La vita si allunga e, parallelamente, la pensione si fa sempre più lontana. Almeno tre mesi in più di lavoro, per tutti, dal prossimo Capodanno. È l’effetto della cosiddetta “speranza di vita” che il prossimo 1° gennaio verrà ufficializzata per la prima volta, recando con sé l’adeguamento dei requisiti di tutte le pensioni secondo quanto stabilito nel d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 , meglio noto come manovra “Salva Italia”.

L’aspettativa di vita è un particolare indice che prevede, in maniera automatica, l’aggiornamento continuo dei requisiti per il pensionamento. Tale indice, in pratica, istituisce un legame tra l’accesso ai trattamenti pensionistici e la probabilità di vita e di morte (questa probabilità è appunto la “speranza di vita”) misurando, statisticamente, la probabilità che un uomo e una donna di 65 anni hanno di vivere ancora (e quanto a lungo). In caso di crescita della probabilità (se cioè aumentano gli anni ancora attesi di vita), parallelamente anche l’età di pensionamento si sposta in avanti nel tempo della stessa misura. In caso, invece, di abbassamento della speranza di vita, l’età di pensionamento resta stabile (non c’è analoga diminuzione).

La riforma delle pensioni ad opera del Ministro Elsa Fornero ha previsto, a partire dal 2012, la scomparsa delle pensioni di vecchiaia, di vecchiaia anticipata e di anzianità, raggruppate sotto due sole prestazioni: la “pensione di vecchiaia” e la “pensione anticipata”.


Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, come riformulata dal “Salva Italia”, bisogna distinguere se il lavoratore abbia maturato o meno dei contributi già versati alla data del 31 dicembre 1995 (spartiacque tra pensioni in regime “retributivo” e pensioni in regime “contributivo”). Se il requisito di età è, in entrambi i casi, lo stesso, la differenza riguarda i criteri per l’accredito contributivo e la condizione di raggiungere un importo “minimo”. C’è poi per tutti i lavoratori (sia quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, sia quelli che a questa data avevano già versato dei contributi) la possibilità di andare in pensione a 70 anni con un minimo di 5 anni di contributi. Sola condizione: deve trattarsi di contributi “da lavoro” (esclusi, dunque, i figurativi ed altri diversi contributi non derivanti da attività di lavoro).

Per quanto riguarda la nuova pensione anticipata, post riforma Fornero, anche in questo caso è necessario distinguere se il lavoratore ha o meno degli anni di contributi già versati al 31 dicembre 1995. Ci sono tre strade: una per i “vecchi” lavoratori (quelli con anni di contribuzione pagata al 31 dicembre 1995) e due per i “giovani” (senza contributi versati prima del 31 dicembre 1995).

Solo nel primo caso, quello dei lavoratori che hanno già contributi versati prima della data spartiacque, è all’azione un particolare meccanismo “punitivo” che colpisce chi va in pensione prima dei 62 anni di età, in questo modo: sulla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 2011 è applicata una riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo nell’accesso alla pensione rispetto all’età di 62 anni. La percentuale annua di riduzione sale al 2% per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto ai 60 anni. Nel caso in cui l’età di pensionamento sia una frazione, la riduzione percentuale è commisurata proporzionalmente al numero di mesi lavorati. La riduzione si applica sulla quota di pensione calcolata con il sistema retributivo (dunque, ante 31 dicembre 1995). La penalizzazione non trova applicazione ai soggetti che maturano il requisito contributivo entro il 31 dicembre 2017, ma solo nel caso in cui l’anzianità contributiva derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro (inclusi i periodi di astensione obbligatoria per maternità, obblighi di leva, infortunio, malattia e C.I.G. ordinaria).

Per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, come si diceva, sono disponibili due strade per l’accesso alla pensione anticipata nel 2013:

1) Requisito unico contributivo, pari a 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne.

2) Doppio requisito (sia per gli uomini che per le donne): 63 anni e 3 mesi di età e 20 anni di contributi.

Seguono due tabelle relative ai requisiti pensionistici nel tempo, suddivisi per le diverse categorie di lavoratori, e agli incrementi correlati alla “speranza di vita”.

