Chiusa la consegna dei simboli elettorali, arrivata a quota 215 emblemi aspiranti a comparire sulle schede elettorali, è stata definita un’altra, e cruciale, partita in vista delle elezioni: quella degli schieramenti in campo e dei rispettivi candidati premier.

Di fronte a questi numeri esorbitanti, il panorama non poteva essere più caotico: alla faccia dello sbandierato bipolarismo, solo tra le due coalizioni maggiori si tocca quota 20 liste alleate tra Camera e Senato. Tra queste, alcuni marchi accorpano formazioni politiche o anche gruppi parlamentari, che hanno scelto di unire il proprio “peso” elettorale per superare la fatidica soglia di sbarramento.

Dunque, non ci sono soltanto i simboli irrituali come “Forza evasori”, i “Poeti d’azione” o “Io non voto” a certificare che la frammentazione è non solo un aspetto folkloristico della consultazione elettorale, ma uno stato di necessità per una politica in crisi che, tra premi regionali e slogan acchiappavoti, è pronta a invadere le schede con una pioggia di contrassegni, alcuni dei quali fino a ieri sconosciuti o quasi.


Andiamo, dunque, a scorrere in rassegna quelli che sono gli schieramenti principali, che si contenderanno grandissima parte delle preferenze e, di conseguenza, finiranno a occupare gli ambiti scranni in Parlamento. In quali proporzioni, naturalmente, saranno gli elettori, qui sì, a deciderlo.

Centrosinistra. La coalizione “Italia. Bene comune” è in testa ai sondaggi sin dalle primarie interne, che hanno incoronato Pier Luigi Bersani candidato presidente del Consiglio per un fronte che unisce Partito democratico; Sinistra, Ecologia e Libertà; Partito Socialista Italiano; Centro democratico – diritti e libertà; Moderati; Sud Tiroler Volkspartei e, solo al Senato, la Lista Crocetta – Il Megafono.

Centrodestra. Con Berlusconi protagonista assoluto della campagna elettorale, lo schieramento vincitore nel 2008 ha rialzato la testa e ora sogna una rimonta quasi impossibile fino a poche settimane fa. In realtà, rispetto all’ultima tornata sono rimasti i leader principali – non tutti, per la verità – ma i simboli che si sono presentati alleati nel riconoscere lo stesso Silvio Berlusconi in qualità di “capo della coalizione” e giura lui, non come candidato premier – a questo proposito è stato avanzato il nome del segretario Angelino Alfano – sono la cifra record, per le politiche 2013, di 9 partiti alla Camera e 14 al Senato. Su entrambe le schede si presenteranno Popolo della Libertà; Lega Nord con Tremonti; Grande Sud (alla Camera insieme al Movimento per le Autonomie); Fratelli d’Italia; Partito dei Pensionati; La Destra; Liberi da Equitalia; Intesa popolare; Moderati in Rivoluzione. A questi si aggiungono, solo per palazzo Madama, Lista del Popolo, Popolari Italia Domani; Movimento per le autonomie; Rinascimento Italiano; Basta tasse.

Centro. Forse a Mario Monti non piace semplificare il suo rassemblement come coalizione di centro, visto che sotto la sua figura si sono ritrovati fianco a fianco anche ex Pd o Pdl. Al di là della mera “geografia” politica, comunque, il fronte montiano è certamente meno composito dei competitor da ambo i lati. I contraenti, come noto, sono sempre gli stessi – Casini e Fini gli sponsor principali del professore – ma sulle due schede si presenteranno in due vesti differenti. Alla Camera, le liste accorpate saranno Scelta civica  con Monti per l’Italia; Udc; Futuro e Libertà. Al Senato, invece, questi soggetti confluiranno sotto la targa di Lista Monti per l’Italia.

Sinistra. Nonostante l’alterità del simbolo presentato, naturalmente, la “Rivoluzione civile” che ha in Antonio Ingroia il proprio concorrente per palazzo Chigi, non può che posizionarsi a sinistra di Pd e Sel. Nonostante sia alla Camera che al Senato sarà presente, sulla scheda, il simbolo unico della coalizione, sotto la bandiera dell’ex pm si sono infatti ritrovati Rifondazione comunista, Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Verdi, gli Arancioni di De Magistris e altre sigle dell’attivismo sociale e in difesa della Costituzione.

Da soli. Naturalmente, ci sono una miriade di partiti o liste che non hanno dichiarato accorpamenti con altri. Su tutti, si staglia il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo (capo coalizione ma non in corsa per il ruolo da premier), che ha promesso una performance elettorale da incorniciare, a tallonare le coalizioni maggiori. Quindi, sfideranno lo sbarramento al 4% “Fare – fermare il declino” di Oscar Giannino, o, ancora, la lista radicale “Amnistia giustizia e libertà” (Pannella alla guida). Strada in salita per gli altri movimenti come i Riformisti popolari di Stefania Craxi (e Luciano Moggi), “Io amo l’Italia” di Magdi Cristiano allam o l’Udeur riesumato di Clemente Mastella.


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