Ha il sapore di un cartellino giallo (o ancor più di un’ammonizione verbale, come direbbero i commentatori sportivi) il provvedimento (Delibera 70/13/CONS) con il quale l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha invitato tutti le emittenti radiotelevisive nazionali ad assicurare nell’attuale fase di campagna elettorale la presenza di tutte le coalizioni e di tutte le liste di candidati presentate in tanti ambiti territoriali da interessare almeno un quarto del totale degli elettori.

E cosa succederà se tale invito (che l’Agcom definisce “richiamo conformativo”) non dovesse essere accolto? L’Agcom vigilerà attentamente fino al 10 febbraio e poi, “in caso siano rilevati squilibri”, adotterà i conseguenti provvedimenti previsti dalla legge! Sorvegliati speciali in tale periodo saranno RAI, Sky e LA7, che nei giorni scorsi erano già stati oggetto di appositi “ordini” dell’Autorità all’immediato riequilibrio dell’informazione (nel caso, de La7, o meglio dell’editore Telecom Italia Media, era stata applicata anche una sanzione di 100.000 €).

Nella prima fase della campagna elettorale, ossia “dall’indizione dei comizi alla presentazione delle liste (24 dicembre – 20 gennaio” – sottolinea l’Agcom – “la parità di trattamento è stata valutata con riferimento al grado di rappresentanza parlamentare dei soggetti politici presenti nel Parlamento uscente, tenuto altresì conto, ai fini del diritto-dovere di cronaca e della completezza informativa, anche dei soggetti privi di rappresentanza parlamentare che hanno partecipato al dibattito politico in vista della costituzione delle liste”. Ma – aggiunge l’Autorità – “la situazione presenta alcune criticità nella seconda fase della campagna elettorale che vede una estrema frammentazione dei soggetti politici essendo state presentate tre coalizioni e ventinove liste, di cui dieci non collegate ad alcuna coalizione”.


Sin qui il plauso per l’intervento preventivo dell’Agcom sarà bipartisan……ma alcune premesse del provvedimento potrebbero destare polemiche (o almeno portare a differenti interpretazioni).

Secondo l’Autorità, infatti, il legislatore avrebbe espresso il suo “favor” verso la convergenza degli attori politici in coalizioni (schema che era alla base della legge n. 28/2000 all’epoca della sua emanazione), per cui “le coalizioni devono – di norma – fruire di un tempo proporzionalmente maggiore, mentre un tempo proporzionalmente inferiore spetta alle liste, fermo restando il diritto di ciascuna lista, collegata o meno ad una coalizione, di essere presente nei programmi di informazione per consentire un’equa rappresentazione di tutti i programmi elettorali e favorire la libera formazione delle opinioni degli elettori”. L’Autorità, quindi, sembrerebbe sostenere che le coalizioni (ad esempio il centrosinistra o il centrodestra) abbiano diritto ad un tempo di esposizione maggiore, non solo rispetto alle liste che compongono le coalizioni stesse, ma anche rispetto alla liste non coalizzate (ad esempio il Movimento Cinque Stelle)…….salvo poi affermare (apparentemente) che le coalizioni e le liste non coalizzate abbiano diritto allo stesso trattamento:

“il criterio della parità di trattamento […], va, pertanto, applicato a situazioni omologhe, avuto riguardo alle liste coalizzate, per le quali la valutazione del rispetto della parità di trattamento tiene conto del tempo fruito nel complesso dalla coalizione, e alle liste non coalizzate che godono di un tempo autonomo”;

• “ciò significa che le emittenti, nell’arco di ciascuna settimana, devono garantire nei telegiornali e nei notiziari trasmessi, alle coalizioni e alle liste parità di trattamento nel rispetto dei principi di obiettività, completezza, imparzialità ed equità”.

Insomma, smentite, precisazioni e polemiche potrebbero essere dietro l’angolo….

 


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