Requisiti nel tempo

Soggetti lavoratori

Requisito di età

Decorrenza (1) (2)

Dipendenti donne del settore privato

62 anni

Anno 2012

62 anni e 3 mesi

Anno 2013

63 anni e nove mesi

Dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015

65 anni e 7 mesi

Dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017

66 anni e 7 mesi

Dal 1° gennaio 2018

Dipendenti pubblici, uomini e donne

Tutti 66 anni

Anno 2012

Tutti 66 anni e 3 mesi

Dal 1° gennaio 2013

Lavoratrici autonome (donne)

63 anni e 6 mesi

Anno 2012

63 anni e 9 mesi

Anno 2013

64 anni e 9 mesi

Dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015

66 anni e 1 mese

Dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017

66 anni e 7 mesi

Dal 1° gennaio 2018

Lavoratori autonomi e dipendenti (uomini)

66 anni

Anno 2012

66 anni e 3 mesi

Dal 1° gennaio 2013

Clausola età minima

Tutti i lavoratori

Dal 1° gennaio 2021 l’età di pensionamento non può risultare inferiore a 67 anni

Condizioni comuni a tutti i lavoratori

Requisito contributivo minimo

20 anni

Importo pensione

Non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale, per chi per chi non ha alcun contributo versato entro il 31 dicembre 1995. Tale condizione è esclusa per chi va in pensione all’età di almeno 70 anni e con 5 anni almeno di contribuzione

(1) Si tiene conto dell’ulteriore adeguamento di tre mesi alla “speranza di vita” a partire dal 1° gennaio 2013.

(2) Restano fermi gli ulteriori adeguamenti alla “speranza di vita” (anno 2016, anno 2019, anno 2021 e così via).

 

Anno

Incrementi aspettativa di vita

Incremento complessivo

2013

3 mesi

3 mesi

2014

3 mesi

3 mesi

2015

3 mesi

3 mesi

2016

4 mesi

7 mesi

2017

4 mesi

7 mesi

2018

4 mesi

7 mesi

2019

4 mesi

11 mesi

2020

4 mesi

11 mesi

 


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10 COMMENTI

  1. Ho recentemente appreso che l’INPS ha innalzato , motuproprio, la speranza di vita per gli anni l’anno 2019/2020 di 1 mese, portando il requisito per l’accesso alla pensione anticipata a 43 anni e 3 mesi (in precedenza 43 anni e 2 mesi), pur in assenza del decreto del Mef, che sarà emesso nel 2016.
    Desidererei sapere in base a quale normativa ha agito l’INPS e se lo slittamento di 1 mese applicato può essere impugnato civilmente
    Nell’attesa porgo cordiali saluti.
    Tel. 079/212466
    Bruno,rubattu@Alice.it

  2. Incentivare le pensioni private con rendita che termina al compimento dei 65 anni e un vitalizio dello stato per tutti uguale a partire da 65 anni.

  3. Per ottenere la pensione supplementare nella gestione separata al 01.01.2012
    per le donne bisognava avere 63 anni + 6mesi.
    Per me significava poter presentare la domanda di pensione a dicembre 2013.

    Dal 01.01.2013 si è stabilito un incremento di 3 mesi per aumento aspettativa di vita.
    Ciò ha comportato che da tale data in realtà necessitano 63 anni + 9 mesi.

    Di fatto facendo slittare di tre mesi in avanti la possibilità di pensione ha come conseguenza che dal 01.01.2014 non bastano più 63 anni + 9 mesi ma bensì
    servono alla sottoscritta 64 anni e 6 mesi e quindi in realtà si è di fatto spostato in avanti di BEN di UN ANNO la possibilità di fare domanda.

    L’incremento di 3 mesi legata all’aspettativa di vita dovrebbe rimanere fermo per 3 anni.
    Ma allora perchè avendo introdotto l’aumento dei requisiti legati all’ età a partire dal 01.01.2012 hanno di fatto proceduto alla modifica ulteriore dopo solo UN ANNO ??
    Senza tenere conto che di fatto questo aumento di 3 mesi penalizza in maniera
    eccessiva coloro che avevano già maturato il diritto al momento della legge.

