Una delle tematiche prioritarie di cui si dovrà occupare la prossima legislatura è la riduzione di un anno della durata del percorso scolastico, almeno è questo l’obiettivo del ministro Profumo che emerge da quanto ha scritto nell’atto di indirizzo sulle priorità politiche per il 2013 del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.

“Occorre superare – ha scritto Profumola maggiore durata del corso di studi procedendo alla riduzione di un anno, in connessione anche alla destinazione delle maggiori risorse disponibili per il miglioramento della qualità e della quantità dell’offerta formativa, ampliando anche i servizi di istruzione e formazione”. Tutto questo per poter “adeguare la durata dei percorsi di istruzione agli standard europei”.

Nei mesi precedenti Profumo avrebbe anche strutturato una commissione con il compito di vagliare le ipotesi di riduzione del percorso scolastico, si tratterebbe di passare da 13 a 12 anni complessivi anche se questa indiscrezione non è mai stata confermata dal ministro. L’amministrazione italiana non è nuova a queste proposte, a fine anni 90 era toccato a Berlinguer tentare la via della riduzione, ma incontrò subito forti contestazioni e il progetto naufragò complice la caduta del secondo governo D’Alema.

Pareri negativi che non mancano nemmeno per la proposta di Profumo, ” mettere mano alla riforma degli ordinamenti è semplicemente assurdo” afferma piccato Francesco Scrima, segretario nazionale dell Cisl scuola.  ” La scuola non ha bisogno di ulteriori interventi strutturali perché non ha ancora assorbito le riforme recenti”. Il segretario ritiene che l’Europa sia un modello da seguire ma non da “scimmiottare” e che l’istruzione italiana si debba concentrare sulla possibilità di creare “le migliori condizioni di vivibilità nelle scuole per lavorare al meglio”.

Accorciare il percorso di studi obbligatori non è necessariamente la risposta a come ottenere una qualità superiore dell’istruzione degli studenti italiani, basti pensare che in Finlandia, nazione presa a esempio per le altissime performance dei quindicenni nei test internazionali, il periodo di scolarizzazione dura 13 anni e i ragazzi lasciano il liceo quando ne hanno 19, esattamente come quelli italiani adesso.

“L’esito del voto ha dato una chiara indicazione; le proposte del ministro Profumo non possono essere tenute in alcuna considerazione – sostiene Francesca Puglisi, responsabile scuola del PdDopo i tagli e le riforme contradditorie calate dall’alto in questi anni, il prossimo ministro dell’Istruzione ha un unico dovere; restituire alla scuola risorse, stabilità, fiducia. Serve una costituente della scuola pubblica”.

Non tutti, però, hanno espresso parere negativo sull’ipotesi ventilata da Profumo, Giorgio Rembaldo, presidente dell’associazione nazionale presidi, ha dichiarato “la disparità tra il percorso scolastico in Italian e quello nelle maggior parte delle nazioni europee rende auspicabile una riduzione della durata dell’età di uscita dal percorso scolastico”. Sulle modalità Rembaldo sostiene come sia necessario discutere sulle modalità per mettere in atto la riduzione ma gli è chiaro che “una riduzione che consenta ai giovani italiani di uscire dalla scuola a 18 anni è necessaria”.

 

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