Dopo il duello inerente il decreto sul diritto allo studio universitario, che ha portato al rinvio di due settimane del provvedimento con esplicita vittoria delle associazioni studentesche che da mesi lo contestano, si ripresenta per gli studenti il problema del voto fuorisede.

La questione della votazione per gli universitari fuorisede rimane un cruccio, irrisolto, che continua a riproporsi ad ogni tornata elettorale. Niente è stato fatto al riguardo dal Ministero dell’Interno in vista delle imminenti elezioni politiche. La stessa polemica si era levata anche in occasione non solo delle precedenti regionali e comunali, ha toccato altresì i referendum e le europee.

Non bastavano i 20 mila giovani che, seguendo i rispettivi studi all’estero, si sono visti costretti a rientrare per poter votare nelle città d’origine; adesso a questa cifra si deve aggiungere il cospicuo numero degli studenti fuori sede.


Stando ai dati del Ministero dell’istruzione, l’università italiana conterebbe oltre 800 mila persone che attualmente frequentano atenei esterni alle regioni di provenienza. Alla circoscritta categoria degli studenti si assomma quella dei lavoratori distaccati, coloro i quali hanno trovato impiego fuori dalla rispettiva città.

Nonostante i numeri, da soli, bastino a far riflettere sulla necessità oramai consolidata di dover approvare in via definitiva una normativa ad hoc che permetta un’affluenza al voto più agevole, restringendo ovviamente i costi di chi è obbligato a spostarsi con conseguente risparmio in termini di tempo e di efficienza, ad oggi l’esercizio del diritto di voto rimane ancora assoggettato al comune di residenza.

Il Ministero dell’Interno ha stipulato accordi con le maggiori società di trasporto per garantire a chi si sposta delle ovvie agevolazioni. Alitalia regala uno sconto del 40%, raggiungendo la soglia massima di 40 euro sul biglietto di andata e ritorno. Sulla stessa linea si sono posizionate Blu-express e Blue Panorama, attivando sempre un 40% di riduzione, fino a ad un massimo di 20 euro per tratta.

Lo sconto arriva poi al 60% (per le tratte regionali) e al 70% (per le tratte medio lunghe) sull’acquisto dei biglietti andata e ritorno su spostamenti via treno (anche Italo applica il 60% alla smart class) o via traghetto.  Tuttavia, le agevolazioni previste non consolano i fuorisede, prospettando uno scenario scoraggiante ed iniquo.

Non tutti i fuorisede, infatti, sono uguali. I residenti in Sardegna, ad esempio, che spesso non si limitano a prendere un semplice aereo o treno per raggiungere casa, venendo a dipendere la loro mobilità anche dal servizio dei pullman e da quello portuale, non possono fruire degli sconti aerei proposti da Alitalia. Nei loro confronti, l’accordo della continuità territoriale rimane fisso: esso presume che il costo standard del biglietto acquisito con Meridiana o Alitalia si blocchi alla cifra di 70 euro in ogni mese dell’anno.

Anche l’applicazione di tariffe scontate su un solo biglietto, suona per i sardi come una vera e propria farsa. Per questo motivo, alcuni studenti con residenza nell’isola hanno pensato, in segno di disapprovazione, di mettere in vendita i rispettivi certificati elettorali a 5 euro sul portale Ebay.

Le trascorse primarie del centrosinistra hanno dimostrato come sia possibile implementare un sistema di voto facilmente usufruibile da chi studia o lavora fuorisede, restringendone spese e scomodità. E’ bastato, difatti, identificare il votante fuorisede mediante un apposito modulo compilativo online, che è stato poi convogliato in un seggio appositamente riservato ai fuorisede. Ecco un modo semplice e poco dispendioso per accordare il legittimo esercizio di voto anche a chi vive lontano dalla propria residenza per ragioni di studio o di lavoro.

La proposta di legge del 6 dicembre scorso avanzata al Parlamento dal senatore Francesco Pardi dell’Idv, col beneplacito dell’esponente democratico Stefano Ceccanti e del comitato “Iovotofuorisede”, non ha trovato convalida; di conseguenza la proposta che definiva i termini per l’introduzione del voto anticipato è rimasta sospesa. L’importanza della norma sta nel fatto che, in caso di approvazione, gli studenti e i lavoratori fuorisede si vedrebbero riconosciuta la possibilità di esprimere il voto presso le prefetture di domicilio e sotto la responsabilità del prefetto. Niente di più facile. Cosa stiamo aspettando?Dopo il duello inerente il decreto sul diritto allo studio universitario che ha portato al rinvio di due settimane del provvedimento, con esplicita vittoria delle associazioni studentesche che da mesi lo contestano; si ripresenta per gli studenti il problema del voto fuorisede.

La questione della votazione per gli universitari fuorisede rimane un cruccio, irrisolto, che continua a riproporsi ad ogni tornata elettorale. Niente è stato fatto al riguardo dal Ministero dell’Interno in vista delle imminenti elezioni politiche. La stessa polemica si era levata anche in occasione non solo delle precedenti regionali e comunali, ha toccato altresì i referendum e le europee.

Non bastavano i 20 mila giovani che, seguendo i rispettivi studi all’estero, si sono visti costretti a rientrare per poter votare nelle città d’origine; adesso a questa cifra si deve aggiungere il cospicuo numero degli studenti fuori sede.

Stando ai dati del Ministero dell’istruzione, l’università italiana conterebbe oltre 800 mila persone che attualmente frequentano atenei esterni alle regioni di provenienza. Alla circoscritta categoria degli studenti si assomma quella dei lavoratori distaccati, coloro i quali hanno trovato impiego fuori dalla rispettiva città.

Nonostante i numeri, da soli, bastino a far riflettere sulla necessità oramai consolidata di dover approvare in via definitiva una normativa ad hoc che permetta un’affluenza al voto più agevole, restringendo ovviamente i costi di chi è obbligato a spostarsi con conseguente risparmio in termini di tempo e di efficienza, ad oggi l’esercizio del diritto di voto rimane ancora assoggettato al comune di residenza.

Il Ministero dell’Interno ha stipulato accordi con le maggiori società di trasporto per garantire a chi si sposta delle ovvie agevolazioni. Alitalia regala uno sconto del 40%, raggiungendo la soglia massima di 40 euro sul biglietto di andata e ritorno. Sulla stessa linea si sono posizionate Blu-express e Blue Panorama, attivando sempre un 40% di riduzione, fino a ad un massimo di 20 euro per tratta.

Lo sconto arriva poi al 60% (per le tratte regionali) e al 70% (per le tratte medio lunghe) sull’acquisto dei biglietti andata e ritorno su spostamenti via treno (anche Italo applica il 60% alla smart class) o via traghetto.  Tuttavia, le agevolazioni previste non consolano i fuorisede, prospettando uno scenario scoraggiante ed iniquo.

Non tutti i fuorisede, infatti, sono uguali. I residenti in Sardegna, ad esempio, che spesso non si limitano a prendere un semplice aereo o treno per raggiungere casa, venendo a dipendere la loro mobilità anche dal servizio dei pullman e da quello portuale, non possono fruire degli sconti aerei proposti da Alitalia. Nei loro confronti, l’accordo della continuità territoriale rimane fisso: esso presume che il costo standard del biglietto acquisito con Meridiana o Alitalia si blocchi alla cifra di 70 euro in ogni mese dell’anno.

Anche l’applicazione di tariffe scontate su un solo biglietto, suona per i sardi come una vera e propria farsa. Per questo motivo, alcuni studenti con residenza nell’isola hanno pensato, in segno di disapprovazione, di mettere in vendita i rispettivi certificati elettorali a 5 euro sul portale Ebay.

