La designazione del nuovo Pontefice si avvicina e cresce la curiosità dei fedeli, e non solo, per i nomi dei papabili. Dietro la somma nomina, tuttavia molto possono fare le influenze schierate nelle lobby di potere che si ergono inamovibili alle spalle dei cardinali elettori. Lobby trasversali, non di rado indifferenti ai legami geografici d’appartenenza, che lavorano alla e sotto la luce del sole per indirizzare a proprio vantaggio l’elezione al Soglio. La sfida a colpi di voti tra le sacre squadre della Cappella Sistina è ufficialmente aperta ed i gruppi maggiormente influenti rimangono sei.

Quello dell’Opus Dei non è propriamente un movimento bensì una prelatura, capace comunque di condizionare profondamente le decisioni del collegio. Al suo interno, uno dei nomi che riveste maggior peso è quello di Julian Herranz, posto dallo stesso Benedetto XVI a capo della redazione del dossier riservato sulle vicende di Vatileaks. Al recente Sinodo vescovile si sono riuniti anche Josémaria Escrivà, il vescovo spagnolo Javier Echevarrìa Rodriguez, l’arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gòmez ed infine l’arcivescovo di Guayaguil, Antonio Arregui Yarza. Di appartenenza dell’Opus Dei è anche il cardinale, arcivescovo di Lima, Juan Luis Cipriani Thorne. I rappresentanti dell’Opus Dei, che per l’imminente scelta sono vicini a Scola e Oullet, sembrano propendere anche per l’ipotetica designazione di Peter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d’Ungheria e presidente della Conferenza Episcopale ungherese.

Altra fazione fortemente presente dietro le vesti dei cardinali elettori è quella di Comunione e liberazione, il movimento ecclesiale cattolico fondato dal sacerdote e teologo Luigi Giussani. Nonostante il cardinale Angelo Scola abbia tentato da anni di prendere distanze dal gruppo, rimane comunque uno dei profili più sostenuti dal fronte Cl. Affiliato al movimento è Guzman Carriquiri, il quale ricopre la più alta carica laicale della Santa Sede, quella di Segretario della Pontificia Commissione per l’America latina. Ciellini sono anche Carlo Caffara, arcivescovo di Bologna, Francisco Javier Martinez Fernandèz, arcivescovo di Granada, Filippop Santoro, arcivescovo di Taranto, Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla. Oltre a Scola uno dei nomi accreditabili dal gruppo di Giussani è quello del canadese Marc Oullet, candidato che sembra consono a riportare con rigore la Chiesa entro i dettami dottrinali.


Anche la Comunità di Sant’Egidio guidata dal suo leader Andrea Riccardi, dopo il sostegno elettorale dato al partito di Mario Monti, sembra tornare a rivolgere attenzione alla designazione nel Conclave. I rappresentanti della Comunità aderiscono a quella che da molti è già stata definita “una segreteria di Stato parallela”, tanto influente è la sua condotta. Negli ultimi anni ha goduto dell’appoggio sintomatico di Sant’Egidio il prefetto della Casa Pontificia Georg Ganswein. Anche Monsignor Vincenzo Paglia, pur rimanendo fuori dal Conclave, traina il Pontificio Consiglio per la Famiglia, mostrandosi sotto tale incarico fortemente attivo. I profili stabili più vicini alla Comunità sono quelli di Crescenzio Sepe, cardinale arcivescovo di Napoli e Stanislaw Dziwisz, ex segretario di Wojtyla nonchè arcivescovo di Cracovia.

Sono saliti nella scala di condizionamento dei più ‘papabili’ anche i focolarini, movimento cristiano legato all’applicazione del vangelo alla vita quotidiana di cui fanno parte sia il cardinale Ennio Antonelli, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia, sia Monsignor Vincenzo Zani, sottosegretario dal 2002 della Congregazione per l’Educazione cattolica. Sono facolarini anche il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, che nel 2011 è stato nominato prefetto della Congregazione per i Religiosi e l’arcivescovo Angelo Becciu, dal 2011 nuovo Sostituto della Segreteria di Stato. Nel qual caso, come da giorni si vocifera, Bertone rinunciasse al supporto nei confronti di Gianfranco Ravasi e corresse in solitaria per il Soglio, diventerebbe automaticamente  il candidato in prima fila per tutti i focolarini.

