Ore frenetiche, nei palazzi romani, alla ricerca di una quadra quasi impossibile. Le consultazioni al Quirinale sono alle porte e, ancora, nessuno è in grado di prevedere se davvero si riuscirà a trovare una maggioranza per costituire una squadra di governo supportata da sufficienti rappresentanti nelle due Camere e, in particolare, al Senato.

L’unico punto fermo, attualmente, è che, se davvero una maggioranza salterà fuori, a farne parte dovrà essere in primo luogo il Partito democratico, l’unico che, assieme al fido alleato Sel, può contare sulla maggioranza assoluta in uno dei due rami parlamentari, cioè alla Camera.

Al Senato, invece, quello del centrosinistra è, sì, lo schieramento che può contare su un numero maggiore di supporters, ma si tratta di una supremazia del tutto relativa, dal momento che all’appello mancano circa trenta senatori per fare affidamento sulla maggioranza dei seggi. Dunque, buio pesto.

In questa situazione di forte incertezza, però, qualcuno è pronto a scommettere che, in extremis, proprio come con la presidenza delle due Camere, potrebbe arrivare un colpo a sorpresa in grado di sparigliare i giochi e mettere in difficoltà gli altri protagonisti della vita politica. Perché ciò accada, però, i profili dei ministri dovranno essere irresistibili.

Dunque, stanno circolando i primi nomi per la fatidica lista che Pier Luigi Bersani, o chi per lui, consegnerà nelle mani del Presidente della Repubblica qualora il Parlamento dovesse garantire un sostegno tuttora difficile e, comunque vada, risicatissimo.

Vediamo chi sono i papabili nella corsa ai ministeri, mentre la girandola è tutt’altro che immobile e fioccano nuove candidature a ogni piè sospinto. Se davvero le affermazioni di Grasso e Boldrini devono fungere da esempio, allora, si scatenerà la rincorsa agli esponenti della società civile o i partiti storici tenteranno un ultimo, coragioso sussulto di resistenza? In altre parole, si cercherà nuovamente la sponda grillina o Bersani volgerà lo sguardo più verso il centro di Mario Monti? Duro mestiere dover piacere a tutti: e, a quanto trapela dalle sedi istituzionali, ce n’è davvero per soddisfare ogni palato.

Innanzitutto, dalla rosa dei possibili successori di Fornero & C. vanno depennati sia Laura Boldrini che Pietro Grasso i quali, dati per possibili ministri, dovranno invece dedicarsi in toto alle nuove cariche di rappresentanza di Camera e Senato.

Le dicerie che si aggirano nei corridoi del parlamento, rendono l’idea del compito improbo che attende Bersani nella stesura di un governo “che piaccia perché nasca”. Ecco su chi potrebbero esercitare il loro fascino quelli che, attualmente, sono considerati come favoriti a occupare i banchi del prossimo governo.

Per i grillini: tra le qualità che potrebbero far cedere qualche altro grillino, figurano competenza, rigore morale ed estraneità alla politica. Immancabile, nel computo dei futuribili ministri, il giurista Stefano Rodotà, in questa fase uomo per tutte le cariche e ben visto dalla community del web per il suo stoico liberismo informativo. Quindi, si vola alto con il circolare di nomi come Giuseppe De Rita (Censis), Carlìn Petrini di Slowfood o don Luigi Ciotti. Senza dimenticare un evergreen dei toto-ministri, il padre di Emergency Gino Strada.

Per il Pd: Tra i compiti più gravosi, il Ministero degli Interni potrebbe essere una sfida tra due deputatidemocratici: potrebbe andare a Emanuele Fiano, anche se, sulle retrovie, scalpita l’indomito Francesco Boccia. Lotta serrata anche per il Ministero del Lavoro, con testa a testa tra Guglielmo Epifani e Alessia Mosca, mentre, per la Giustizia, l’uscita di scena di Grasso potrebbe aver spalancato le porte al già responsabile dem in materia, Andrea Orlando. Se allo Sviluppo appare scontato l’arrivo di Enrico Letta, udite udite per chi si presenta alle porte del Miur: il bersaniano Miguel Gotor sarebbe in pole per la sostituzione di Francesco Profumo.

Le eccellenze (e un po’ per Monti): Indubbiamente, nella vita futura del Pd un ruolo di prim’ordine toccherà al professor Fabrizio Barca, che potrebbe cominciare con un nuovo Ministero affidato alla sua guida. Nella riscossa della società civile che si presta alla politica, troviamo in vetta Maria Chiara Carrozza, rettore del Sant’Anna di Pisa e presidente del Forum Università e Ricerca del Pd, o, ancora, la filosofa residente in Francia Michela Marzano. E non è finita qui: nel fanta-governo è presente anche il nome di Paola Muti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena, o la giovane economista, eletta nelle file di Scelta civica, Irene Tinagli. Da non sottovalutare, poi, anche il nome di Mauro Ferrari, luminare nel campo della bioingegneria che potrebbe dare un impulso alle politiche della Salute. Infine, la Cultura sembra già in mano a Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa.

E i renziani? Certo, per non suscitare qualche mal di pancia e rilanciare la premiership del sindaco toscano, una soluzione va trovata anche per l’onda montante del futuro leader. Così, le quotazioni dei bookmakers danno per possibili ministri sia il fedelissimo Matteo Richetti che il senatore Andrea Marcucci, oltre, come se non bastasse, al numero uno Anci Graziano Delrio.

Trapela, infine, un nome insospettabile come Alessandro Cecchi Paone, dato per favorito alla corsa di un ipotetico Ministero dei Diritti civili, fino a ieri papavero nei salotti dei reality show, il cui ultimo contributo al dibattito pubblico risale alla definizione del termine “metrosexual” in pieno europeo calcistico. Ma qui, forse, è meglio tornare alla realtà e rendersi conto che, quello di fronte a Bersani e al Pd, è un percorso irto di ostacoli, forse troppi. A meno che non si decida di strizzare l’occhio a un partito solo: il Pdl.


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