Il 25 novembre è il giorno delle primarie, è il giorno in cui l’elettorato di sinistra si ritroverà ai seggi per scegliere il candidato premier alle future elezioni di primavera, in questo viaggio all’interno del centro sinistra italiano abbiamo già preso in considerazione i programmi elettorali di Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani, ora analizziamo invece i punti attorno al quale si sviluppa quello di Bruno Tabacci.  Vediamo dunque qui di seguito le principali affinità, ma soprattutto differenze con gli altri candidati leader della sinistra italiana che a breve saprà chi sarà il suo “leader maximo”.

Quello che si intuisce immediatamente ad un primo approccio con il sito internet di Tabacci è questa voglia di concretezza, non solo lo slogan “Tabacci Italia Concreta”, ma già dalla grafica asciutta e dall’impostazione ordinata si evince come la concretezza sia l’obiettivo politico principale di questo candidato. Come i programmi degli altri candidati alle primarie anche quello di Tabacci tratta tematiche generali, sostanzialmente idee, visioni, un vero e proprio modo di pensare da poter applicare allo scenario politico italiano per determinare il rilancio del Paese.

L’idea politica dell’ex Udc è che il Pd sia una coalizione che “si candida come alternativa morale e politica al lungo periodo berlusconiano“. E’ nitida la rottura con un passato ritenuto causa degli attuali problemi italiani che solo la politica emergenziale di Monti sta sistemando progressivamente. Dunque l’obiettivo primario è quello di “creare le condizioni politiche più favorevoli, pur in un contesto sociale gravemente deteriorato”.


Chiaramente per attuare questo obiettivo è necessario recuperare la credibilità sia sul piano europeo che internazionale, Tabacci ritiene che il Governo Monti abbia fatto un lavoro fondamentale per questo obiettivo ed è consapevole che l’Italia ha bisogno di essere perfettamente calata nel contesto europeo se vuol svolgere un ruolo importante sul piano internazionale infatti afferma “se per l’Europa non scatterà un vero federalismo, conteremo sempre meno di Paesi come Stati Uniti, Brasile, Russia, India, Cina. Senza un’Europa federale, senza un vero stare insieme, saremo destinati a soccombere. Siamo dei deboli che si considerano dei forti”.

La centralità e la forza dell’Europa passano per una governance comune, bisogna che finalmente la federazione di stati diventi un corpo politico unico che come tale si muova all’unisono e nella stessa direzione soprattutto, una direzione di crescita se no la moneta unica, l’euro, non rimane altro che “una sorta di “giocattolo”, una moneta virtuale. I mercati ne fiutano la debolezza e lo attaccano”.

La moneta unica rimanda immediatamente all’economia, un capitolo fondamentale per Tabacci “solo una grande politica può rimettere sotto controllo le disinvolture della finanza, che ha consentito a gran parte dell’Occidente di vivere e consumare nell’ultimo ventennio al di sopra delle proprie possibilità”. Dunque trasparenza, controllo degli sperperi e ancora una volta concretezza che si traduce in “politiche sociali ed economiche incentrate sulla difesa dei più deboli e sulla promozione di un sistema di pari opportunità”.

Perché si possa mettere in atto la tutela dei più deboli prospettata è necessario “che il merito diventi la bussola di una competizione positiva sul terreno della responsabilità e che ogni cittadino sia chiamato a corrispondere ai doveri fiscali in relazione al proprio patrimonio con fermezza e severità. Così come è necessario procedere ad una piena liberalizzazione dei settori economici, dei mercati e delle professioni nell’interesse del cittadino consumatore, avendo l’attenzione di incidere su di un sistema di potere assai consolidato che alimenta e incoraggia i costi perversi della politica, attraverso una riforma profonda dei servizi pubblici locali”.

Tabacci ha proposte “concrete” anche nell’ambito fiscale “il sommerso in Italia vale il 30% del PIL. In Olanda il 5%. Questo è il più grave problema dell’italia”. Per appianare questo dislivello gli obiettivi politici principali da realizzare una volta raggiunta la carica di premier sono ridurre il numero di parlamentari, abolire le province, accorpare le regioni, togliere i privilegi alle regioni a statuto speciale e ridurre il numero delle società nate dalle ex municipalizzate mediante soppressioni e accorpamenti. A questa politica di tagli corrisponderebbe contestualmente un alleggerimento delle aliquote per allargare la base imponibile e ridurre naturalmente il sommerso.

Ultimi punti, ma non in ordine di importanza sono l’istruzione, la sanità e la giustizia. Per Tabacci la scuola deve tornare ad essere degli studenti e smettere di essere una prerogativa dei professori, così come la sanità che deve mettere al centro il malato e non il medico e la giustizia deve tornare ad essere in funzione dei cittadini e non essere puro appannaggio di avvocati e magistrati. “Il benessere – conclude il candidato premier – deve essere legato al lavoro e non alla furbizia, gli affari non si possono condurre senza regole e senza un’etica profonda, i diritti camminano sulle gambe dei doveri e la politica senza principi è un pragmatismo senza speranza”.

 

 


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