Sarà uno dei provvedimenti più discussi e, conseguentemente, più ostacolati di questo governo tecnico; il riordino delle province. Se il decreto legge è in rampa di lancio e a novembre verrà discusso nel primo consiglio dei ministri, è anche vero che praticamente quasi tutte le Regioni sono alla ricerca di escamotage per aggirare i vincoli fissati dal Governo, 2.500 kmq di estensione e 300 mila abitanti almeno. Entro la giornata odierna la quindici amministrazioni regionali a statuto ordinario devono mandare a Palazzo Chigi le proposte di riorganizzazione del loro territorio, a quel punto sarà l’Esecutivo che deciderà come disegnare la “nuova Italia”.

La situazione, tuttavia, è molto più complicata di così, le ipotesi ventilate dalle Regioni sono, infatti, fondate sull’ idea precisa di aggirare i criteri stabiliti dal Governo, solo Emilia Romagna e Liguria hanno redatto una proposta in ottemperanza alle indicazioni dell’Esecutivo. La maggior parte delle amministrazioni si è riservata la libertà di decidere all’ ultimo momento, tra oggi e domani, anche se la prospettiva che si delinea sembra ormai chiara; salvare il salvabile mediante le deroghe. Oltre la metà delle regioni invierà una proposta che non rispetta le regole e che punta all’ ottenimento di deroghe e concessioni.

La regione che ha fatto maggior richiesta di deroghe è la Lombardia, già l’ipotesi iniziale proposta dal Cal prevedeva 3 eccezioni, Monza – Brianza, Sondrio e Mantova, tuttavia la giunta, grazie ad una delibera che verrà notificata oggi, chiederà di lasciare inalterato l’assetto odierno. Questa tesi verrà sostenuta da 8 deroghe fissate per mantenere in vita le province in questione al di la dei parametri stabiliti dal governo, in tutto questo si attende, naturalmente, l’esito del ricorso formulato dalla regione Lombardia presso la Corte Costituzionale, anche se rischia di essere una attesa vana visto che, per il momento, le amministrazioni si sono sempre trovate “sconfitte” davanti al Tar.


Qualche giorno fa, infatti, il tribunale amministrativo del Lazio ha bocciato la richiesta di sospensiva, proposta dalle province di Rovigo e Treviso, della delibera mediante la quale il Governo ha decretato i criteri del riordino provinciale.

Fra le regioni più “ostinate” nell’ opporsi al riordino c’è il Veneto che, secondo la legge, dovrebbe perdere 4 province, Rovigo, Belluno, Padova e Treviso ma, di fatto, ha deciso di lasciare invariati gli attuali confini rimettendo la questione nelle mani del Governo che si trova così varie gatte da pelare. Discorso simile vale per il Lazio dove anche la presidente Polverini ha deciso di impugnare davanti alla Consulta la norma che impone il riordino e, per coerenza, non presenterà proposte alternative di riassetto anche se la strada pare obbligata, due grandi province frutto della fusione di Viterbo e Rieti da una parte e Latina e Frosinone dall’altra, e una città metropolitana Roma.

Confusa e incerta anche la situazione in Toscana, qui le amministrazioni da sopprimere erano addirittura 9; il Cal però è riuscito a stilare due ipotesi che prevedono rispettivamente, quattro o cinque province oltre Firenze. Il progetto, come tutti gli altri, è rinviato alla decisione che il Consiglio assumerà oggi.

Sono pervenute al Governo anche proposte più complesse e quanto meno fantasiose, la Basilicata propone, come tutti, di lasciare le cose come stanno o, eventualmente, di creare una provincia unica di “Lucania” con  con Matera capoluogo di provincia e Potenza capoluogo di regione. Le Marche sperano di salvare Macerata a cui mancano solo poche migliaia di abitanti per rientrare nel parametro della popolazione, discorso identico per Terni che chiedeva la deroga per poter incorporare alcuni comuni di Perugia che le consentirebbero di salvarsi dal taglio.


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