Alla schiera degli istituti religiosi di più diffusa potenza, si aggiungono i Legionari di Cristo. Raggiungendo il picco in termini di influenza e popolarità con il pontificato di Wojtyla, permangono a tutti gli effetti un potere economico di sorprendente rilievo. Trattasi di una vera e propria multinazionale di formazione (15 università, 175 collegi, 43 istituti superiori, 125 tra case religiose e centri formativi, 200 sedi educative, per 1.200 oratori complessivi) con migliaia di appartenenti sparsi in tutto il globo. Il nome sul quale spinge maggiormente l’acceleratore dei Legionari è ovviamente quello del Decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, la cui influenza nel Conclave non tarderà a farsi sentire.

Infine, tra le lobby ecclesiastiche di fondata memoria si ritrova, indiscussa per autorevolezza e capacità d’ascendenza, la comunità dei Cavalieri di Colombo. Difficile pare infatti, poter eleggere il nuovo Pontefice senza il rispettivo contributo. I Cavalieri, nati negli Stati Uniti attorno agli anni ’20 del secolo scorso, oggi contano 1,8 milioni di aderenti nel mondo, e godono del beneplacito di molti in Vaticano grazie agli ingenti finanziamenti sovvenzionati negli anni passati (per citarne uno, il più poderoso, quello stanziato per ristrutturare la facciata della Basilica di San Pietro). Sono un gruppo fortemente conservatore, il cui leader Carl Anderson troneggia tra i membri più importanti del board dello Ior, nelle cui redini è trainato un ingente patrimonio assicurativo. L’endorsement ai cardinali americani suona come un appello ad un certo tipo di visione ecclesiastica: i Cavalieri di Colombo, infatti, vogliono una Chiesa vigorosa, forte e ancorata alla tradizione romana. Per loro il candidato perfetto è e rimane Timothy Dolan, arcivescovo di NY, a cui fa seguito il cappuccino di Boston, Sean O’Malley.


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1 COOMENTO

  1. L’analisi delle lobby è perfetta, del resto la storia per chi un pò la conosce, si ripete sempre.
    Le lobby all’interno della Chiesa Cattolica sono sempre esistite e la loro influenza è sempre stata determinante soprattutto nell’elezione del sommo pontefice.
    Le lobby del momento hanno sempre condizionato la storia e la politica della Chiesa.
    Purtroppo questo per me è il vero cancro all’interno dell’ Istituzione.
    Il problema ha radici molto antiche, bisogna tornare al tempo di Costantino quando
    con la falsa donazione, la Chiesa ha inventato il potere temporale.
    E’ il potere temporale che ha rovinato la Chiesa allontanandola dal suo originario ministero
    evengelico proclamato da Gesù.
    Queste 6 lobby elencate, oggi hanno avuto un ruolo determinante nell’elezione del nuovo Papa.
    Quanti intrighi, quante lotte, quanti colpi bassi all’ombra del cupolone per fare eleggere ciascuna il proprio candidato!
    La situazione è grave, la nave sta affondando perchè è in gran tempesta da parecchio.
    Il Timoniere da solo non riesce a correggere la rotta della nave e non trovando i marinai disponibili ad aiutarlo rischia di farla affondare.
    Questa è la reale situazione della Chiesa oggi!
    Le recenti dimissioni di Benedetto XVI lo dimostrano.
    I problemi da risolvere sono tanti e con tante sfaccettature, problemi di carattere teologico, morale, istituzionale e patrimoniale.
    Per il cambiamento, bisognerebbe iniziare ad azzerare il potere di queste lobby che di fatto sono tante chiese nella Chiesa.
    Rivoluzione utopistica, difficilmente realizzabile senza la volontà ed il contributo di tutta la gerarchia ecclesiastica.
    E’ necessario tornare alle origini, è necessario tornare allo spirito evangelico, alla semplicità, alla povertà dei primi secoli di vita della Chiesa seguendo gli insegnamenti di Cristo.
    Gesù non aveva potere temporale, non aveva una banca, non viveva una vita mondana ed è sempre stato contrario all’accumulo di ricchezze.
    La Chiesa è troppo ricca, ha troppo potere, ha troppo sfarzo, è troppo attaccata ai beni terreni contrariamente agli insegnamenti del Vangelo.
    Speriamo che il nuovo Papa che si è ispirato al poverello di Assisi nell’assumerne il nome,
    riesca ad iniziare un vero rinnovamento della Chiesa e trovi validi collaboratori disponibili ad aiutarlo a realizzare un vero cambiamento.
    Il nuovo Papa purtroppo è anziano e sarà difficile che riesca ad imprimere alla Chiesa il rinnovamento salvifico; c’è da auspicare che almeno inizi a proporre il cambiamento che potrebbe avere i suoi effetti riformatori anche e soprattutto attraverso la convocazione di un nuovo Concilio Ecumenico.

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