Barack Obama resta alla Casa Bianca. Niente riconteggi, né contestazioni. Il presidente degli Stati Uniti è stato confermato alla guida della maggior potenza mondiale per altri quattro anni, sconfiggendo il candidato repubblicano Mitt Romney.

La vittoria è arrivata alle prime luci dell’alba italiane e, anche se non presenta le proporzioni del 2008, è comunque una conferma che le riforme innovative di Obama possono colpire nel segno anche in una nazione tradizionalmente conservatrice come l’America.

La nottata era cominciata nel segno dell’incertezza, con i più attesi Stati chiave, come Florida, Ohio e Virginia, segnalati come “too close to call”: tradotto, percentuali troppo ravvicinate per dare un vincitore certo.


Le proiezioni di 49% per Obama e 49% sia in Florida che in Virginia lasciavano presagire una nottata al fotofinish, mentre in Ohio, stranamente, la situazione è apparsa più chiara fin dalle prime battute, con Obama saldamente in vantaggio di vari punti percentuali e Romney che ha tentato una rimonta ormai impossibile nella seconda parte dello scrutinio.

Forse, a spiegare l’affermazione in Ohio, i sondaggi positivi sul piano salvataggio auto varato dall’amministrazione Obama, lì dove l’industria automobilistica è radicata sia nell’economia che, di riflesso, nel tessuto sociale.

Lo stesso Mitt Romney aveva scritto un editoriale sul New York Times, trattando proprio delle difficoltà del mercato dell’auto e puntando il dito contro i rimedi proposti dal presidente.

Stavolta, non è risultata determinate la sempre oscillante Florida, che dodici anni fa tenne in ostaggio l’America e vide, infine, affermarsi George W. Bush per soli 537 voti sul democratico Al Gore.

Barack Obama, ora, vede comunque ridursi il suo consenso tra gli americani, che nel 2008 lo elessero, come ha scritto Massimo Gramellini, con il cuore, ossia mettendo la croce su una ventata di speranza e una promessa di cambiamento, in una fase di recessione mondiale e di crisi finanziaria.

Non è un caso, infatti, se il voto popolare è stato con Mitt Romney, così come accaduto già in passato nelle elezioni più combattute: a premiare la corsa di Obama è stata una strategia elettorale ancora una volta ben pianificata, che ha saputo battere sugli Stati decisivi per raggiungere quota 270 elettori.

Una campagna, che, invece, non ha visto il presidente rieletto esprimersi al meglio, con le difficoltà palesi nel primo dibattito e i danni limitati nei confronti successivi.

Confermata la maggioranza, per entrambi i candidati, nelle storiche roccaforti, con poche, ma significative, oscillazioni rispetto a quattro anni fa. L’Indiana, ad esempio, che nel 2008 si colorò di blu, cioè democratica, nelle presenti consultazioni è tornata al rosso tradizionale, che in America significa “repubblicano”.

Già a metà giornata, il presidente si era detto sicuro di “avere i voti per vincere”. Dall’altro lato del ring, il rivale Romney non ostentava troppa scaramanzia nel confermare di avere già pronto il discorso della vittoria. A Chicago si festeggiano “four more years”, ma sembra di essere tornati a quattro anni fa.

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1 COOMENTO

  1. […] Scenario simile quello che emerge dal voto popolare: Romney è stato in testa tutta la notte, per vedersi sorpassato da Obama proprio a due passi dal traguardo. Magra consolazione, comunque, per il candidato sconfitto, che comunque non avrebbe raggiunto il numero minimo dei grandi elettori necessari per garantirsi l’elezione… […]

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