Quello dei magistrati fuori ruolo è senza dubbio uno dei capitoli più controversi del ddl anticorruzione, che allarga evidentemente le ricadute del provvedimento al di là dei meri fenomeni di malversazione di denaro o funzioni pubbliche.

L’inserimento di questa norma nel corpo finale del ddl, infatti, era stato oggetto di più di una critica da parte degli addetti ai lavori. Alcuni di loro, non a caso, erano arrivati a chiedersi: “Ma che c’azzecca una norma sui fuori ruolo con un disegno di legge finalizzato a prevenire i fenomeni corruttivi?”.

E invece, nell’ottica del ministro della Giustizia Paola Severino, il tema è pertinente, eccome. Al punto che, in sede di stesura, era stato proprio il Guardasigilli in persona a mettere a punto una serie di emendamenti quasi fuori tempo massimo, uno dei quali conteneva proprio una stretta sui permessi “dorati” che le toghe strappano per ricoprire incarichi di prestigio istituzionale, esterni ai palazzi di giustizia.


Una stretta, quella proposta dal ministro, che ha posto in forte rischio il via libera al disegno di legge. Le ultime novità per i magistrati fuori ruolo sono state inserite nel corpo del maxiemendamento, poi trasformato nell’articolo 1 del ddl. Nello specifico, sono i commi dal 66 al 74 a toccare la regolamentazione di queste attività “eterodosse”, 

Ora, con l’approvazione – con tanto di trentanovesima fiducia incassata dal governo Monti – del ddl anticorruzione, queste norme si avviano all’entrata in vigore, allo scopo di regolare una volta per tutte un costume ancora molto diffuso, e poco regolamentato, tra i magistrati.

Con le misure inserite nella nuova legge in contrasto alla corruzione, dunque, viene sancito l’obbligo per tutti i giudici con funzioni apicali o semi-apicali – siano essi ordinari o amministrativi – di dichiararsi a tutti gli effetti “fuori ruolo”.

Al governo è stata poi affidata una delega straordinaria per legiferare su tutte le rimanenti fattispecie, indicando tempi e limiti di copertura degli incarichi.

La durata massima delle funzioni extra Tribunale viene fissata in 10 anni, dopodiché il pm “in aspettativa” di lusso avrà tempo fino a sei mesi per rientrare nelle sue mansioni proprie. Limato a cinque anni, invece, l’intervallo entro il quale si può consecutivamente ricoprire un singolo incarico.

Il termine temporale viene stabilito come perentorio per chi svolge incarichi di supporto, a partire dall’entrata in vigore della legge, ora passata alla Camera; per tutti i ruoli attualmente in corso, invece, resterà vigente la scadenza naturale.

Dalla norma, beninteso, sono state escluse tutte le toghe che ricoprono incarichi di tipo elettivo, siano essi al cospetto di organi costituzionali o internazionali.

Sono stimati in 219 unità i magistrati che attualmente sono impegnati presso Csm, Ministeri, ambasciate, palazzo Chigi e Quirinale. Alcuni di loro, svolgono mansioni che vanno dall’assistente di studio, al “vice segretario generale”, o ancora al “magistrato di collegamento”.

Tra questi, spiccano alcuni pm dalle parentele illustri, come Augusta Iannini, moglie del giornalista di Bruno Vespa, mentre altri, magari meno noti, riescono a svolgere finanche il doppio lavoro.

Per questi, nell’ultima versione del ddl anticorruzione è stato inserito un limite di sei mesi per scegliere quale ricoprire in maniera esclusiva.

 

Leggi il testo approvato al senato del ddl anticorruzione


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2 COMMENTI

  1. […] anche per questo nel ddl anticorruzione non sono state inserite solo misure sui magistrati fuori ruolo o, ancora, le premesse per la futura legge sull’ineleggibilità dei condannati in via […]

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