Gli esiti elettorali sono stati per molti un vero e proprio schock, nessuna nuova maggioranza sembra destinata a governare il Paese. Clamorosi sono stati i risultati raggiunti dal Movimento Cinque Stelle di Grillo, incredibile la rimonta del Pdl di Silvio Berlusconi e risicata si è rivelata l’attesa vittoria del Pd. L’ ‘ingovernabile’ scenario elettorale si ripercuote inflessibile sulla Borsa italiana ed europea. Si registra infatti una partenza in calo per le principali piazze europee, proprio perché penalizzate dall’esito delle elezioni italiane. Al Senato l’irraggiungibilità di una maggioranza dalle urne e quindi l’ipotesi di una concreta ingovernabilità, l’ipotesi tra le più paventate dai mercati, diventa una minaccia reale.

Lo Spread tra il Btp e il Bund tedesco ha chiuso ieri in netto rialzo a 293 punti base, segnando il livello massimo della giornata, già tracciando la scia di un risultato elettorale incerto. Nel corso della seduta aveva toccato un minimo di 255 punti dopo i primi dati sul voto. Il tasso sul decennale del Tesoro cresce al 4,48%, e i timori di instabilità dell’Italia, all’indomani dell’esito delle incerte elezioni politiche, pesano anche sulla Borsa di Tokyo che termina gli scambi con un netto calo del 2,26%, a ridosso dei minimi infraday. Il Nikkei cede 263,71 punti, a 11,398.81, con gli acquisti vigorosi di asset denominati in yen, tornati a essere un bene rifugio contro le possibilità di contagio e turbolenza in arrivo dall’Eurozona.

Gli esperti di Jefferies, parlano di iniziale ” Parlamento ‘appeso'” anche se lo scenario più prospettato sembra quello del ritorno alle elezioni. “I mercati saranno delusi dal risultato, in particolare per la forte bocciatura delle misure di austerità e delle riforme. Gli investitori ipotizzeranno che servano altre elezioni“, mentre per Jefferies i risultati del Pdl “potrebbero portare turbolenze sul mercato dei bond“.


Secondo Loris Centola, Co-Responsabile Ricerca e Strategia di UBS Wealth Management, “Lo scenario porta a un possibile rialzo dello Spread, dovuto a una aumentata percezione di stabilità; c’è poi il problema della debole coesione del centro sinistra. Mentre alcune riforme come quella del lavoro, sulla salute pubblica e sulla liberalizzazione delle libere professioni, potrebbero rallentare, è pressoché certo che le attività di razionalizzazione della spesa pubblica subirebbero una brusca decelerazione. E questo ai mercati non piace”.

Al termine di una giornata scandita da notevole nervosismi, ha chiuso in rialzo dello 0,73% anche Piazza Affari. Il moto altalenante ha avuto inizio a partire dalle prime ore pomeridiane quando gli exit poll, che davano in vantaggio il centrosinistra, hanno fatto schizzare i listini a oltre +4% e crollare lo Spread a 254 punti.

Le prime proiezioni sul voto, che hanno capovolto le previsioni indicando il centrodestra al primo posto in Senato, hanno invece prodotto un brusco rallentamento dei listini, facendo virare Piazza Affari in negativo a -0,7% e impennare lo Spread a oltre 300 punti, per poi chiudere a 293.

Durante la giornata i riflettori sono stati rivolti sul titolo Mediaset, il gruppo televisivo della famiglia Berlusconi, che è stato sospeso per eccesso di volatilità dopo avere ricavato oltre il 10% ed essere successivamente crollato a +0,7%, per poi chiudere in rialzo dell’1,19%.

Il miglioramento del centrodestra segnalato dalle prime proiezioni ha fatto virare in negativo anche Wall Street: il Dow Jones ha perso infatti oltre lo 0,4%, dopo avere aperto a +0,16%, e lo S&P scende dello 0,37%.

Oggi si prospetta per le Borse una giornata forse persino più impegnativa: in programma la collocazione di BTp a 5 e 10 anni per un importo complessivo di 4,75-6,5 miliardi di euro, con il quinquennale offerto per 1,75-2,5 miliardi, mentre il range del decennale sarà compreso tra 3 e 4 miliardi. Sarà proprio quest’ultimo titolo ad incidere sulla valutazione della situazione italiana secondo i mercati.

Lo Spread sul decennale Btp/Bund continua a salire e al momento, secondo quanto riferito da un gestore interpellato da MF-Dowjones, risulta a quota 330 punti base. Da seguire sono oggi i bancari, che dovrebbero scontare in modo marcato la dilatazione dello Spread e l’incertezza politica post elettorale. Già ieri sul Tah i titoli del settore sono stati fortemente penalizzati. Rimanendo nel comparto bancario si segnala B.Carige: l’istituto ha infatti accettato le linee guida di un adeguamento della struttura patrimoniale del gruppo. Il Consiglio ha approvato un adeguamento per complessivi 800 mln, da concretizzarsi, in parte, mediante la cessione di certi asset non strategici e non funzionali all’attività core e, per la parte residua, mediante una crescita di capitale.

Riflettori sempre puntati su Rcs, che secondo MF starebbe mettendo mani su un doppio aumento: 400 mln a breve e poi successivamente, comunque al massimo entro fine 2014, altri 300 mln. Infine, resta da seguire T.I.Media, con il numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè, che ha precisato che la firma del contratto preliminare con Cairo Communication per la vendita di La7 dovrebbe effettuarsi già entro metà settimana.

 


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