Agenzia delle Entrate chiede il sostegno degli italiani. E lo fa tramite il suo numero uno Attilio Befera, ormai per gli italiani “lo sceriffo di Nottingham”, che, in una fase critica per tutti i contribuenti e per l’immagine dell’ente riscossore, chiede supporto alla popolazione. E lo fa, proprio mentre sono in partenza il contestato redditometro e la nuova ricetta anti-evasione, l‘anagrafe dei conti correnti.

Il termometro del tenore di vita, come noto, finirà per fare i “conti in tasca” in particolare agli autonomi, per mezzo di oltre 100 voci da cui dovrebbe scovare nuove condizioni di tassazione tra gli italiani dal tenore di vita un po’ troppo alto. Il secondo, invece, è uno strumento ancor più sottile dal punto di vista legislativo, che infatti nasce in concerto con il Garante della Privacy.

Grazie al monitoraggio dei movimenti bancari, l’Agenzia potrebbe avere accesso ai conti di quei cittadini ritenuti passibili di evasione fiscale. Un incubo, per molti contribuenti, che dal primo gennaio potrebbe diventare realtà: gli istituti bancari inizieranno a girare al cervellone dell’Agenzia tutti i dati sui conti correnti degli italiani. A quel punto, se sorgeranno sospetti, il fisco avrà facoltà di svolgere tutte le verifiche del caso.


L’evasione, insieme alla corruzione, resta una grande piaga nazionale”, sentenzia il numero uno dell’Agenzia, mentre le ultime stime calcolano in 260 miliardi i tributi non corrisposti da parte degli italiani. Praticamente, un quinto del Pil o, se vogliamo, poco meno di un decimo del debito pubblico.

Intanto, però, negli ultimi mesi la tensione verso l’Agenzia delle Entrate è salita alle stelle, complice una pressione fiscale prossima al 45%. Minacce, sequestri di persona, intimidazioni: nell’era Monti, il rigore tributario ha prodotto anche questo, un odio viscerale contro chi, facendo il proprio lavoro, rappresenta il volto più severo dello Stato in materia di tassazione.

Eppure, Befera ha di che essere soddisfatto: negli ultimi mesi, le mediazioni concluse positivamente con i soggetti insolventi sono state più della metà dei casi aperti. Nei primi otto mesi del 2012 il recupero da evasione fiscale ha oltrepassato quota 7 miliardi di euro, e continua a crescere, fino a poter sfiorare, da qui al 31 dicembre, i 13 miliardi.

Previsioni, forse, troppo ottimistiche, che comunque continuerebbero il trend positivo dopo i 12,7 miliardi dello scorso anno. I dati contrastanti, a oggi, riguardano invece il gettito: 4,7% in più in ottica generale, ma 1,5% in meno sul fronte Iva, la cui evasione generale supera ormai il 30%. Un macigno, sulle casse statali.

Ecco perché Befera invoca una sollevazione popolare e istituzionale affinché queste cifre tornino entro regimi tollerabili da un Paese economicamente avanzato, ma in stato di difficoltà. “L’amministrazione finanziaria va resa illuminata”, auspica il direttore. Se il redditometro e l’anagrafe dei conti correnti saranno gli strumenti adatti, lo staremo a vedere.

Intanto, ai malumori dei contribuenti si sono alternate le sortite della Guardia di Finanza nei luoghi simbolo del lusso italiano, da Cortina ai negozi in riva all’Arno nel centro di Firenze: “L’evidenza empirica dimostra che funzionano”, sostiene Befera, che cita l’aumento nelle emissioni di scontrini da parte di artigiani e commercianti. Dunque, la linea dura paga, almeno per adesso, finché gli italiani pagheranno.

 


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