E’ iniziata ufficialmente la XVII Legislatura della Repubblica italiana. Con l’apertura della Camera alle 10:30, si è insediato il Parlamento eletto nelle ultime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio.

Le prime formalità, oltre alla formazione delle Giunte per le elezioni e il disbrigo delle cosiddette “opzioni”, cioè la scelta, per i candidati eletti in più di una circoscrizione, di quale collegio rappresentare, saranno le elezioni del presidente della Camera e di quello del Senato.

Si tratta di un primo, fondamentale test per misurare spazi di possibili alleanze in vista della formazione di un governo, il cui tentativo numero uno, in prima battuta sarà affidato al segretario Pd Pier Luigi Bersani che, se non dovesse raggiungere l’obiettivo, potrebbe passare la mano a una personalità ancora da individuare.

Così, ogni forza politica per i successori di Gianfranco Fini e Renato Schifani ha elaborato le proprie strategie ed è proprio degli ultimi minuti la notizia che anche il Pdl, dopo il Pd, voterà scheda bianca a Montecitorio: linea attendista, da parte di quelli che, fino a poche settimane fa, erano i partiti più rappresentati nelle due aule parlamentari.

Tra loro, però, si è innestato con una forza debordante il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che occuperà le poltrone centrali della due Camere e ieri, in prima serata, ha annunciato le proprie candidature per la seconda e la terza carica dello Stato. Alla Camera, i grillini proporranno Roberto Fico, 38enne napoletano e militante della prima ora tra i 5 Stelle; al Senato, invece, la rosa di nomi ha portato alla candidatura di Luis Alberto Orellana, 51enne di Pavia, nato in Venezuela.

Tra i due nomi avanzati dal MoVimento di Beppe Grillo, quello che ha più chance di assumere una carica istituzionale è proprio Roberto Fico: il Pd, del resto non ha fatto mistero di poter appoggiare a Montecitorio la candidatura di un grillino, sostenuta con forza anche dagli stessi parlamentari a 5 Stelle, in virtù del risultato elettorale che li ha visti imporsi come primo partito del Paese.

I numeri del nuovo Parlamento. Sono 564 su 945 i parlamentari alla prima esperienza tra Camera e Senato, una percentuale pari al 60% di rinnovamento dei rappresentanti nei due emicicli. L’età media a Montecitorio è di 45 anni – contro i 54 i cinque anni fa – mentre al Senato è di 53 anni, abbassata anch’essa dai 57 del 2008. In entrambe le Camere, il Movimento 5 Stelle è il gruppo dall’anagrafe più giovane, con 33 anni di media alla Camera e 46 al Senato, seguito dalla Lega Nord (42 e 48), da Sel (46 e 50) e dal Pd (47 e 54). Fanalino di coda, il Popolo della libertà, i cui neodeputati presentano un’età media di 50. Di 57, invece, quella degli eletti senatori.

Il più givane del nuovo Parlamento è Enzo Lattuca (Pd, 25 anni), mentre il più anziano sarà Sergio Zavoli (89), naturalmente con l’esclusione dei senatori a vita. Tra loro, sarà proprio il quasi 93enne Emilio Colombo a presiedere la seduta di palazzo Madama, a seguito dell’indisponibilità di Giulio Andreotti. Alla Camera, invece, la presidenza ad interim della seduta inaugurale toccherà a Antonio Leone del Pdl, il più anziano tra i vicepresidenti in via di scadenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


1 COOMENTO

  1. Ritengo che, da parte di Bersani-PD possa essere manifestata con un atto di responsabilità (e di presa di coscienza) rinunciando ai benefici che la legge elettorale (disprezzata da tutti e da lui stesso in primis) ha dato al suo partito.
    Riconosca l’effettiva perdita delle elezioni,
    ceda la Presidenza della Camera dei Deputati al MovimentoCinqueStelle
    e, quindi, “dia la fiducia” ad un Governo MovimentoCinqueStelle.

SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome