Quando il Pdl di Berlusconi levò la fiducia al Governo Tecnico la conseguenza immediata fu che vennero meno i numeri per poter governare, così si cercò di salvare il salvabile usando la legge di stabilità come una sorta di arca antidiluviana e il premier Monti rassegnò le dimissioni. Questo ha fatto si che si tentò di portare a termine i provvedimenti già a buon punto nell’iter burocratico e che proprio non potevano essere rinviati, sono stati proprio questi criteri che hanno fatto scampare alle province la loro cessazione a dispetto di quanto concordato dal governo.

Dunque dopo essersi difesi strenuamente dall’attacco della scure montiana, gli enti locali passano al contrattacco e trasformandosi quasi in una lobby finanziano spot radiofonici nei quali invitano gli elettori a votare chi programmerà il loro riavvio. Dando una rapida letta ai programmi è facile capire che questa sia una campagna rivolta proprio contro Monti che, nonostante la campagna elettorale, sull’argomento è rimasto della propria idea.

Da ieri, in radio, è possibile ascoltare due spot radiofonici commissionati dall’Unione province italiane, l’Upi, che avvertono il cittadino dell’importanza del contributo fornito dalle province nel recente periodo e quanto sia sbagliato ostacolarne l’azione da parte dello Stato che dovrebbe vedere in esse una risorsa. Il concetto, ovviamente, nello spot pubblicitario è un po’ più complesso di così, in osservanza delle migliori tecniche pubblicitarie, per non dire scaltro e allusivo.


Sapevate che i tagli nazionali ai bilanci delle province hanno ridotto del 66% gli investimenti locali?“, dice uno speaker che, subito dopo, chiede all’ascoltatore se sappia che le province avrebbero fondi per 2 miliardi, già pronti, da investire in scuole e  strade ma che non possono essere impiegati perché il governo centrale non lo permette mediante i patti di stabilità.

Arriva poi una terza domanda, quella conclusiva e alla quale è destinato anche il maggior appeal “sapevate che permettendo alle province di pagare le imprese che hanno lavorato per loro, si eviterebbe il fallimento di migliaia di imprese e la perdita del posto di lavoro di decine di migliaia di lavoratori?”. E il claim che segue è piuttosto chiaro “a chi si candida a guidare il nostro paese chiediamo di rilanciare lo sviluppo locale. Facciamo ripartire gli investimenti delle Province.  L’idea è quella di far passare il messaggio secondo cui lo sviluppo locale si rilancia mediante le opere pubbliche.

Il secondo spot gioca, invece, sull’arretratezza degli edifici scolastici italiani, “il 40% con oltre 100 anni”, sui quali le province, negli ultimi anni, hanno investito 9 miliardi senza attingere un centesimo dallo Stato e per i quali le medesime amministrazioni avrebbero già 2,55 miliardi garantiti per essere erogati. Difficile che tutti coloro che sono genitori restino indifferenti ad una promessa del genere, sembra che le province improvvisamente diventino le paladine dell’istruzione pubblica sicura.

La campagna elettorale è entrata nel vivo e anche le province sono scese in campo, i candidati premier sono avvisati.

 


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