Corre tra i corridoi del Tribunale di Milano il Maresciallo dei Carabinieri in servizio nella mattina di un primaverile 11 marzo. Giunto al pesante portone di noce scuro che delimita l’ufficio del Procuratore della Repubblica aggiunto Dott.ssa Ilda Boccassini, bussa vigorosamente e senza attendere un cenno di risposta irrompe nella stanza.

Sbattendo il tacco e portandosi la mano alla visiera a mò di saluto, il sottoufficiale con voce affannata annuncia: “Signora Procuratore, tutti i Deputati del Popolo della Libertà sono in Tribunale!”.

Il combattivo Magistrato tace, per un attimo non alza nemmeno la testa dalle numerose e disordinate carte che occupano tutta la scrivania. Poi volge il volto verso il Maresciallo, ma con aria distratta, quasi assente.

Il militare, abituato al fulmineo e intransigente sguardo del PM, rimane stupito dall’insolita espressione che emerge dal viso della donna. Anche la folta chioma sembra di un rosso meno accesso del solito, quasi spento.

Intanto la Signora Procuratore torna con la mente a quando da ragazzina aveva scelto gli studi giuridici, a quando, con piglio risoluto, aveva affrontato e vinto il concorso in magistratura. Pensava alla sua carriera, ai momenti bui ed a quelli luminosi dei tanti successi ottenuti. Viaggiava con la mente il Procuratore e intanto gustava una nascente sensazione di appagamento. Il suo sogno si stava avverando. “Tutti in Tribunale” si ripeteva mentalmente. Chissà, forse Ingroia sarebbe svenuto dall’invidia!

“Signora Procuratore!” pronunciò il Maresciallo interrompendo bruscamente i pensieri della Boccassini, “Ha disposizioni al riguardo?”.

Ritornata in sé il Procuratore, chiese la sottoufficiale “Mi dica Maresciallo, tutti agli arresti? Qualcuno ai domiciliari? Hanno fatto storie sull’immunità parlamentare? Qualcuno collabora?”.

No, Signora Procuratore, sono qui non in arresto, ma per protestare contro la magistratura.” Disse quasi sottovoce il Maresciallo, avendo compreso l’equivoco.

A quel punto lo sguardo del Magistrato riprese il piglio di sempre e senza nessuna parola fu calato nuovamente sulle carte processuali.

Il Carabiniere, comprendendo il momento, non insistette e sbattendo nuovamente il tacco si volse per uscire.

Richiudendo il pesante portone di noce scuro notò con un ultimo sguardo che la folta capigliatura del Procuratore era tornata rosso fuoco.


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