La riunione, di ieri mattina, dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle a Roma presso l’Hotel St. John, è stata ribattezzata, a rigore di ironia, ‘il secondo Conclave’. I nomi che si presentano puntuali, nel vasto squadrone di deputati e senatori freschi di nomina, sono infatti tanti, diversi tra loro, ma tutti pare accumunati da un’atteggiamento pragmatico e scanzonato.  I ‘cittadini’ sfilano in tenuta semplice, tra magliette e jeans spicca qualche rara camicia bianca. Oltrepassando il baluardo dei giornalisti, si ritrovano nella hall dell’albergo 4 stelle, la sala dell’incontro è al piano terra e vi si può accedere solo su esibizione di specifico tagliando.

La seduta è inflessibilmente murata sia alle televisioni nostrane che a quelle straniere, a nessuna telecamera si consente di entrare. L’assemblea, che raduna tutti seduti per terra in cerchio, è lunga e dura circa sei ore. La riunione prosegue liscia senza intervalli; a interruzione del meeting si concede la sola, estemporanea, pausa caffè. L’oggetto del confronto è vasto e corposo e i punti da delineare sono quelli organizzativi: “Ci incontreremo una volta a settimana, e creeremo un gruppo su Google Plus per restare sempre aggiornati”. La rete non sarà tuttavia l’unica piattaforma d’incontro, “abbiamo bisogno di parlare di persona” specifica uno dei deputati siciliani.

Nel confronto mediatico i parlamentari schierano, pronto ad affrontare le domande dei giornalisti, il deputato milanese Manlio Di Stefano, impiegato di trentun’anni. “Non abbiamo nessuna preoccupazione –racconta- siamo solo consapevoli della grande responsabilità che ci aspetta”. Il neo eletto dissipa gli eventuali dubbi sugli iter da seguire: “Stiamo mettendo in ordine le priorità, cercando di organizzarci per i prossimi giorni”. L’impegno e la concentrazione sembrano tutti riversati sull’imminente agenda-lavori: “Scusate non abbiamo molto tempo in questo periodo –giustifica Alessandro Di Battista della circoscrizione Laziostiamo studiando i regolamenti parlamentari, vogliamo essere pronti e all’altezza delle responsabilità che ci aspettano”.

Ai quesiti che prospettano eventuali cordate e alleanze future, gli esponenti grillini glissano con destrezza, lasciandosi ampi margini di dubbio e cavalcando l’onda del ‘non so’. Emerge chiara la titubanza di esporsi, di scivolare su punti ritenuti ancora fortemente delicati. La ventata dello tsunami post elettorale ha lasciato il posto allo sbroglio delle carte in gioco; le questioni da affrontare toccano temi urgenti e trasversali e le mosse da programmare vanno opinate con compattezza e celerità. Oggi non è più il tempo della scandita demagogia protestataria o degli slogan-antipolitica, ora tocca rimboccarsi le maniche e pronunciarsi sulle azioni tangibili, accordi compresi. Il  Movimento di protesta, vicino alle persone e calato nel territorio, vedrà i propri volti essere davvero all’altezza dell’’onorevole’ onere parlamentare?

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