Sarà un autunno lungo quello che attende gli elettori del centrosinistra e il partito del Pd, il clima intorno alle primarie si sta scaldando sempre di più e, nonostante la sinistra sia in crescita e avanti nei sondaggi, queste liti in stile condomini troppo facinorosi rischiano di generare pericolosi ritorni di fiamma in un elettorato incerto che vuole tagliare con le brutture della politica passata, litigiosità della sinistra compresa. L’elemento nuovo del Pd è senza ombra di dubbio “il rottamatore”, attuale sindaco di Firenze, Matteo Renzi; la sua candidatura ha sparigliato le carte e i leader più “attempati” del partito hanno cercato di correre ai ripari, si cambia dunque, ecco uno statuto nuovo di zecca per le primarie 2012.

Sabato prossimo, infatti, il PD si riunirà nella propria assemblea nazionale e discuterà il nuovo regolamento da applicare alle primarie; l’esigenza è quella di poter avere trasparenza e controllo sull’elettorato e non esporre il fianco a controffensive politiche degli avversari, quindi sostanzialmente cosa cambierà, rispetto a quelle precedenti, nelle primarie 2012 è già noto, deve solo essere approvato. Le regole messe appunto per la selezione del candidato premier da parte del partito sono state messe appunto; ci sarà il doppio turno e contestualmente l’albo degli elettori, chi vorrà votare quindi dovrà ritirare un certificato elettorale il giorno prima del voto, o anche la mattina stessa, in ogni comune sarà aperto un ufficio elettorale per iscriversi al suddetto albo.

Le restrizioni per l’elettorato non sono terminate qui, infatti, solo chi avrà votato al primo turno avrà facoltà di votare anche una seconda volta, nell’ottica del partito questo rende l’elettorato sovrano nel ballottaggio, che sarà lo step obbligato per cui il futuro candidato premier del centro sinistra dovrà passare chiunque esso sia. Le primarie, strutturate in questo modo, diventano per la prima volta una vera e propria manovra politica, in quanto votare significa dare il proprio sostegno al Pd; una scelta palesemente ricollocabile in un contesto di campagna elettorale “anticipato” ed “intestino”.


Detto delle regole riguardanti l’elettorato analizziamo i criteri di eleggibilità per ciascun candidato Premier, per presentare la propria candidatura è necessario raccogliere tra le 70 e 80 firme nell’assemblea nazionale e il 3% degli iscritti del Pd sul territorio nazionale. Questa voglia di “cambiamento” ha sorpreso il cambiamento principale di questo centro sinistra, Matteo Renzi; il sindaco di Firenze, infatti, ha esternato tutto il suo disappunto per il cambiamento dello statuto delle primarie, consolidato ed efficace secondo lui. “Sabato prossimo ci sarà un’assemblea nazionale del Pd per decidere le regole delle primarie” – ha detto Renzi – “Non capisco perché non vadano bene le regole del passato, quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani. Sono le stesse identiche regole che hanno visto la vittoria di Pisapia e di Vendola a livello locale, per dire. Pare che desiderino cambiarle”.

Il candidato più giovane del Pd alla presidenza del Consiglio, e probabilmente anche il più temuto dai suoi “compagni”, è sceso poi nel dettaglio dei cambiamenti “mi pare un errore inserire il ballottaggio (alle primarie chi arriva primo vince. Non e’ che dopo aver vinto, poi, c’e’ la gara di ritorno) – obietta Renzi -. Mi pare un errore grave immaginare un ballottaggio in cui possa votare solo chi ha votato al primo turno (e se la prima domenica ti ammali?). Mi pare un errore cercare di restringere la partecipazione: in tutto il mondo la sinistra allarga il campo della partecipazione e la destra restringe (si pensi alle controversie americane tra i sostenitori di Obama e quelli di Romney). Pero’ io non faccio parte dell’assemblea nazionale del Pd e non voglio dare motivi di ulteriore divisione’’.

Agli sbuffi di Renzi sono giunti però segnali distensivi, in primis quelli di Bersani che ha rassicurato come tutto verrà svolto nella massima trasparenza e linearità ma c’è chi, come Nico Stumpo, responsabile dell’organizzazione del Pd, ha usato parole più decise asserendo che “Renzi chiede con insistenza perché si devono cambiare le regole. Vorrei fargli notare sommessamente che sabato riuniamo l’Assemblea nazionale del Pd per cambiare la regola dello statuto in modo da consentirgli di candidarsi alle primarie”.

Gli fa eco Stefano Fassina che, intervistato da Repubblica, ha detto “dovrebbe sentirsi tutelato” ed ha specificato come l’albo per gli elettori sia ” una precisazione, perché abbiamo una lunga esperienza di primarie e ci sono stati i casi di Napoli, di Palermo, di Lecce, e cioè il rischio di inquinamento. Vogliamo solo precisare regole di garanzia”. La corsa è cominciata e il termometro sale, la febbre non c’è ancora, ma dopo l’assemblea è evidente che ci saranno nuovi, roventi, sviluppi.

 


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4 COMMENTI

  1. […] Ieri c’era aria di rottura, o di conflitto se preferite, le dichiarazioni di Bersani, che aveva affermato che nell’assemblea nazionale di domani si sarebbero   discusse le nuove regole mediante le quali gestire le primarie del Partito Democratico, non erano piaciute a Matteo Renzi, sindaco di Firenze  e suo avversario, che si era lamentato di questa decisione improvvisa. L’alterco è durato però solo qualche ora, in serata infatti si è registrato il dietrofront di Renzi che si è assestato su posizioni più accomodanti ed ha dato il suo assenso al doppio turno e all’albo degli iscritti. […]

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