Sonora bocciatura per l’Italia e il suo traballante sistema carcerario: oggi la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha emanato una dura condanna nei confronti del nostro Paese, parlando apertamente di “trattamento inumano e degradante” in atto nei penitenziari italiani.

Il provvedimento della Corte europea, in realtà, si riferisce a 7 detenuti negli istituti di Busto Arsizio e Piacenza, che si vedranno risarciti i danni morali dallo Stato italiano per un totale di 100mila euro, più 1500 euro per ognuno dei sette reclusi coinvolti nel procedimento.

A provocare la sentenza di condanna da parte della Corte sovranazionale, l’evidenza riscontrata della violazione sistematica dei diritti dei carcerati nelle celle italiane. In particolare, il tribunale ha stigmatizzato lo spazio inumano in cui i carcerati si trovano a dover vivere, pari a circa 3 metri quadrati: nei casi esaminati, i sette detenuti erano rinchiusi in stanze di 9 metri, ma da condividere con altre due persone, senza acqua calda né, in alcuni casi, illuminazione.


Il problema su cui la Corte ha però voluto puntare l’indice è quello, annoso, del sovraffollamento carcerario, ben al di là dei singoli casi esaminati nella procedura poi chiusa con la condanna: sarebbero oltre 500 i ricorsi già presentati in aggiunta a quello appena accolto.

A questo proposito, oltre a invitare lo Stato italiano all’adempimento degli obblighi di condanna, la Corte suggerisce di trovare una soluzione definitiva alla questione della popolazione carceraria ben al di là della capienza massima.

Un dramma, sottolinea la Corte nella sua sentenza, che è tutt’altro che episodico, ma strutturale e sistematico, così come emerse già nel 2010 con la proclamazione dello stato d’emergenza a opera della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Anche allora, a muovere le acque dovette arrivare una sentenza analoga, con al centro un detenuto di Rebibbia.

Come rimedio, i giudici di Strasburgo suggeriscono nuovamente di puntare sulle pene alternative al carcere, così come era intenzione del Ministro Severino, che ha visto però decadere il disegno di legge proprio alle battute finali della legislatura.

A questo proposito, il Guardasigilli ancora in carica commenta la sentenza con parole amare: “C’era da aspettarselo. Sono profondamente avvilita ma purtroppo l’odierna condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo non mi stupisce”.

Difendendo il lavoro svolto nell’ultimo anno, soprattutto con il cosiddetto decreto Salva carceri, il ministro Severino invita a “lavorare sul piano edilizia carceraria, servono altre misure strutturali”.

Leggi il testo della sentenza della Corte europea dei diritti umani sulle carceri italiani

 Vai al comunicato stampa della sentenza


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