Il Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori ha depositato in Corte Costituzionale l’atto di intervento contro la legge che la scorsa estate ha rimesso mano all’assetto geografico degli uffici giudiziari italiani. La motivazione cita: “la legge è incostituzionale”. Il Coordinamento, a rappresentazione degli avvocati dei 46 cosiddetti “tribunalini”, ha avanzato il ricorso contro la Legge 148 e i Decreti 155 e 156, colpevoli di aver portato alla soppressione di 31 tribunali, 38 procure, 220 sedi distaccate e 674 uffici del giudice di pace. La scorsa estate, tra le opposizioni mostrate dalle sedi a rischio chiusura, il Consiglio dei Ministri approvò la legge delega 148, provvedimento d’eredità dal governo Berlusconi. Dall’ipotetica e paventata chiusura di 37 tribunali, si giunse così alla disposizione che prevedeva di chiuderne e accorparne solo 31. Il metodo che si fondava sulla riduzione degli uffici in base alle province a rischio in termini di criminalità organizzata, anziché in base alla sola dimensione territoriale controllata, trovò così appoggio.

Sotto l’accetta del Ministero della Giustizia cadde, però, anche il tribunale di Pinerolo, nel torinese, che presentò ricorso contro la decisione. E fu proprio il giudizio di legittimità costituzionale promosso dal giudice civile di Pinerolo Rosanna Musa, il 16 novembre scorso, che tracciò il solco in cui ha trovato spazio l’atto presentato martedì scorso dal Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori“Noi non potevamo presentare ricorso come organo di rappresentanza, così ci siamo accodati all’atto con cui il giudice del tribunale di Pinerolo è ricorso contro la legge” ha esposto l’avvocato Walter Pompeo, presidente del Coordinamento, nel Corriere.it. Attraverso l’unificazione delle sedi giudiziarie minori, il governo Monti annunciava il contenimento delle spese per la giustizia italiana di 50 milioni in tre anni, mediante la chiusura di mille strutture, e dislocando in altra sede 10 mila dipendenti tra pm, giudici onorari e personale amministrativo.

A dissuadere l’associazione di rappresentanza degli avvocati dei piccoli tribunali a rischio chiusura è proprio il criterio, unico e solo, di risparmio delle risorse pubbliche. “Il nostro interesse alla razionale revisione delle circoscrizioni giudiziarie è forte e avvertito –ha ribadito l’avvocato Pompeo- ma la struttura geografica della giurisdizione deve essere anche organizzata in maniera tale che guardi soprattutto alla concreta accessibilità al servizio Giustizia”. La ragione principale che ha influito sulla presentazione dell’atto d’intervento per valutare la legittimità costituzionale della legge da parte del coordinamento è stata, soprattutto, la scadenza prevista per il prossimo 13 settembre, data nella quale la riforma dovrebbe acquisire validità. “Abbiamo ritenuto doveroso rivolgerci alla Corte costituzionale per una vicenda che ha visto violare la Costituzione a più riprese, sconvolgendo il principio della divisione dei poteri, e il sistema di produzione delle norme legislative” ha infine sancito Pompeo. A definire quale sarà il destino dei 963 uffici giudiziari a rischio chiusura sarà dunque la Corte Costituzionale in vista appunto del 13 settembre prossimo, quando entrerà definitivamente in vigore la riforma sulla ridistribuzione geografica della giustizia italiana.

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