Partono oggi, martedi 4 settembre, i test per l’ingresso alle principali Facoltà italiane a numero chiuso. Migliaia e migliaia di neo-diplomati tentano quella che è ormai una vera e propria sfida per proseguire i loro studi e costruire il proprio futuro professionale. Futuro che, per molta parte di loro, inevitabilmente, prenderà un cammino diverso da quelle che sarebbero le loro naturali aspirazioni ed inclinazioni.

Per la sola Medicina, infatti, che si conferma la Facoltà più ambita e, storicamente, più chiusa, a fronte di più di 77.000 domande presentate quest’anno (sono quasi 5.000 in più di tre anni fa), sono 10.173 i posti in palio previsti dal regolamento del cosiddetto “numero chiuso”. Il che significa che circa un aspirante medico su 8 riuscirà a realizzare il proprio “sogno” lavorativo, per gli altri si aprono le porte di della ricerca del lavoro o di altre Facoltà, magari in attesa – come spesso succede – di ritentare la prova l’anno successivo.

I test per la professione medica e per Odontoiatria (900 posti in pailo), regolati dallo stesso questionario, si terranno oggi, mentre domani 5 settembre sarà la volta di Medicina in lingua inglese (che ha fatto registrare un boom di domande di partecipazione: 4.332 candidati a fronte dei soli 1.852 dell’anno precedente, probabilmente – almeno per parte di loro – spinti dalla minore concorrenza). Il 6 settembre toccherà ad Architettura (dove in 30.000 si sfideranno per 8.720 posti), lunedì 10 a Veterinaria (dove a fronte di 918 posti si sono iscritti in oltre 9.000).


La novità di quest’anno, che dovrebbe semplificare la vita agli ammessi e rendere più facile il loro accesso alla stessa Facoltà di un altro luogo, sono le “macroaree” (procedura già sperimentata lo scorso anno da alcune Università consorziate), di cui ha anticipato la definizione il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, retto da Francesco Profumo: per la prima volta, i candidati vincitori potranno scegliere dove studiare tra i 12 gruppi di università consorziate in aree geografiche attigue a quella nella quale si è sostenuto l’esame, grazie alla graduatoria per aggregazione geografica, per la prima volta estesa a tutte le Università. Il punteggio acquisito varrà così per più corsi di laurea.

Riguardo ai quesiti di cultura generale, sulla cui inutilità per chi si prepara a professioni tecniche, mediche e sanitarie la polemica è sempre accesa, interviene Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Universitario Nazionale: “I quiz sono una buona verifica: a noi interessa che i candidati dimostrino flessibilità di conoscenza e capacità deduttive. Ovviamente il futuro medico deve avere anche elevate qualità umane, ma per questo servono dei test psicoattitudinali”. Insomma, in ogni settore del lavoro umano serve apertura di prospettiva e capacità di spaziare ed allargare gli orizzonti. Anche se lo stesso Lenzi ammette che qualche aggiustamento sarebbe necessario, magari anticipando ad aprile, durante l’ultimo anno delle scuole superiori, il test di accesso nazionale per sapere con anticipo “se e dove sono collocati e alle università di iniziare i corsi con tutti gli iscritti già stabilizzati”.

Mette le mani avanti anche il Codacons, che si dice pronto a denunciare ogni irregolarità che dovesse venire segnalata. Senza contare i dubbi di costituzionalità sul numero chiuso (disciplinato dalla legge del 2 agosto 1999, n. 264), relativamente al fatto che sui test di ammissione pende il rischio di una bocciatura da parte della Corte Costituzionale che, qualora dovesse avvenire, porterebbe ad una immediata class action a favore dei non ammessi da parte dell’Associazione di tutela dei consumatori.

Della tanto vituperata legge sul numero chiuso si era occupato anche il nostro Direttore, all’indomani del rinvio del Consiglio di Stato in Corte Costituzionale, nel video-editoriale che segue:

In questi giorni sta inoltre facendo il giro del web una videoguida dell’Udu (Unione degli Universitari) che spiega in dettaglio come affontare i test:


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