Anche se non si è ancora spenta l’euforia per l’insperato exploit elettorale del PdL, quello attuale, non deve essere un bel periodo per Silvio Berlusconi.

Infatti, il Cavaliere deve fare i conti con vari problemi: giudiziari (ma a quelli è abbastanza abituato), politici e di salute. Ma andiamo per gradi.

Nelle scorse ore, come è noto, è arrivata la condanna ad un anno di reclusione per la vicenda dell’intercettazione Fassino – Consorte (quella della celeberrima frase “allora abbiamo una banca”) avvenuta nel 2005 durante la scalata a Bnl da parte di Unipol, pubblicata su il Giornale quando era ancora coperta dal segreto istruttorio. Due anni e tre mesi sono stati inflitti al fratello, Paolo Berlusconi.

Il Collegio Giudicante, presieduto dal dott. Oscar Magi, ha ritenuto il Cavaliere colpevole del reato di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio (artt. 326 c.p. e 110 c.p.) accogliendo in pieno le richieste della pubblica accusa: il Pubblico Ministero dott. Maurizio Romanelli, che nel corso della sua requisitoria, per l’ex Presidente del Consiglio, aveva appunto chiesto una condanna di un anno di reclusione. A margine, tra l’altro, è stato riconosciuto anche un risarcimento danni a favore dell’attuale Sindaco di Torino, Piero Fassino, parte lesa, a cui dovranno essere corrisposti 80.000 €.

Questa condanna fa il paio con quella subita lo scorso ottobre al termine del processo sulla presunta frode fiscale nella compravendita dei diritti tv Mediaset all’estero; in quel caso, il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto 3 anni e 8 mesi di condanna per il Cavaliere, ed i giudici, guidati dal Presidente Edoardo D’Avossa, erano andati addirittura oltre le richieste della Pubblica Accusa condannandolo alla pena detentiva di 4 anni.

Durissima, anche questa volta, la reazione della difesa di Berlusconi che per bocca dell’Avv. Longo (Ghedini in questi giorni è fuori Milano) ha così commentato la seconda condanna nel giro di sei mesi: “non sono sorpreso – ha detto il legale – perché essendo a Milano è questo il trattamento riservato al nostro Presidente“. L’avvocato-deputato (riconfermato alla Camera nel collegio Veneto) si definisce tuttavia “dispiaciuto e costernato” perché a suo avviso, questo è il primo caso in cui viene emessa una sentenza di condanna per rivelazione del segreto d’ufficio.

Le cattive notizie, sul fronte giudiziario, però, potrebbero non finire qui, perchè la lista delle condanne rischia di continuare a crescere, anche con una certa velocità. Per il sig. B, infatti, la settimana decisiva è quella che inizia lunedì 18 marzo. Per quel giorno è prevista la sentenza di primo grado sul c. d. Rubygate e il Cavaliere, anche questa volta, rischia una condanna molto pesante per concussione e prostituzione minorile.

Proprio contro quello che i suoi legali, ed il suo elettorato più irriducibile, considerano una vera e propria persecuzione giudiziaria, lo Stato Maggiore del PdL ha organizzato per sabato 23 marzo una manifestazione di piazza contro quella magistratura che, pur esercitando uno dei poteri fondamentali per l’esistenza di uno stato moderno, Berlusconi – tra l’altro violando il silenzio elettorale – ha definito “peggiore della Mafia”. Sarà un caso che proprio per quel giorno, salvi slittamenti o ritardi difficili da prevedere, sia prevista la sentenza d’appello per la vicenda dei Diritti TV Mediaset, per cui la Procura Generale ha già chiesto la conferma della condanna subita in primo grado?

Fin qui, i guai giudiziari. Ora, tralasciando l’uveite che lo avrebbe colpito nelle scorse ore, occorre sottolineare che per Berlusconi potrebbe anche essere a rischio la ratifica dell’elezione a Senatore. Infatti, secondo il periodico MicroMega, diretto dal Filosofo Flores D’Arcais, il Cav. sarebbe ineleggibile ai sensi dell’art. 10 comma 1 del Testo Unico delle Leggi Elettorali (D.P.R. 361 del 1957).

Leggendo gli estremi del legislativo ora riportato, qualcuno potrebbe chiedersi come mai, pur essendo vecchio di oltre mezzo secolo, Berlusconi occupi uno scranno parlamentari ininterrottamente dall’ormai lontano 1994. La risposta è semplice: la predetta normativa dovrebbe essere fatta applicare dalla c.d. Giunta per Elezioni (composta dagli appartenenti alla camera elettiva) che però, nelle restanti sei occasioni, nonostante non mancassero appelli ed esposti, ha sempre dimenticato di applicarla.

Questa volta però, c’è una variabile di non poco momento. La giunta per le elezioni, che per legge deve avere una composizione che rispecchi quella del Parlamento, tra esponenti del Centro Sinistra e “Portavoce” del moVimento 5 Stelle, avrà una maggioranza di componenti che, almeno in teoria, dovrebbero essere politicamente ostili al Cavaliere.

Solo il tempo ci dirà se le migliaia di esposti (di cui sul web circolano vari fac simile) sensibilizzeranno in materia gli esponenti del Partito Democratico, o se ancora una volta voteranno a favore della ratifica dell’elezione del leader del PdL. L’unica cosa certa è che, in tale eventualità, le possibilità, già di per se pochissime, di un accordo col M5S diminuirebbero sensibilmente, e si darebbe al moVimento guidato da Grillo l’ennesimo motivo per denunciare “l’inciucio” tra PdL e quello che loro definiscono il PDmenoELLE.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


3 COMMENTI

  1. L’art.10 del dpr 361/57, è un altro motivo di non credibilità nei confronti del PD,che non ha mai fatto niente per farlo applicare. Convivono con Berlusconi da 20 anni, e adesso vogliono scaricare le responsabilità sul M5S.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome