Rosario Crocetta lo aveva assicurato alla fine della campagna elettorale: “Cambierò la Sicilia ed eliminerò gli sprechi”. E il primo provvedimento pare andare proprio in questa direzione, dal momento che è già stato ribattezzata la legge “anti-parentopoli”, per l’incompatibilità degli incarichi politici e delle concessioni pubbliche tra parenti.

Il nuovo rimedio anticasta firmato dalla giunta Crocetta si rivolge a una pluralità di enti, in modo da evitare i nepotismi ai vari livelli istituzionali o delle società partecipate.

Il presidente della Sicilia ha riconosciuto che in questo provvedimento, approvato martedì in tarda serata, si racchiude lo spirito della nuova assemblea regionale.


Un taglio netto con il passato che ha portato la Regione sull’orlo del deficit finanziario, ingrossando a dismisura le file dei dipendenti a un punto tale da trovare, tra gli uffici e gli enti affiliati, più lavoratori che nello stesso governo inglese.

Quello appena presentato è un testo di legge che si rivolge, innanzitutto alle cariche elettive, al “poltronificio” familiare che aveva preso troppo  piede nel costume della Regione siciliana, almeno a parere della nuova giunta e di gran parte del corpo elettorale.

Questo il nucleo della legge anti-parentopoli proposta da Crocetta: “E’ incompatibile con la carica di deputato regionale chi ha ascendenti o discendenti, ovvero parenti o affini fino al secondo grado, che ha in essere con l’amministrazione regionale contratti di appalti o concessioni di lavori, forniture o servizi, oppure che goda di contributi, sussidi o garanzie a qualsiasi titolo da parte della Regione, fatti salvi contributi, sussidi o garanzie che discendano da leggi di tutela della persona e della famiglia”.

E non è tutto, dato che anche le attribuzioni di appalti e prestazioni lavorative vengono direttamente prese di mira da rimedio anticasta varato in Sicilia: “L’incompatibilità opera anche nel caso in cui l’ascendente o il discendente, ovvero il parente o affine fino al secondo grado, ricopra all’interno della società o ente privato che ha in essere con l’amministrazione regionale contratti di appalti o concessioni di lavori. La causa di incompatibilità opera anche in relazione al socio occulto”.

In questo modo, anche l’appena formato organo di governo limita il proprio raggio d’azione nella parte in cui la nuova legge prevede il “divieto all’amministrazione regionale di affidare appalti, concessioni di lavori, forniture di beni e servizi o stipulare convenzioni, o erogare contributi, sussidi o garanzie a qualsiasi titolo, fatti salvi contributi, sussidi o garanzie che discendono da leggi di tutela della persona e della famiglia in favore di ascendenti o discendenti ovvero parenti o affini fino al secondo grado, di deputati regionali, di componenti della giunta regionale o di dirigenti generali dell’amministrazione regionale“.

Allo stesso modo, la giunta medesima è oltremodo inibita dall’assegnazione di contributi, appalti, sussidi a enti o società “in cui gli ascendenti o discendenti di deputati regionali, componenti della giunta regionale o di amministratori, ricoprano la carica di rappresentanti legali, amministratori o dirigenti”.

Secondo Crocetta questa legge è il “manifesto della nuova Ars” ed è solo il primo passo di una linea dura contro i casi di sprechi e benefit troppo accentuati posti in essere dall’ente regionale siciliano nel recente passato.

Ora, la legge passerà al vaglio dell’assemblea regionale e, lì, molto probabilmente, inizierà la vera battaglia, interna ed esterna alla maggioranza, con chi si metterà di traverso alla norma “anti-parentopoli”. Proprio dal Pd, il principale partito di maggioranza che supporta Crocetta, si sono alzate le prime voci di dissenso.

Intanto, da resoconti locali sembra che molti elettori – anche di altri candidati – siano piacevolmente sorpresi dal piglio con cui il neopresidente ha dato seguito ai proclami pre e post elettorali.


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