Ci siamo, la lunga attesa è finita, dopo due settimane di silenzio stampa obbligato, nonostante la proliferazione dei sondaggi clandestini che ha permesso di mantenere il polso della situazione, si torna a parlare di numeri, di percentuali questa volta ufficiali. Sono stati resi noti i primi exit poll che ricordiamo rappresentano un orizzonte plausibile di voto ma non indicano la certezza del voto, però sono fondamentali per capire l’orientamento dell’elettorato che si è espresso a riguardo.

Quello che è certo che l’ipotizzato incremento dell’affluenza non c’è stato e si è registrato un calo sensibile rispetto alle elezioni del 2008 e ancora di più rispetto a quelle del 2006, turno rispetto al quale sono addirittura 11 i punti percentuali di distacco. Grillo, intervistato fuori dal seggio, ha detto che è stato “il generale inverno” a tenere lontano gli elettori, ma che comunque non ha tenuto lontano i giovani e coloro che vogliono cambiare lo stato attuale delle cose con questo voto che “cambierà la storia del paese”.

Dunque secondo le stime dell’Istituto Piepoli, l’istituto di sondaggi cui fa riferimento la Rai, i primi dati ufficiali degli exit poll accreditano Bersani addirittura del 35,5%, frutto di un 30% personale e di un 3,5% raccolta da Vendola e di un 2% delle restanti forze di coalizione. Un risultato importante che se confermato andrebbe oltre le aspettative della vigilia che davano saldamente al comando il Pd ma non con queste cifre, anche perché sarebbero almeno 6 i punti di distacco inferti al Pdl.


La coalizione guidata da Silvio Berlusconi, infatti, si attesta al 29% che va suddiviso nel 22% addebitato al Cavaliere stesso, il 4 – 5% raggiunto dalla Lega e il 2,5% ottenuto dalle altre forze di coalizioni. Leggera crescita dunque anche per il Pdl dato costantemente al 28% nell’ultima settimana anche se questo dato gioca a favore del Pd che si ritrova con un margine superiore alle aspettative.

Quindi se i due partiti principali non perdono consensi ma si consolidano grossi cambiamenti non ce ne sono nemmeno dietro, infatti il M5S di Grillo raccoglie un notevole 19,5% che però è leggermente meno di quella quota 20% che negli ultimi giorni, soprattutto sull’onda lunga del comizio di Roma gli veniva unanimemente riconosciuta.

Sembrano non sorridere nemmeno gli exit poll a Monti, che dopo una serie di sondaggi al ribasso vede il crollo al di sotto del 10% dei propri gradimenti e ancor più dei suoi alleati che rischiano addirittura la clamorosa esclusione dai posti in Parlamento. Si difende bene invece Ingroia con Rivoluzione Civile attestata al 3,5 – 4,5% quindi in linea con le attese e la possibilità di ottenere la rappresentanza.


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