Il ddl cartelle pazze, dopo varie peripezie burocratiche accadute presso la commissione finanze del senato, è stato incorporato nella legge di stabilità che approda oggi in aula al Senato. Il ddl prevede il blocco alle cartelle di pagamento sbagliate su istanza del contribuente, la pretesa inoltre sarà annullata di diritto una volta trascorsi 220 giorni dalla richiesta senza che l’ente creditore o l’agente della riscossione si sia attivato per la risoluzione del problema.

Volge a favore del fisco la procedura di incasso dei mini – ruoli: Equitalia dovrà avvertire il debitore mediante posta ordinaria  con un sollecito di pagamento e da lì partiranno 120 giorni di stop automatico con le “ganasce”. Ad oggi la sospensione concerne le somme fino a 2 mila euro, per le quali è necessario un doppio preavviso postale a distanza di almeno sei mesi uno dall’altra.

Giuliano Barbolini (Pd), primo firmatario del subemendamento che ha immesso il ddl in un emendamento dei relatori al testo della legge di bilancio, si è detto soddisfatto, “un ottimo risultato”, ha spiegato l’onorevole che ha proseguito “a differenza che sulla delega fiscale, stavolta gli sforzi compiuti in commissione sono stati valorizzati. D’altra parte c’era un ampi consenso su questo provvedimento”.


Il ddl, giunto a questo punto, non ha più una propria autonomia ma si muove in contiguità con la legge di stabilità che l’ha inglobato così come altri provvedimenti recentemente infilati quasi innaturalmente in quello che è diventato l’ultimo treno utile per far approvare gli ultimi provvedimenti di questa discussa legislatura. Nella giornata di ieri, ad ogni modo, è saltata la convocazione della seduta deliberante della commissione finanze di Palazzo Madama che avrebbe dovuto concordare l’ok al ddl senza farlo passare per l’aula.

Va specificato che l’emendamento di Barbolini è redatto in ossequio al testo messo a punto in commissione e non accoglie, dunque, la modifica del ministero della giustizia che avrebbe permesso all’ente creditore di emettere di nuovo la cartella  (però corretta) successivamente all’annullamento di quella “pazza“, entro il termine di prescrizione.  Questo ritocco aveva suscitato non poche polemiche visto che i senatori l’avvertivano come una vera e propria imposizione, tanto che in un primo tempo aveva fatto saltare la sede deliberante.

Qui il testo dell’emendamento


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