Ci sono eventi che per definizione riscuotono interesse a livello mondiale, l’avvicendamento prematuro o la scomparsa di un Papa, sicuramente incarnano due esempi perfettamente calzanti. Le dimissioni di Benedetto XVI, che torneremo a chiamare più mortalmente Cardinal Ratzinger hanno avuto una grossa eco in tutto il pianeta, dove la notizia è rimbalzata da un angolo all’altro accompagnata dal comune denominatore dello stupore.

Si perché se il fratello e le persone vicine al Papa sapevano o avevano intuito questo epilogo, l’intero gregge cattolico mai avrebbe pensato di risvegliarsi orfano la mattina dell’11 febbraio. Questa vicenda assume proporzioni talmente grandi che può avere conseguenze anche su situazioni che in realtà non la riguardano direttamente e che, anzi, dovrebbero essere antitetiche ad essa; le elezioni politiche italiane.

E’ opinione diffusa fra i sondaggisti che lo tsunami mediatico scaturito dalle dimissioni del pontefice si ripercuoterà pesantemente sulla campagna elettorale che, a due settimane dal voto, sta entrando nel vivo, quando i candidati premier sfoderano tutti i loro assi nella manica per persuadere tutti quegli elettori, e pare che siano oltre il 30%, ancora indecisi su chi votare alle urne.

Il professor Ilvo Diamanti ha dichiarato che la campagna elettorale è “sospesa, anzi, si autosospende”, in quanto l’attenzione mediatica è incentrate necessariamente sulla scelta di Ratzinger. L’effetto che ne deriva è che con ogni probabilità difficilmente le convinzioni politiche dei cittadini subiranno modifiche in questo periodo, è un po’ quel che successe nel 2005 per le Regionali con la morte di Papa Woytila quando il dibattito elettorale fu praticamente oscurato generando la stasi dei consensi.

Il dottor Antonio Valente parla addirittura di stravolgimento del dibattito politico anche, lui come Diamanti ritiene che il trend attuale verrà congelato, andando così a penalizzare Grillo che è in grande ascesa e il Pdl che sta tentando una difficile rincorsa ad un Pd che però lentamente perde consensi e la solidità granitica post primarie. Dunque “ora tutto si cristallizza almeno per una settimana” almeno secondo Valente.

Si lascia andare a toni decisamente più enfatici Alessandra Ghisleri, sondaggista fedelissima di Berlusconi, che parla di impatto fortissimo e che già in rete se ne riscontrano i primi effetti, anche perché la tematica è destinata a cavalcare la cresta dell’onda a lungo vista la sua rilevanza. I trend dunque saranno letteralmente stravolti da questapar condicio dall’alto” che priva tutte le forze politiche di spazi importanti per la campagna elettorale.

Concorde su questa linea di pensiero anche il celebre Renato Mannheimer, il quale sostiene che ” questo evento ruberà i titoli di apertura dei giornali ai politici, avrà conseguenze su quei candidati che più godevano della sovraesposizione mediatica. E quindi toglierà visibilità a chi contava molto sulla risonanza mediatica, Silvio Berlusconi in primis”.

Va detto che una voce fuori dal coro, però, c’è ed è quella di Nicola Piepoli secondo cui le dimissioni papali “saranno ad impatto zero; i cittadini non collegano questa vicenda con le urne”. Di più, il sondaggista rilancia provocatoriamente che se i vertici della chiesa hanno sempre giocato un ruolo forte nell’influenza sulle elezioni nazionali ” ora che non ci sono più, ne avranno pochissima”.

Solo i prossimi giorni diranno chi ha ragione, comunque è difficile pensare che questo evento non faccia registrare almeno una flessione, un rallentamento, in termini mediatici, di una campagna elettorale frenetica che prevede una agenda fittissima tra palinsesto televisivo, radiofonico e appuntamenti in piazza e nel web. I cattolici sono sicuramente con la testa altrove ma in generale tutti gli italiani, per l’influenza che la Chiesa ha nel nostro paese, è difficile potersi concentrare sulla corsa elettorale.

 

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1 COOMENTO

  1. Come giustamente pensa Saviano, il Papa, letti i sondaggi, si è dimesso allo scopo di ricompattare i cattolici a favore di Casini.

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