Si complica il quadro sui tagli imposti dalla spending review, alimentando così forti dubbi su come potrà svolgersi il 2013 visto che anche i Tar regionali partecipano alla disputa in atto fra Governo e amministratori locali. Al centro della questione, al momento, ci sono i conti presentati nel 2012 alle Province, inseriti nel decreto redatto il 25 ottobre scorso dal Viminale sulla base delle regole stabilite nel Dl 95/2012.

Il Tar del Lazio ha ricevuto ben 27 richieste di contestazione da parte delle amministrazioni locali che sono ferme nell’intento di contestare i provvedimenti governativi, ma a rendere più complesso il tutto c’è il fatto che le decisioni dei giudici sembrano prendere vie differenti in base ai vari casi; recentemente il Tar ha concesso le sospensive a Napoli e Caserta (ordinanze 214 e 449 del 2013), anticipando in realtà una ragionevole previsione sull’esito favorevole del ricorso ma la stessa sospensiva è stata negata ad altre 3 amministrazioni.

Per il 14 febbraio, intanto, sono attese altre 10 decisioni, mentre per le restanti 12 si andrà direttamente al giudizio di merito; non solo ad accrescere l’attenzione sulla questione c’è il fatto che nel 2013 la revisione di spesa esige 3,45 miliardi dagli enti locali, di contro al miliardo richiesto nel 2012, dunque la possibilità che si apra un contenzioso generalizzato diventano sempre più reali.


Nei tribunali, al momento, si tratta solo in merito ai tagli alle Province del 2012, i quali sono realizzati con il parametro “automatico” che calcola l’entità della decurtazione attribuita a ciascun ente sulla base delle spese di funzionamento (“consumi intermedi”) registrate nel 2011 dall’Economia mediante il sistema Siope.

Il metodo, osservato dall‘articolo 16 del Dl 95/2012, è stato al centro di una forte contestazione da parte degli amministratori locali, dal momento che oltre alle spese di funzionamento include, di fatto, anche voci per servizi (trasporto e rifiuti ad esempio) e fondandosi sui flussi di cassa premia quegli enti che fanno meno pagamenti, indipendentemente dai costi reali scritti a bilancio. I Comuni, l’anno passato, per questi motivi avevano trovato insieme al Governo un metodo di distribuzione dei sacrifici più “raffinato”, e fondato anche sulle metodologie usate per calcolare i fabbisogni medi inseriti dal federalismo per selezionare il “prezzo giusto” di ciascuna attività dell’amministrazione.

Per il 2013, tuttavia, l’accordo è saltato, e la tagliola automatica partirà anche per i Comuni. A giustificare la sospensiva per le Province di Caserata e Napoli c’è proprio il fatto che in Campania le Province hanno avuto una competenza in più sui rifiuti, e quindi i “consumi intermedi” riscontrati dall’Economia comprendevano anche i costi di gestione del servizio che nella pratica sono incassati dai cittadini e girati alle società.

Se il giudizio di merito darà conferma  della “ragionevole previsione” ipotizzata dal Tar stesso, sarà necessario comprendere la ragione che salverà le Province campane; se a spiegare il blocco sarà la diversità di valori che le altre Province, che non gestiscono i rifiuti, la problematica potrebbe essere circoscritta, qualora invece venga contestata nella sua totalità la qualificazione di “consumi intermedi” per le spese nell’igiene ambientale l’effetto a cascata potrebbe essere clamoroso, in quanto la medesima situazione si riproduce in tutti i Comuni.

Rimane un dato paradossale; l’entità totale dei tagli è stabilita dalla legge, quindi lo “sconto” garantito ad un ente si dovrà convertire in un incremento dei tagli sulle amministrazioni che non beneficeranno del paracadute rappresentato dal Tar.


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