Archiviato anche il Conclave, torna di fortissima attualità la politica. Domani, infatti, è in programma la prima convocazione delle Camere per dare ufficialmente il via alla nuova Legislatura.

Alle 10.30, sarà la Camera dei deputati ad aprire per prima le porte ai nuovi parlamentari, mentre il Senato accoglierà i neoeletti mezzora più tardi. Come prima incombenza, andranno definite le questioni ancora irrisolte relative alle cosiddette “opzioni”, ossia la facoltà di un eletto in più circoscrizioni di decidere in quale schiera di “vincitori” inserire il proprio nome, liberando conseguentemente una posizione nelle altre.

A presiedere le sedute toccherà, a Montecitorio, al vicepresidente più anziano rieletto dalla congrega dei vice “in scadenza”, mentre, a palazzo Madama lo scranno più alto sarà occupato dal senatore più anziano in assoluto.

Così, alla Camera dei deputati, la proclamazione del nuovo presidente verrà svolta dall’onorevole Antonio Leone del Pdl, mentre, in Senato, qualora Giulio Andreotti dovesse rinunciare, la parola passerà a Emilio Colombo, già intervenuto, negli ultimi tempi, per i modi un po’ troppo casual di vestire in voga tra i parlamentari del MoVimento 5 Stelle.

Dunque, ecco come verranno svolte le votazioni: alla Camera dei deputati, il nuovo massimo rappresentante viene eletto nei primi tre scrutini solo se viene raggiunto il quorum dei due terzi, dopodiché basterà a maggiorana assoluta. E qui, il Pd non dovrebbe incontrare particolari difficoltà, grazie al premio di maggioranza ottenuto.

Situazione più ingarbugliata, invece, al Senato, dove nelle prime due chiamate è, sì, sufficiente la maggioranza assoluta, ma nessuno schieramento, come noto, è in grado di raggiungerla in autonomia, allo stato attuale. Così, potrebbe essere necessario ricorrere al terzo scrutinio, quando invece il nuovo presidente di palazzo Madama potrà essere assiso coi soli voti a maggioranza dei presenti.

Possibile, dunque, che i due presidenti delle Camere, il primo atto ufficiale della XVII legislatura, che spiegherà molto degli equilibri futuri e, questa volta, anche delle possibilità di un governo, verranno nominati sabato 16 marzo: la situazione politica in preda all’incertezza, infatti, non fa propendere per due elezioni lampo.


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