Comincia a prendere forma il nuovo assetto delle Province italiane dopo il taglio definito dal governo nel provvedimento della spending review. Oggi, alle ore 12, il Consiglio delle Autonomie Locali delle regione Emilia-Romagna ha dato l’ok al progetto di accorpamento delle province romagnole. E’ uno dei primi via libera in Italia, mentre i Tribunali amministrativi stanno tuttora esaminando i ricorsi di chi assieme proprio non ci vuole stare.

A ufficializzare l’ok alla Provincia romagnola, il sindaco di Forlì, Roberto Balzani, direttamente sul suo profilo di Facebook, dove ha commentato la notizia esultando “Nasce la Provincia di Romagna”. Il primo cittadino, infatti, è uno dei più accaniti sostenitori dell’accorpamento tra gli enti provinciali del territorio romagnolo sin dagli albori della nuova ondata di tagli alla spesa pubblica.

Fu proprio lui a proporre per primo, già in tempi risalenti alla sua vittoria elettorale del 2009, la soluzione di unire sotto un unico cappello i territori di Rimini, Ravenna, Forlì e Cesena. Una proposta che, dopo diverse resistenze, ha incontrato placet crescenti, anche dalla sponda opposta dell’arco politico.


Da quest’estate, poi, con i nuovi criteri di esistenza degli enti provinciali, che hanno allargato il bacino delle Province a 350mila abitanti e su una superficie territoriale non inferiore a 2500 chilometri quadrati, è apparso chiaro a tutti che, proprio per ril territorio romagnolo, non ci fosse altra soluzione che quella di procedre al già ribattezzato “Provincione“.

Intanto, sono in svolgimento altre audizioni in tutto il Paese, ai quali i convitati si sono recati con animi contrastanti, sia di buon grado, come per la Romagna, oppure come in Liguria, con le titubanze di Savona e Imperia e in Toscana, con gli acerrimi nemici Pisa e Livorno che stanno per vedere realizzato il peggiore incubo della convivenza.

Eppure, a due mesi di distanza dall’approvazione del taglio di 64 Province e in corrispondenza degli scandali emersi in diverse Regioni d’Italia, restano forti perplessità sul beneficio che questo accorpamento potrà portare.

A questo proposito, eminenti professori e costituzionalisti si stanno continuando a confrontare, su tutte le criticità che stanno emergendo, via via che le procedure per gli ardui acccorpamenti vengono svolte. Su Leggioggi.it, il dibattito ha visto in prima linea Luigi Olivieri, Carlo Rapicavoli e Pietro Ciarlo, concordi nell’osteggiare il provvedimento.

Eppure, diverse voci dubbiose sulfatto che l’accorpamento degli enti non costituisca la panacea dei conti pubblici, sono arrivate anche dal mondo della politica, con la contrarietà manifestata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dal candidato alle primarie del Pd Matteo Renzi.

Restano interrogativi sui dipendenti, sulla legittimità costituzionale della norma, fioccano inviti alle deroghe e l’italiano ricorso a una robusta dose di campanilismo. Se accorpare le Province non solo potrebbe essere impresa difficile, a conti fatti e alla luce dei recenti fatti di cronaca, potrebbe anche non servire, per lo meno, non nella forma in cui è stato proposto.

 


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