Sul fronte dei diritti delle coppie gay è stato compiuto ieri un ulteriore passo in avanti; questa volta (dopo la Francia) la notizia giunge direttamente dalla patria della “political correctness”: la Gran Bratagna. La House of Commons (Camera dei Comuni) di Londra ha, difatti, appena convalidato la legalizzazione delle nozze omosessuali, conferendo ai vari credi piena sovranità nello scegliere di concedere o viceversa rifiutare le celebrazioni nelle rispettive sedi religiose. Fino ad ora la legge consentiva soltanto le uninoni civili (civil partnership), garantendo agli omosessuali svariate tutele: dal mantenimento dei figli fino ai beni ereditati, passando per la pensione.  Da tempo, inoltre, la gran Bretagna si è pronunciata normativamente favorevole alla regolarizzazione delle unioni di fatto.

La proposta di legge, la quale prospetta l’autenticazione dei matrimoni gay a partire dal 2014, è stata accettata con un’ampia maggioranza,  400 voti favorevoli a fronte dei soli 175 contrari. Al fine di ottenere definitiva legittimazione, il provvedimento ora passa in mano alla House of Lords (Camera alta del Parlamento) la quale è chiamata a proferire sul tema il prossimo maggio, per poi ricomparire di fronte alla Camera bassa dei Comuni per il secondo voto.

La legge viene rivendicata con forza dal premier David Cameron. “Penso che sia giusto anche per i gay potersi sposare” – troneggia Cameron – “Si tratta di parità. Ma anche di rendere più forte la nostra società”. Secondo la Bbc circa metà dei rappresentanti del fronte conservatore (100 deputati) si sarebbe espressa in maniera avversa alla legge. Imprescindibile, dunque, pare essersi rivelato il sostegno degli esponenti laburisti e liberali. Nonostante ciò, la proposta legislativa ha raccolto il beneplacito anche di diversi conservatori, come testimonia la dichiarazione rilasciata al Daily Telegraph dall’attuale ministro delle Finanze, George Osborne, autorevole rappresentante tory. Persino William Hague, ministro degli Esteri, e Theresa May, ministro dell’Interno, hanno evidenziato l’importante valenza sociale e politica del provvedimento per l’intero Paese, confermando come la maggioranza dei britannici supporti il matrimonio tra gay.


La convinzione che le unioni religiose tra omosessuali costituiscano un valore aggiunto all’impianto laico e democratico dello Stato, dunque, rappresenta una certezza pressoché unilaterale in Gran Bretagna, dimostrando come l’allargamento del matrimonio ai gay possa costituire uno strumento utile a rafforzare, non soltanto, l’istituzione matrimoniale, ma anche e soprattutto la società civile nel suo complesso.

La normativa sulle unioni gay è un passo in avanti per tutta la nostra nazione conclude il premier britannico Cameron, intervenendo al dibattito alla Camera prima del voto. Aprire la società e le sue fondamenta verso simili valori di uguaglianza ed equità etico-sociale sta finalmente diventando un passo obbligato per tutti gli Stati democratici. Quando arriverà il nostro turno?


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