Le trascorse primarie del centrosinistra hanno dimostrato come sia possibile implementare un sistema di voto facilmente usufruibile da chi studia o lavora fuorisede, restringendone spese e scomodità. E’ bastato, difatti, identificare il votante fuorisede mediante un apposito modulo compilativo online, che è stato poi convogliato in un seggio appositamente riservato ai fuorisede. Ecco un modo semplice e poco dispendioso per accordare il legittimo esercizio di voto anche a chi vive lontano dalla propria residenza per ragioni di studio o di lavoro.

La proposta di legge del 6 dicembre scorso avanzata al Parlamento dal senatore Francesco Pardi dell’Idv, col beneplacito dell’esponente democratico Stefano Ceccanti e del comitato “Iovotofuorisede”, non ha trovato convalida; di conseguenza la proposta che definiva i termini per l’introduzione del voto anticipato è rimasta sospesa. L’importanza della norma sta nel fatto che, in caso di approvazione, gli studenti e i lavoratori fuorisede si vedrebbero riconosciuta la possibilità di esprimere il voto presso le prefetture di domicilio e sotto la responsabilità del prefetto. Niente di più facile. Cosa stiamo aspettando?


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2 COMMENTI

  1. in questo paese si va la referendum per chiedere di cambiare o modificare certi articolo della costituzione, dimenticando che i vari governi non sono essi stessi rispettosi della costituzione,.Vogiono cambiare ciò che neppure loro conoscono e ne sanno applicare quando altri gli evidenziano gli articoli fondanti.. Io sono sicuro che la maggior parte dei deputati e senatori neppure conosce gli articoli base della nostra costituzione, e anche di peggio neppure le strofe base del nostro inno nazionale, e stanno a scaldare poltrone e impuzzarle con i loro deretani. questa è l’Italoia che conosco io un doverno di corrotti sino al midollo, yn governo e membri che chiamarli membri mi pare la giusta definizione. Peccato questo era il paese dei grandi artisti poeti e pensatori, oggi, diventa difficile per una certa classe dominante, fargli dirigere le pulizie di un semplice locale delle stazioni ferroviarie. questa nazione e sul baratro della fine, dovuta ai politici, ma anche a un popolo non coeso, non unito, ma come un immenso branco di pecore sparpagliato nel deserto!!

  2. Invece di fare sconti viaggio,tratte inutili,oscenità varie,in questa Repubblica delle Banane non si potrebbe agire come già fanno in altre paesi “evoluti” (non è evoluzione,ma normalità,infatti l’Italia non è normale!) cioè poter votare senza che la “residenza” (altra storia italica) non sia d’obbligo? Un cittadino che non sia in sede (la residenza in altri paesi neppure esiste) dovrebbe poter andare a votare alla sede più vicino nel posto in cui si trova e con la propria scheda elettorale (che potrebbe benissimo essere unita ad una carta d’identità elettronica o a un codice fiscale) e poter votare sempre e comunque,anche perchè avendo con se i documenti sarebbe impossibile una doppia votazione perchè tutti i comuni italiani e gli uffici pubblici sono collegati,la dimostrazione è lampante quando uno del nord si trova al sud e ha bisogno di un medico,la ASL di zona subito si accorge che non è del posto perchè appare sullo schermo subito la residenza,tramite la tessera sanitaria e quindi procede con la domiciliazione (mi è accaduto)!Quindi non vedo perchè lo Stato delle Banane debba ancora una volta dimostrare (dopo che è 20 anni che oramai esiste il web) che l’Italia è un paese demenziale,sembra che la penisola italica sia masochista cioè voglia per forza apparire idiota!In questo modo,cioè come stà accadendo oggi,le elezioni sono per effetto non regolari,perchè tantissima gente e soprattutto la fascia giovanile e medio-giovane,non potranno votare (sono l’Italia futura),mentre voteranno più anziani perchè ovviamente a casa e non fuori “residenza”,cioè voterà ancora l’Italia del passato!
    In una nazione dove ci sono più anziani che nascite e dove gli stranieri sono oramai milioni,gli unici impossibilitati a non votare per una legge ridicola sono proprio quelli che dovrebbero cambiare il paese,così avremmo sempre gente di 90 anni che governa!

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