A 26 anni dalla Legge 16 marzo 1987, n. 115, con la quale l’Italia si dotava di una legge di indirizzo sulla prevenzione e la cura del diabete mellito, vede ora la luce il Piano Nazionale sul Diabete, frutto del recente indirizzo al quale la Comunità Europea – con risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 2012  – ha chiesto a tutti gli Stati Membri di aderire.

Poiché il numero di persone affette da diabete è in costante crescita in tutto il mondo, anche nel nostro paese – quale conseguenza di aumento dell’obesità (soprattutto infantile), perdita delle tradizioni alimentari, riduzione dell’attività fisica e aumento della sedentarietà – i costi per la cura di questa malattia rappresentano una quota costantemente in aumento nei budget di tutti i Paesi.

In Italia, secondo le statistiche, vivono almeno tre milioni di persone con diabete, cui si aggiunge una significativa quota di persone, stimabile in circa un milione, che ignora di avere la malattia.

Il diabete è destinato, inoltre, a diventare la causa maggiore di disabilità e di mortalità nei prossimi venti anni: l’Organizzazione Mondiale della Sanità  lo ha, quindi, inserito tra le patologie su cui maggiormente investire, dato il crescente peso assunto anche nei Paesi in via di sviluppo.

Per di più, le gravi complicanze che esso provoca si traducono in elevati costi sanitari, tanto che nel 2010 hanno determinato il 10-15% dei costi complessivi dell’assistenza sanitaria, atteso che la probabilità di ricovero ospedaliero è doppia nella persona con diabete rispetto a quella senza malattia.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 32 del 07.02.13 – Supplemento ordinario n. 9, l’accordo della Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano del 06.12.2012 sul “Piano per la malattia diabetica”, diventa il centro di riferimento dei vari sistemi regionali ai fini di una maggiore omogeneizzazione delle azioni di prevenzione e di gestione del diabete.

Recenti indicazioni a livello europeo hanno, infatti, evidenziato la necessità di sviluppare politiche nazionali per la prevenzione, il trattamento e la cura del diabete, in linea con lo sviluppo sostenibile dei vari sistemi di assistenza sanitaria, nonchè l’elaborazione di strumenti adeguati per il raggiungimento di livelli di assistenza appropriati che abbiano l’obiettivo di stabilizzare la malattia e migliorare la qualità di vita del paziente.

L’intervento dell’Unione Europea ha posto, soprattutto, l’accento sulla crescente dimensione del problema e le potenziali implicazioni, anche economiche, della gestione di malattie croniche, in particolare il diabete.

A tal fine, è stata promossa la Joint Action on Chronic Diseases. Si tratta di un programma finanziato dall’Unione Europea che coinvolge la Commissione Europea e il Consiglio Europeo attraverso gli Stati membri: i progetti della Joint Action dureranno fino a tre anni e a sostegno dell’iniziativa sono stati stanziati 5 milioni di Euro. Sono ben 25 i Paesi membri della UE che hanno aderito al progetto (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito).

A livello interno, il Piano Nazionale sul Diabete si connota come un provvedimento – cornice che si propone di dare omogeneità ai provvedimenti e alle attività regionali e locali, fornendo indicazioni per il miglioramento della qualità dell’assistenza e tenendo conto dell’evoluzione registrata in ambito scientifico e tecnologico nonchè dei nuovi modelli organizzativi diffusi in vaste aree del territorio.

Il documento afferma la necessità di una progressiva transizione verso un nuovo modello di sistema integrato, proiettato verso un disegno reticolare «multicentrico», mirato a valorizzare sia la rete specialistica diabetologica sia tutti gli attori della assistenza primaria, con l’obiettivo di garantire la qualità di vita, prevenire e curare le complicanze, ottimizzare l’uso delle risorse disponibili, assicurare collegamenti con disegni di prevenzione primaria e diagnosi precoce.

Tale piano rappresenta, quindi, un’occasione unica per garantire un livello di cura più omogeneo possibile sull’intero territorio nazionale anche attraverso la figura di un moderno Specialista Diabetologo, capace di svolgere il ruolo di riferimento nella rete di gestione della patologia diabetica, essenziale ai fini dell’adeguamento degli standard di cura con l’evoluzione scientifica e organizzativa.

Nel riaffermare le finalità generali, già individuate dalla legge 115/87 e dal Protocollo di intesa tra Ministro della salute e il Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 luglio 1991, tuttora attuali all’interno del nuovo assetto ordinamentale determinato dalla modifica del titolo V della Costituzione, il Piano Nazionale sul Diabete può contribuire al miglioramento della tutela assistenziale della persona con diabete o a rischio di diabete, a ridurre il peso della malattia sulla singola persona e sul contesto sociale, a rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza, assicurando equità di accesso e riducendo le disuguaglianze sociali, spending review permettendo, ovviamente.

 

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