Se sei nato in Argentina e non sei mai uscito da Buenos Aires, ma hai un trisavolo italiano, puoi votare. Se sei nato e cresciuto in Italia, ma il giorno delle elezioni per studio o lavoro sei all’estero, no”. Il paradosso è di Gabriele Marco Chiparo, uno dei 25.000 studenti italiani vincitori di una borsa di studio per il progetto Erasmus che, da tutte le università dell’Unione europea dove stanno portando avanti il loro percorso di studi, stanno portando avanti una battaglia per poter votare alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013  dall’estero per corrispondenza, senza dover tornare in Italia nei rispettivi collegi elettorali di appartenenza. Sono principalmente due gli ostacoli che rendono difficoltoso il loro ritorno per il tempo necessario ad esercitare in Italia il diritto di voto: l’eventuale concomitanza con le sessioni d’esame, da una parte, e la durata ed il costo del viaggio dall’altra. E così gli studenti chiedono di poter votare dalle ambasciate e dai consolati italiani dei Paesi Ue dove si trovano per arricchire il proprio percorso universitario con un periodo di permanenza all’estero.

Il tam tam, polemico ed ironico al tempo stesso, degli Erasmus italiani oltreconfine per poter esercitare il voto in condizioni più agevoli sembra comunque aver dato i suoi frutti. Sabato scorso era arrivata la chiusura ad una simile opzione del Ministro dell’interno Annamaria Cancellieri: “Tecnicamente è impossibile in quanto [per il voto dall’estero, n.d.r.] bisogna essere iscritti nelle liste elettorali dell’Aire e ciò non è previsto da chi è fuori da meno di un anno [i programmi Erasmus durano dai 3 ai 12 mesi, n.d.r.]. Ci vorrebbe una legge ad hoc che non è stata fatta. Ora è tardi”. Ma già oggi, dopo che le pressioni studentesche erano state fatte proprie dal Ministro dell’istruzione Francesco Profumo e dalla conferenza dei rettori (“Questi ragazzi rappresentano l’avanguardia intellettuale del nostro Paese e, al tempo stesso, la garanzia del nostro futuro”), e dopo una forte lettera-appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da parte di dodici di loro raccolti attorno alla Rete della Conoscenza (“Né Lei, né l’attuale Governo, né il Parlamento vi siete accorti che tutti gli studenti Erasmus saranno privati di uno dei diritti più importanti della loro vita: il diritto di voto”), alla fine qualche breccia sembra essersi aperta. Il Premier uscente Mario Monti ha chiesto di fare tutto il possibile per trovare una soluzione affinchè gli studenti all’estero per l’Erasmus possano votare lì dove sono a studiare. La stessa Commissione europea, tramite il portavoce Dennis Abbott, ha dato luce alla vicenda degli Erasmus italiani dichiarando che “gli studenti all’estero non dovrebbero essere svantaggiati e la loro mobilità non deve essere disincentivata. Gli studenti dovrebbero essere trattati esattamente come i soldati in missione e gli insegnanti all’estero”.

Sia il Ministro dell’interno Cancellieri che il collega Ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata sono al lavoro per trovare una soluzione soddisfacente, che potrebbe passare attraverso l’ampliamento della platea di soggetti cui, in base all’articolo 2 del d.l. n. 223/2012, è riconosciuta la possibilità di esercitare il diritto di voto tramite corrispondenza dalle sedi estere in cui sono dislocati: si tratta delle tre categorie dei militari/forze dell’ordine, dei pubblici dipendenti all’estero per ragioni di servizio e dei professori e ricercatori universitari. E lo stesso titolare della Farnesina Giulio Terzi sottolinea come “qualsiasi soluzione dovrà naturalmente tener conto dell’esigenza di assicurare parità di trattamentotra tutte le categorie di ‘temporanei’ egualmente interessate”.


La via che presumibilmente verrà presa dall’odierno Consiglio dei Ministri sarà quella di un decreto ad hoc, per equiparare la condizione degli Erasmus a quella di militari, pubblici dipendenti, professori e ricercatori all’estero. Rimarrebbe la stessa anche la rete da adoperare, cioè ambasciate e consolati, usata anche dagli Italiani all’estero iscritti alle liste dell’Aire. Si tratterebbe di aggiungere l’elenco dei ragazzi in Erasmus a quelle liste. Il Viminale dovrebbe trasmettere le schede elettorali dei 25.000 studenti all’estero ai funzionari di ambasciate e consolati dislocati nei Paesi dell’Unione europea. Una volta distribuiti gli elenchi elettorali nelle città dove si trovano gli studenti il più sarebbe fatto, assicurano gli esperti. I loro voti finirebbero nel computo degli Italiani all’estero iscritti all’Aire, così come quelli dei soggetti il cui diritto di voto è tutelato dal sopra citato articolo 2 del d.l. n. 223/2012.

Resta comunque da dimostrare la fattibilità delle operazioni elettorali. Il decreto ad hoc allo studio dipende molto da essa. Nella peggiore delle ipotesi, se il progetto dovesse saltare per mancanza di tempo, resta sul tavolo l’ipotesi già avanzata sabato scorso dal Ministro Cancellieri: uno sconto del 70% sui biglietti aerei per gli universitari Erasmus che rientreranno in Italia il 24 e 25 febbraio per partecipare alle elezioni. Alitalia avrebbe già dato la propria disponibilità ad effettuare tariffe agevolate. La sfida per arginare il preoccupante fenomeno dell’astensionismo passa, indubbiamente, anche attraverso questa battaglia degli Erasmus italiani per poter esercitare in condizioni di parità un diritto fondamentale– e costituzionalmente garantito – del cittadino, quale il diritto di voto.


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