Le cronache riportano come il maggiordomo del Pontefice, Paolo Gabriele, sia stato condannato con sentenza ad una pena che, con le attenuanti, comporta 18 mesi di reclusione.

Ora, l’art. 23, comma 1, del Trattato Lateranense (legge 27 maggio 1929 n. 810), prevede che l’esecuzione delle sentenze emessa dai tribunali vaticani avvenga in Italia. A sua volta, l’art. 1, comma 1, lett. b) del decreto legge 22 dicembre 2011 n. 211, convertito nella legge 17 febbraio 2012 n. 9 prevede che le pene detentive non superiori a 18 mesi siano eseguite presso l’abitazione del condannato. Ne consegue che, se Paolo Gabriele abitasse in Italia, sconterebbe i 18 mesi agli arresti domiciliari.

Che l’applicazione delle attenuanti non sia stata esente da considerazioni attorno a queste norme e a questi aspetti temporali? Se infatti Gabriele abitasse in Vaticano (circostanza che non rileva neppure verificare), non potrebbe neppure esservi l’applicazione della norma sull’esecuzione delle sentenze vaticane in Italia …


Per altro, si parla di possibile grazia: ipotesi che, concretizzandosi, supererebbe anche la questione delle modalità di esecuzione.

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteFree Software in public administration: not only principles for the French Government!
Articolo successivoIl decreto sviluppo bis e l’ambiente

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here