato esecutivo.

L’intenzione del numero uno Pd è quella di iniziare un percorso istituzionale che “riguarda tutti – ha detto a margine dell’incontro al Quirinale – non è solo affar nostro. Ma questo non ha nulla a che fare con la maggioranza che sostiene il governo: non c’è alcuno spazio per larghe intese o governissimi”. Insomma, nessuna grosse koalition alla tedesca, o accordi dietro le quinte. Il segretario vuole coinvolgere tutti, senza corsie preferenziali.

A quanto si mormora, il leader Pd continuerebbe sulla strada della doppia elezione di Laura Boldrini e Pietro Grasso alle presidenze delle Camere, proponendo una squadra di governo con personalità autorevoli e non politici “di professione”.

Qualora l’approccio del centrosinistra non producesse frutti, allora, la palla tornerebbe nelle mani del Presidente della Repubblica, che si vedrebbe costretto a svolgere nuove consultazioni, cercando di individuare una personalità alternativa a cui mettere in mano il nuovo incarico.


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