Quando la Corte dei conti applicherà la registrazione, il maxi – rimborso ai dirigenti pubblici e ai magistrati sarà un dato di fatto e non più una ipotesi. Dunque buone notizie per coloro che si erano visti decurtare la busta paga dal decreto n.78 del maggio 2010, quello che introdusse, fra l’altro, il famigerato “prelievo di solidarietà” del 5% e del 10% per la parte di stipendio eccedente i 90 mila o i 150 mila euro annui.

Questo provvedimento è stato sospeso dalla Corte costituzionale l’11 ottobre scorso (sentenza 223/2012) ma adesso è stato superato con un Dpcm, un decreto del presidente del consiglio firmato da Mario Monti e dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli il 30 ottobre. Il testo è al momento ancora al vaglio dei magistrati contabili e stabilisce la restituzione degli arretrati e il contemporaneo taglio lineare su varie missioni di spesa dei ministeri per garantire la copertura.

In pratica, è stata messa in atto la “clausola di salvaguardia” che era stata apposta nel decreto varato dal vecchio Governo per far fronte all’ ipotesi che si realizzassero risparmi inferiori al previsto con i tagli delle buste paga. Una ipotesi che si è verificata con effetto totale proprio grazie alla sentenza della Corte costituzionale di un mese fa.


La corresponsione degli arretrati, c’è scritto nel Dpmc, accadrà in due momenti: tre quarti dell’importo sarà reso entro il 2012 e la parte restante, un quarto, nel 2013. L’operazione costa 190 milioni l’anno per il 2012, 2013 e 2014, 60 milioni per il 2015 e 30 per il 2016. Il rimborso non riguarda solamente il taglio dei trattamenti economici maggiori dei 90 mila euro, ma concerne anche gli adeguamenti automatici degli stipendi dei magistrati e il taglio dell’indennità giudiziaria. Sono due voci, queste appena citate, che infliggono gli oneri maggiori al rimborso totale, dal momento che il solo “prelievo di solidarietà” costava 25 milioni l’anno dal 2011 in avanti.

La sentenza della Corte riguarda 13.554 dipendenti statali e 12.918 non statali. La bocciatura della Consulta è giunta in seguito all’ alzata di scudi di un pugno di magistrati agguerriti. Quasi 1.300 magistrati si sono rivolti ai Tar determinando una serie di ricorsi da numerose parti della penisola. In tutto sono arrivate a 15 le ordinanze con remissione al giudizio della Corte costituzionale giunte tra lo scorso anno e i primi mesi del 2012. La Corte ha ritenuto di dover respingere i tagli perché violavano gli articoli 3 e 53 della Carta.

Quindi, poiché il Governo non ha mai allargato il “prelievo di solidarietà” anche ai privati, la misura mantenuta in vigore solo per i pubblici si è dimostrata chiaramente incostituzionale. Questo ha scaturito il maxi – rimborso, che sarà coperto con nuovi tagli lineari alle spese rimodulabili dei ministeri, mentre per le altre amministrazioni gli oneri finanziari rimangono a carico dei rispettivi bilanci.

L’onere del provvedimento correttivo, evidenzia la Relazione tecnica, ha un effetto reale pari a circa il 50% della spesa totale delle amministrazioni se stabilito in termini di “indebitamento netto”, dal momento che riguarda il costo del personale.


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1 COOMENTO

  1. UN PUGNO DI STATALI
    Beh, 1300 magistrati più che un pugno sono un esercito. Ma non è questo il punto: nell’articolo si dice che l’incostituzionalità dipende dal fatto che il prelievo forzoso non è stato esteso ai privati. Domanda: allora chi sono i 12.918 non statali citati nell’articolo ? Sono forse dipendenti di Enti Pubblici diversi dallo Stato !? Lo stesso principio sarà valido per le vincite al Superenalotto dove addirittura il Direttore dei Monopoli ha messo una sua tassa sulle vincite escludendo altri giochi ? Comunque, con il taglio delle missioni ministeriali il Governo porterà a casa si o no qualche migliaio di euro perché le missioni sono già state tagliate e ritagliate… come le auto blu che sono state costrette tre volte a cambiare colore.
    Deughis

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