Doveva essere una vittoria assoluta, totale, certa del Pd, doveva essere finita un’era, quella del berlusconismo, dovevano essere le elezioni della svolta politica e forse questa è l’unica premessa mantenuta, almeno parzialmente. Il Movimento 5 stelle è il primo partito italiano alla Camera e la forza politica di riferimento  del Paese mentre Pd e Pdl si litigano letteralmente la “torta” del Parlamento.

Le primarie non sono bastate, la vittoria di Bersani su Renzi, che secondo più di qualcuno è il fattore che ha scatenato questo risultato elettorale, non è stata sufficiente come rendita per portare a casa delle elezioni che non più tardi di un mese fa, prima che Berlusconi scendesse in campo perché gli italiani glielo chiedevano, parole sue, poi confermate dal voto, sembravano già vinte.

Doveva esserci la svolta verso il centrosinistra della politica italiana e in realtà non c’è stata, perché se si pensa ad un Pdl inginocchiato al 12,5% a inizio febbraio e che tre settimane dopo vince al Senato e per un soffio manca la doppietta alla Camera apre scenari surreali e lancia un interrogativo difficile da evitare “e se la campagna elettorale fosse durata di più?”. Difficile parlare con i ma e con i se, tuttavia la sensazione è che Bersani, così come tutto il PD, si sia seduto sugli allori come ha detto Ezio Mauro, non rimanendo dentro ad una campagna elettorale che andava ad un ritmo troppo veloce dettato dagli oltre 70 comizi di piazza di Grillo e dalle incursioni del Cavaliere che prometteva “mari e monti”.


Ora la situazione che si delinea è davvero di grande incertezza e restituisce al Paese uno scenario ancora più frammentato del tanto bistrattato Governo tecnico che aveva almeno dalla sua l’urgenza imposta dalla crisi economica che minacciava e, purtroppo, minaccia l’Italia. I timori sono che non si arrivi ad un accordo e che questo possa portare al catastrofico scenario di una Grecia bis, motivo che ha spinto la Merkel e tutti i leader europei ad esprimersi con cautela sui risultati politici italiani.

Quel che è certo che al Senato non ci sono i numeri per una maggioranza, e senza questo dato non si va da nessuna parte; quindi è possibile che si opti almeno per un primo periodo per un governo fatto di larghe intese, proprio come durante il governo Monti, in cui Pd e Pdl collaborino al fine di risolvere le urgenze che dal punto di vista legislativo affliggono il Paese. In tutto questo ci sarà anche il M5S che rappresenterà, molto più di Monti, il vero ago della bilancia negli equilibri e nelle decisioni politiche future.

Qui la lista dei possibili eletti alla Camera del PD.

Qui la lista dei possibili eletti al Senato del PD.

Qui la lista dei possibili eletti alla Camera del PDL.

Qui la lista dei possibili eletti al Senato del PDL.


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