Doveva essere un ballottaggio, ossia la lotta fra due candidati divisi da pochi voti, è stato un plebiscito che ha sancito un solo vincitore, Pier Luigi Bersani, e lo ha fatto in modo talmente evidente che un quarto d’ora dopo l’inizio dello spoglio, Matteo Renzi, lo sconfitto, aveva già alzato bandiera bianca su twitter con un laconico “era giusto provarci, è stato bello farlo insieme. Grazie di cuore a tutti”. Doveva essere il voto che avrebbe segnato la rinascita di Renzi, il miracoloso recupero, l’insperata rimonta e invece è stata una vittoria assoluta del segretario del Pd.

Bersani ha stravinto perché dove si era affermato Renzi nel primo turno ha sovvertito il pronostico e si è preso praticamente tutta l’Italia, l’unica regione in cui va sotto è quella Toscana così indissolubilmente legata a Renzi viste le sue origini e le cariche ricoperte. Il segretario del Pd si riprende anche le regioni “tradizionalmente rosse”, fiore all’occhiello e speranza di Renzi di sovvertire il risultato del primo turno, il sindaco di Firenze, infatti, ha sempre risposto alle critiche di chi diceva che non era di sinistra con la sua affermazione nei territori rossi , eppure non è bastato.

Non fosse stato sufficiente già tutto questo è arrivato poi il voto del sud a distruggere completamente i sogni di gloria di Renzi, che difficilmente arriva al 30%, Bersani in regioni come Calabria, Basilicata, Puglia e Sardegna si attesta ben oltre il 70%, dunque una vittoria senza condizioni che lancia la candidatura a premier di Bersani, e lo fa in modo talmente convincente da indicarlo anche come grande favorito delle elezioni politiche della prossima primavera.


Il dato dell’affluenza al voto nel ballottaggio ha fatto registrare una sensibile flessione, si parla anche di 750.000 elettori in meno, ma ciò nonostante le primarie rilanciano il Pd nei sondaggi oltre il 30%, dopo anni che non accadeva, hanno generato una attenzione mediatica che ha fatto si che il centrosinistra godesse di un vantaggio assoluto su qualunque avversario politico, Grillo compreso.

Renzi, in questa ottica, si rimette alla volontà del partito e di contribuire, nella misura in cui il vincitore vorrà, ad alimentare i consensi nazionali del Pd, però non è ancora chiaro quale sarà il futuro del sindaco di Firenze, che resta un uomo della sinistra ma che con la sua campagna elettorale e le critiche che si è attirato ha generato due modelli di centrosinistra, ed è lui stesso ad averlo ammesso durante la conferenza stampa di ringraziamento “abbiamo offerto un altro modello del centrosinistra, abbiamo raccontato due idee diverse di Italia. Abbiamo perso, io ho perso”.

Ora sarà necessario vedere se queste due anime del Pd possono convivere e, anzi, alimentarsi in un’ottica di rinnovamento e incrementare il consenso del partito oppure genereranno la solita spaccatura che da troppo tempo contraddistingue la sinistra italiana. Lo scopriremo presto, legge elettorale permettendo.


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