    Personalmente ritengo la riforma Fornero una ENORME BEFFA per i lavoratori (tranne che per i poltici che mantengono ben saldi i loro privilegi e per coloro che godono tutt’ora delle BABY PENSIONI o per le centinaia di migiaia di PREPENSIONATI con magari solo 25 anni di contributi delle FFSS o altri enti statali o parastatali)

    Io potrò ottenere la pensione supplementare che ammonterà ad una miseria perchè
    con coefficiente di trasformazione che si aggira sul 5% dopo aver totalizzato ben 46 anni di lavoro, di cui 8 nella gestione separata.

    Se si tratta di fare sacrifici li faremmo più volentieri se ci fosse più equità nel distribuirli tra tutti. Invece, purtroppo, ci sono evidentemente lavoratori di serie A
    e lavoratori di serie B. I lavoratori del settore privato ed i lavoratori autonomi fanno parte purtroppo da sempre della seconda categoria pur lavorando e rischiando di più e venendo pagati di meno.

  4. Dopo aver lavorato per 38 anni e versato tutti i contributi pagato tasse prima durante e dopo il lavoro, sono andata in mobilità il 1 gennaio del 2010 con scadenza al 31 dicembre 2013, dovevo andare in pensione con l’ etòà anagrafica il 1 aprile 2014 ma grazie alla sig.a Fornero, e slittata di sette mesi,poi con sorpresa grazie al sig. Tremonti slitta di altri 3, quindi la pensione è prevista per il 1/2/2015, vorrei dire a questi signori che ragionano sulla pelle dei lavoratori, ma per quei tre mesi che vivo in più chi mi da lo stipendio!!!!!!!!!!
    E poi dicono che non mettono le mani in tasca agli Italiani.

  5. ma una persona di 60 anni che e disoccupato e non trova lavoro e dovrebbe aspettare fino a 66 annx andare impensione di vecchiaia questa persona come dovra fare x vivere e arrivare a leta di pensione di vecchiaia.e poi dove sta scritto una persona quanti anni deve vivere.io non sono un laureato ma ragiono x via di logica .io penso che clinicamente la vita si e allungata ma l’èvidensa la vediamo che si muore in eta molto giovane con le malatti da stres ,o altre malatie che non sto ad elencare perchè tutti li conosciamo.io penso che una persona sensa sostenimento economico e già una persona morta .io credo che il governo dovrebbe prendere atto di tutto questo,e cercare di salvaguardare di queste persone che anno gia dato

  6. Mi chiedo: l’aspettativa di vita ai fini pensionistici è calcolata su tutta la popolazione o solo sulla popolazione che effettivamente lavora ?
    Mi pare che l’aspettativa di vita degli operai sia attualmente di 62 anni!
    Le statistiche, usate in mala fede rischiano di essere un grosso inganno.

    Eppoi perchè, posto un limite di partenza al di sotto del quale non si possa scendere, non si dovrebbe poter abbassare l’età del pensionamento con lo stesso criterio col quale lo si innalza?
    Concordo con il sig. Gragnaniello: è una riforma ingiusta, vile ed immorale.

  7. 40 anni di contributi per tutti sono piu’ che sufficienti ,

    ma per tutti anche per i politici.

  8. Buongiorno volevo chiederVi : nel 2024 l’eta’ pensionabile di vecchiaia rimane a 67anni o aumenta ancora ? E se maturo i requisiti della pensione anticipata nel 2024 mi vengono decurtati tre anni sulla pensione (sempre che la pensione di vecchiaia rimanga a 67 anni)?
    Grazie e Cordiali saluti Complimenti per il sito costruito egregiamente compresi i contenuti

  9. Avendo allungato l’ età pensionabile di anni , per un’ epistemiologia economica discutibile ma chiara , riallungare poi di ulteriori 3 mesi (dopo avere dal ministro tacciato di bizantinismo la finestra mobile di Azzollini) per “adeguamento alle aumentate aspettative di vita” (mentre Balduzzi profetizza un’ uscita prossima massiva di fatto dal SSN , causa declino Welfare) è una cosa tanto parva , sul piano del riscontro di cassa, quanto vile e ipocrita sul piano morale.

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