Si sono ufficialmente avviate le procedure per l’apertura degli esuberi nella pubblica amministrazione. La scorsa settimana, il Ministero della Funzione Pubblica ha controfirmato i decreti che individuano le cifre esatte per ogni ente.

Come annunciato, i primi uffici sottoposti alla cura dimagrante del ministro Patroni Griffi saranno quelli di provenienza eminentemente centrale, con i Ministeri e l’Inps sotto lente particolare, a dividersi le fette maggiori di posti in eccesso.

Per quanto riguarda l’ente di previdenza, naturalmente, va sottolineato come i decreti appena emanati rispecchino la riorganizzazione dei vari Inpdap ed Enpals sotto l’unica sigla dell’Inps. Una procedura che, nell’ottica governativa, ha come scopo conclamato quello di uno snellimento profondo tra i ranghi del personale.


E i propositi, a quanto sembra, sono stati rispettati, dal momento che dei quasi 7800 esuberi, ben 3314 sono riservati al neonato super Inps che, dunque, pagherà il prezzo maggiore alla stretta imposta dall’esecutivo.

Ora che le eccedenze sono state individuate, cosa succederà negli enti oggetto del restyling di personale? Questo è ciò che si chiedono migliaia di dipendenti pubblici, ancora ignari del proprio destino occupazionale.

Cerchiamo allora di elencare le prossime tappe prima del taglio concreto ai posti ritenuti superflui. Il primo step in programma, dopo l’ok ai decreti, è il passaggio degli stessi in Corte dei conti.

La magistratura contabile, che ha già esaminato i caratteri economico-finanziari in capo ai provvedimenti, dovrà limitarsi alla registrazione dei provvedimenti emanati, un passaggio che, comunque, potrebbe richiedere più del previsto, basti pensare alla questione esodati.

Quindi, una volta che la Corte avrà esaurito il suo ruolo in materia di esuberi, partirà la scrematura vera e propria negli uffici amministrativi.

Innanzitutto, si cercherà di identificare quali e quanti lavoratori coinvolti nella riduzione di personale potranno usufruire del periodo di riposo in quanto ormai a pochi mesi dalla pensione. Necessario, per rientrare in questa categoria, maturare le caratteristiche minime per l’accesso alla previdenza entro fine 2013, con invio del primo assegno entro fine 2014.

Avranno quindi il via le cosiddette “mobilità pilotate”: il calendario tracciato dal Ministero fissa entro la fine del prossimo mese di marzo il termine per la definizione dei percorsi individuali. Quindi, altri due mesi – entro maggio – saranno concessi al fine di stipulare i cosiddetti contratti di solidarietà part time.

Tutti coloro che saranno esclusi da queste categorie, rientreranno, dunque, nel novero degli esuberi individuati dal Ministero, per i quali scatteranno le procedure già a suo tempo definite nel programma di revisione di spesa.

Nei primi passi della spending review, nello specifico, lì dove i decreti sono stati inseriti in origine, si era parlato di almeno due anni di mobilità volontaria all’80% dello stipendio. E così, per i “nominati” andrà a finire.

Esodati, il punto su decreti, Inps e domande: quanto manca alla pensione


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