Dopo il rinvio per neve delle prove scritte nel concorso scuola, arriva una nuova grana sul Miur. Questa volta, alle porte del Ministero si affaccia lo spettro dei rimborsi, che migliaia di partecipanti sarebbero già pronti a chiedere per le spese sostenute al fine di partecipare alle prove poi cancellate.

Gli scritti erano in calendario gli scorsi 11 e 12 febbraio, ma il governo ha decretato, meno di 48 ore prima del via, il rinvio in blocco del secondo gradino del “concorsone” a seguito dell’allerta meteo diramata dalla Protezione civile su alcune delle principali città italiane nei primi giorni della settimana ormai conclusa.

Quella che doveva essere “The big snow”, ma che ha portato comunque effetti contenuti, ha provocato come conseguenza più nefasta lo slittamento delle attese prove scritte per migliaia di concorsisti, rimasti interdetti di fronte alla repentina decisione del Miur.


Quella della neve, almeno era la scusa ufficiale. Certo, nessuno dimentica come, appena una settimana fa, il Tar del Lazio abbia accolto il ricorso di 7mila esclusi dalle graduatorie degli aspiranti docenti.

Sia come sia, ora alcune associazioni lanciano l’ennesimo guanto di sfida a Francesco Profumo, ministro ormai al capolinea ma sempre al centro della bufera – questa sì – che imperversa da mesi sul contestato concorso a cattedre.

Stavolta, a seguito dell’improvviso rinvio delle prove scritte, sul banco piombano dunque le spese che i candidati avrebbero sostenuto per spostarsi nelle sedi deputate alle prove scritte poi slittate.

Immancabile, il Codacons ha esplicitamente richiesto i risarcimenti al Ministero della Pubblica istruzione in favore dei concorsisti fuori sede.

In una nota, l’associazione, per mezzo del suo presidente Carlo Rienzi, racconta di essere “subissati dalle richieste di rimborso da parte dei candidati al concorso.  Si tratta di cittadini che hanno sostenuto delle spese per affrontare la prova rinviata, dai viaggi all’alloggio, e che si troveranno a spendere altri soldi per partecipare al concorso nelle nuove date individuate dal Miur. Tra l’altro il maltempo non ha prodotto gli effetti temuti, circostanza che fa apparire  più che mai fondate le richieste risarcitorie dei candidati”.

Insomma, il Ministero, oltre a cogliere del tutto alla sprovvista numerosi cittadini e i loro portafogli, pare essersi cacciato con le proprie mani direttamente sulla graticola.

La richiesta dell’associazione consumatori, infatti, è quella di aprire un tavolo ad hoc per esaminare i singoli casi, al fine di stimare quantità e modalità di restituzione degli indennizzi.

E non è tutto: in caso di rifiuto, che il Ministero ha comunque già anticipato, il Codacons sottolinea come si renderà “inevitabile un ricorso collettivo al Tar del Lazio da parte dei candidati per chiedere al Ministero un equo risarcimento”. Insomma, anche qui la sensazione è che il tira e molla andrà per le lunghe, a scapito dei numerosi partecipanti ancora bloccati tra gli ingranaggi del concorso scolastico.

In prima linea nella battaglia per il riconoscimento del diritto al rimborso, è anche l’associazione Cittadini europei, che ricorda come, in realtà, a oggi non esista una norma precisa che attribuisca la facoltà di ottenere il rimborso, condizione per cui, in caso di giudizio, addirittura sarebbe il Miur ad avere la meglio.

Quello che, a oggi, è possibile fare, come spiega la nostra blogger Lucia Polizzi, è di inoltrare il modulo per chiedere il risarcimento, anche se, diritto alla mano, paiono esserci poche garanzie per i candidati a un concorso pubblico che si vedano cancellare l’impegno della prova di selezione senza preavviso.


CONDIVIDI
Articolo precedenteElezioni politiche 2013, l’Economist: Italia come la torre di Pisa
Articolo successivoImu, il rimborso chi agevolerà realmente?

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here