Nonostante il periodo balneare, il Consiglio dei ministri non va in vacanza e, anzi, porta stamattina sul tavolo un provvedimento molto atteso nel nostro Paese, che prevede l’arrivo, in teoria a partire dal prossimo 12 agosto, dei nuovi regolamenti per le “quote rosa” nella composizione dei Consigli di amministrazione delle società quotate in borsa e controllate da pubbliche amministrazioni.

Si tratta della bozza di Decreto Presidenziale recante il “Regolamento concernente la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo nelle società costituite in Italia, controllate dalle pubbliche amministrazioni, non quotate in mercati regolamentati, a norma dell’articolo 3, comma 2, della legge n. 120 del 2011″.

Un rappresentante su cinque, tra meno di due settimane potrebbe obbligatoriamente dover appartenere al genere femminile,  secondo le previsioni contenute nella legge approvata il 28 giugno 2011. L’ok al regolamento è atteso da oltre un anno e ora, nel pieno delle fasi decisive per l’approvazione di decreti chiave come spending review, decreto sviluppo e riforma delle professioni, il governo di Mario Monti ha trovato spazio in agenda anche per il bilanciamento di genere nei dei Cda.


Il regolamento è una delle misure chieste con più forza dalle organizzazioni per la pari mobilità sociale e per l’equità di accesso alle posizioni di potere per uomini e donne. L’Italia, infatti, negli indicatori internazionali che rilevano la presenza femminile nelle poltrone decisionali è il fanalino di coda dei Paesi occidentali e questa disparità è ancor più inspiegabile nel settore pubblico, dove, comunque, il personale femminile è numericamente molto ben rappresentato.

Il testo oggi in Consiglio dei ministri prevede il decadimento del Cda per chi non rispetta la ripartizione dei posti, ma nessuna sanzione economica, almeno in una prima fase. A vigilare sul rispetto dei limiti introdotti sarà la Consob, che, nel caso di violazioni, comminerà un”cartellino giallo” per le imprese sotto i minimi standard di quote rosa. Al secondo richiamo, però, il conto si farà salato: da 100mila a un milione di euro per chi non osserva le nuove norme in materia di parità di accesso alle posizioni dirigenziali.

Le multe, però, non si applicheranno alle società a partecipazione pubblica, che andranno però incontro a una sorveglianza molto più attenta, direttamente dalla Presidenza del Consiglio, cui saranno obbligate a comunicare la composizione dei Cda. E c’è chi, tra i grandi gruppi industriali del Paese, ha pensato di anticipare l’entrata in vigore del nuovo regolamento: società come Fiat, Benetton, Luxottica, UniCredit, Pirelli e Piaggio hanno rinnovato, proprio di recente, i loro Cda, portando ai vertici dirigenziali nuove figure femminili. La presenza di donne all’interno dei Cda salirà al minimo di un terzo dal 2015.

Francesco Maltoni


CONDIVIDI
Articolo precedenteGoverno, oggi Consiglio dei Ministri. L’ordine del giorno
Articolo successivoServizi pubblici locali: “la riforma deforme”

1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here