Giovedì, 4 ottobre, il Governo approverà un decreto – taglia spese, saranno coinvolti regioni, province, comuni e tutti gli enti collegati. Le voci che saranno maggiormente soggette ai tagli saranno indennità, rimborsi, benefit, contributi pubblici ai gruppi è possibile, tuttavia, che nel dossier sui tagli sia contenuta una menzione che potrebbe anche puntare a diminuire il numero di consiglieri e assessori.

Nonostante le prime indiscrezioni ancora non è possibile prevedere quali provvedimenti saranno ritenuti urgenti, certamente il decreto legge darà una stretta a quegli elementi che hanno una cogenza finanziaria, gli emolumenti, la riduzione di giunte e consigli sarebbe invece più complicata da gestire e normare.

Per mettere in atto questo disegno si potrebbe rispolverare un pacchetto di misure progettato da Tremonti ma mai attuato, per cui non accadrebbe che un richiamo alla legge per le amministrazioni pubbliche. Altra situazione è invece la questione riguardante le regioni a statuto speciale: è necessario fissare dei limiti di spesa perché rientrino nel d.l. Le regioni, dal canto loro, tranquillizzano l’Esecutivo garantendo lealtà; se il decreto attuasse le cinque proposte fatte nei giorni scorsi non ci sarebbero ricorsi, anche se ce ne fosse la possibilità.


Qualora il Governo volesse di più e puntasse ad aumentare il raggio d’azione, con ogni probabilità, se ne parlerebbe, cioè si avrebbe un incontro prima che il d.l. vada al varo in C.d.M. La strada intrapresa dal Governo pare essere quella giusta, infatti anche i partiti hanno dato il loro avvallo all’austerity della manovra “si facciano i tagli in pochi giorni” è l’augurio di Bersani che però mira dichiaratamente a riformare tutte le autonomie. Quanto sta succedendo oggi “dimostra – è la tesi anche del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini – che bisogna essere molto cauti prima di scassare lo Stato centrale per buttarsi verso un federalismo degli sprechi”.

Il segretario del Pdl Angelino Alfano è dell’idea che probabilmente i tagli non riguarderanno solo le regioni ma scenderanno verticalmente alle province e agli enti locali, infatti ammette “credo che gli enti non virtuosi le cui funzioni possono essere sostituite da altri debbano essere chiusi”. Aumentare i controlli, renderli “più stringenti” è una necessità, evidenzia d’altro canto il Ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri. Allo stesso tempo, sottolinea però in linea con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, non bisogna cedere alle generalizzazioni. Il vero problema dell’Italia, chiosa il vicepresidente del Csm Michele Vietti, è che “ci sono troppe persone che vivono solo di politica”.

“Bisogna premiare le amministrazioni virtuose, commissariare sul serio quelle che non lo sono per rimetterle a posto. È necessario ripensare e organizzare meglio il federalismo, perché federalismo vuol dire anche evitare cose come quelle che si leggono e si vedono in questi giorni”. Così ha risposto il Ministro Passera a una domanda sull’accusa di un non intervento del Governo riguardo agli scandali che interessano le regioni agli Stati generali della Lega a Torino.

“Certamente la nostra è una riforma a metà, molte regole non sono state fissate”, ha aggiunto Passera. “I controlli non sono adeguati e i meccanismi di certificazione sui bilanci non sono ancora diventatI regola. Puntare su un federalismo più funzionante vuol dire anche a rispondere questi problemi. Il Governo – si è impegnato – farà quello che deve fare. La politica e i partiti devono fare la loro parte e organizzare meglio il federalismo”.

Stessa opinione per il Ministro della giustizia, Paola Severino, che dal palco di un convegno organizzato a Courmayeur sui temi della corruzione e dell’antiriciclaggio ha commentato le notizie riguardanti l’utilizzo dei fondi dei consigli regionali così “La gravità dei fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti induce ad alcune riflessioni e anche ad un rafforzamento dell’apparato di prevenzione e di sanzione. Quanto sta emergendo dai consigli regionali ci dice che siamo nella direzione giusta. Da questo punto di vista è confortante sapere che con una legislazione più rafforzata questi fenomeni potranno essere combattuti meglio”.

Intanto dal Ministro dell’interno, Anna Maria Cancellieri, arriva la sollecitazione per la Regione Lazio a votare entro dicembre. “Abbiamo fatto approfondimenti tecnici – ha detto la Cancellieri – l’indicazione è quella di rispettare il termine dei 90 giorni. Ci sono conflitti tra le norme nazionali e lo statuto della regione, c’é il precedente delle scorse elezioni. Tuttavia il parere dell’Avvocatura dello Stato ci fa intendere che tutto deve avvenire entro il terzo mese. Però – ha ribadito – è una scelta che spetta alla Regione Lazio e non al Ministero”, che, comunque, metterà a disposizione della regione collaborazione e consulenza tecnica.

L’esigenza di votare entro dicembre, secondo il Ministro dell’interno, non è però soltanto un modo per osservare le norme, perché si tratta anche di rispondere “ad un’esigenza di tipo operativo, prima si va alle elezioni e meglio è, anche perché per le regioni non è previsto il commissariamento”. Votare in dicembre, inoltre, per cercare di scongiurare un pericolo come quello di dare alla disaffezione fra gli italiani e la loro classe politica una nuova arma per autoalimentarsi.


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