E’ giunto il momento che anche il Vaticano si apra alle coppie omosessuali e ne riconosca i legittimi diritti. Un piccolo passo avanti verso questa auspicabile direzione pare essersi compiuto. Nella giornata di ieri, in occasione della presentazione vaticana degli atti del Meeting internazionale sulla famiglia tenutosi a Milano lo scorso maggio, l’Arcivescovo monsignor Francesco Paglia ha sottolineato l’importanza civile e politica del riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto e omosessuali.

Attraverso le sue dichiarazioni, il tutore dell’istituto per la famiglia in Vaticano, fa intuire come anche la Chiesa debba porsi in una posizione di assenso nei confronti delle numerose e differenziate forme di convivenze non familiari, legittimando misure legislative nuove volte a definire più equamente la loro dimensione sociale e soprattutto economica.

Il rifiuto da parte della Chiesa cattolica sulle nozze gay non è un fatto religioso”, ribadisce Paglia, “è la Costituzione italiana, ed ancora prima il diritto romano, che hanno stabilito cosa sia un matrimonio”. Ciò nonostante questo fatto non implica -prosegue il presule- che non vadano legittimati i diritti dei gay e di tutte le coppie di fatto.


L’apertura sulla famiglia avanzata dal neo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia rimane, quindi, ancorata al versante patrimoniale, essendo le convivenze non matrimoniali al centro della necessaria attivazione di indicazioni che abbraccino appieno i diritti umani, considerati anche dalla Chiesa requisiti inviolabili per tutti i cittadini indiscriminatamente.

Bisogna inoltre cercare di limitare, precisa Paglia, le vessazioni subite dalle persone omosessuali. Il prelato condanna quei Paesi che ancora oggi nel mondo si ergono a caposaldo discriminatorio nei confronti delle persone gay, rendendo l’omosessualità un reato penalmente perseguibile.

Le reazioni a fronte delle “rivoluzionarie” dichiarazioni dell’alto prelato variano in termini di orientamenti e posizioni. C’è chi apprezza l’ammissione di aperto riconoscimento nei confronti dei diritti delle coppie omosessuali e di fatto: “Per la prima volta un Arcivescovo condanna i Paesi del mondo dove l’omosessualità è ancora un reato” evidenzia con soddisfazione il presidente di Gaynet , Franco Grillini. Di parere opposto, invece, si rivela Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, secondo il quale la proposta del riconoscimento dei diritti individuali per le coppie gay, all’interno del vasto quadro del diritto privato, costituisce una limitativa prospettiva che nulla di nuovo aggiunge alla presente condizione di assenza di diritto. Anche il presidente di Arcigay, Flavio Romani, conferma una prospettiva critica nei confronti dell’ennesimo rigetto ecclesiastico verso il matrimonio tra individui dello stesso sesso.

Sono, infatti, sempre più numerosi gli esempi di Paesi che si aprono normativamente alle unioni omosessuali; da ultima persino la vicina Francia ha recentemente varato tramite l’Assemblea Nazionale l’articolo che sancisce per tutti la libertà di sposarsi. Anche i deputati francesi, con larga maggioranza, si sono schierati a favore del progetto di legge sul matrimonio che sopprime l’esigenza della differenza tra i sessi quale requisito fondante il diritto al matrimonio, accrescendo in tal modo le fila degli Stati che, ad oggi,  supportano unanimemente la possibilità di scegliere con libertà il proprio partner.

L’Arcivescovo Francesco Paglia si è pronunciato favorevolmente anche sulla questione inerente il ripristino dei sacramenti per le coppie divorziate e risposate. Una simile posizione pare rispecchiare quanto già sancito dal Papa, il quale si è mostrato propenso alla possibilità di avvallare la nullità del matrimonio qualora venga a mancare la fede. Il ministro del Vaticano per la famiglia conferma la posizione del Papa al riguardo, sottolineando la necessità da parte della Curia di trovare una giusta soluzione ad un problema che tocca sempre più fedeli. Staremo a vedere.


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