Dopo il caso delle infondate credenziali accademiche, Oscar Giannino, annuncia ieri, a quattro giorni dalle elezioni politiche, le proprie dimissioni irrevocabili da presidente in direzione” di “Fare per fermare il declino”. La candidatura alla premiership del movimento rimane nelle sue mani, formalmente però le redini sono passate in capo a Silvia Enrico, il giovane avvocato ligure.

In concomitanza all’annuncio dimissionario di ieri, Giannino lancia in rete il messaggio “i danni su di me per inoffensive ma gravi balle private non devono nuocere a Fare”. Il candidato non cela infatti le proprie preoccupazioni sulle possibili conseguenze che le millantate lauree potrebbero avere nelle urne.

La scelta dimissionaria pare inevitabilmente l’esito risolutivo della vicenda, ammettendo lo stesso Giannino “E’ una regola: chi sbaglia paga. Deve valere in politica e soldi pubblici, io comincio dal privato”. Massimo Giaconia, candidato alla Camera in Lombardia, nei crocchi di fine riunione del vertice Fid di ieri, commenta a caldo “Oscar è un leader naturale”, la sua scelta dimostra grande “rispetto delle regole di correttezza e trasparenza che andiamo predicando”. Giaconia si spinge oltre e afferma che “il sacrifici di Giannino” potrebbero addirittura smuovere quel “20% di coloro che sono ancora indecisi”, incrementando così i consensi al movimento di cui rimane il volto.


Tra i delegati c’è anche chi, però gli rimprovera di aver tradito la fiducia. Il giornalista (almeno questo titolo pare fondato) si scusa, anche se preferisce dribblare sulle vere cause che hanno portato alle dichiarazioni false. Ieri sera, ospite a “Le invasioni barbariche” su La7, ammette comunque di aver giocato sulle due lauree, provando a scavare più a fondo su quella che da molti è stata definita una mossa ingenua ed illogica, “C’è un aspetto dadaista e funambolico in me”.

Indifferenti alle giustificazioni di Giannino sembrano sia Luigi Zingales che Michele Boldrin. Lo stesso Giannino non ha negato di essere rimasto alquanto perplesso dal “colpo basso” inflittogli proprio da Zingales a pochi giorni dal voto, quando la meta del raggiungimento del quorum in alcuni siti-chiave era sembrata tanto vicina.

Ad oggi, la nuova “agenda”politica del gruppo tenta di evitare che i due principali candidati alla presidenza della Regione Lombardia, Umberto Ambrosoli e Roberto Maroni, rilevino quei potenziali elettori delusi, in uscita da Fare. Dopo le dimissioni, Giannino precisa su twitter che le voci di un suo possibile passo indietro per avvantaggiare Berlusconi sono completamente prive di fondo.

Anche il premier del Pdl, dal canto suo, chiarisce “Non ho mai chiesto nulla e non ho intenzione di farlo. Non credo che i suoi voti vengano a noi”. Parole di “avvicinamento” invece quelle di Mario Monti, il quale ammette di provare simpatia per il leader dimissionario e spera che la vicenda shock non gli costi troppi voti.

Il movimento che “vuole fermare il declino”, ora, punta tutto sulla Enrico, brillante attivista già molto vicina all’enturage del giornalista e dei suoi più stretti collaboratori. Cosa certa è che le pressioni dei media continueranno a tenere le luci puntate su tutti gli esponenti di Fare. Il tentativo di volgere al meglio lo scandalo diventa quindi impresa assai ardua, anche se il nostro Paese rivela una particolare predisposizione  per i “millantatori”.


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2 COMMENTI

  1. Immaginiamoci se Giannino avesse puntato ad una campagna elettorale dicendo sono un autodidatta. Per come veniva percepito fino a quel momento (giornalista economico molto preparato e molto convincente) avrebbe sbancato! La saggezza popolare: le bugie hanno sempre le gambe corte, specialmente verso alcuni.

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