La spending review passa sulla fiducia in Senato, dopo il maxiemendamento proposto dal governo per blindare il testo e velocizzare i tempi di approvazione. Ora, il decreto legge 95/2012 sulla revisione della spesa pubblica torna alla Camera per il placet definitivo, che dovrebbe arrivare entro la settimana. L’aula di Palazzo madama ha dato il proprio benestare al pacchetto di tagli e di redistribuzione della finanze pubbliche definito dal governo di Mario Monti con la supervisione del commissario ad hoc Enrico Bondi. Il provvedimento ha ottenuto 217 sì, 40 no e 4 astensioni, e adesso si sposta a Montecitorio.

Si avvia a conclusione, dunque, l’iter parlamentare della spending review, il provvedimento legislativo più discusso degli ultimi tempi, che in molti non hanno esitato a definire una “manovra di mezza estate“. Sono 14 i miliardi di euro che dovrebbe lasciare in cassa l’intero piano di rimodulazione della spesa, di cui 4 nell’anno in corso e gli altri 10 miliardi nel 2013. Negli intenti del governo, questo riassetto delle finanze dovrebbe scongiurare, per i prossimi mesi, l’aumento dell’Iva al 23%.

Novità importanti, tra emendamenti più o meno corposi, hanno fatto breccia nel testo finale uscito dalle Commissioni del Senato. Il “taglia e cuci” operato dai relatori a confronto con i membri dell’esecutivo, ha portato a rivedere la linea su alcuni temi dalle profonde ricadute economiche e sociali, come università, farmaci, pubblica amministrazione ed enti. Un accordo giunto faticosamente, dopo giornate – e nottate – di dibattiti, che hanno fatto slittare ripetutamente il voto. Mario Monti ha concesso tempo, senza tradire, però, la promessa di convertire in legge la spending review prima della pausa estiva. Si spiega così il colpo d’acceleratore impresso con il voto di fiducia.


La misura di nuova introduzione che ha fatto discutere di più negli ultimi giorni è sicuramente quella sui farmaci cosiddetti “griffati”, il divieto, passato in un primo momento, per il medico di indicare il medicinale specifico nella prescrizione. Questo vincolo, nelle intenzioni del governo avrebbe aperto le porte alla sola, generica indicazione del principio attivo del farmaco, dunque lasciando libero il paziente di scegliere se acquistare un prodotto tra quelli più in vista sui banchi oppure “accontentarsi” di un generico. Con le ultime modifiche, la norma è stata in parte corretta, conservando l’obbligo di indicazione del principio attivo, cui potrà accompagnarsi, a discrezione del medico, anche il nome del farmaco più indicato per il paziente. Un parere che sarà vincolante per il farmacista.

Sul fronte delle università, invece, resta la stangata sui fuori corso, con rincari delle tasse di iscrizione del 25% per redditi familiari fino a 90 mila euro lordi, del 50% fino a 150 mila, del 100% oltre i 150 mila. La tegola, però, arriva anche per gli studenti che non hanno deficit di esami. Anche per gli universitari in corso, infatti, viene previsto un innalzamento del contributo accademico, con la postilla che a restare immuni dal rincaro siano tutti gli studenti con reddito Isee al di sotto dei 40mila euro.

Passando, ora, sul fronte del pubblico impiego, nonostante la spending review sia prossima al traguardo della conversione in legge, il numero degli esuberi resta ancora fortemente incerto. Per ora, si è parlato di 11 mila statali negli uffici centrali  (suddivisi tra enti e ministeri) e di 13 mila negli enti locali,  soglie che, in attesa delle disposizioni applicative, restano però puramente ipotetiche. Come già accaduto per gli esodati, insomma, il numero esatto degli statali che verranno estromessi dalle piante organiche, probabilmente lo si saprà solo quando le norme saranno entrate completamente in vigore. Di certo, c’è che  il taglio colpirà il 20% dei dirigenti e il 10% del personale. I dipendenti a meno di due anni dal ritiro saranno condotti al prepensionamento; per chi resta, stretta sui buoni pasto e sull’obbligo di svolgimento delle ferie.

Le ultime modifiche alla spending review vanno a colpire anche il settore degli enti e della loro organizzazione. In primis, sulle Province è in arrivo un “riordino” (questo il termine usato nel testo, a sostituzione della “soppressione”), che entro fine 2012 le obbligherà a estendersi su un bacino di non meno di 350mila abitanti e su una superficie territoriale maggiore o uguale a 2500 chilometri quadrati. Spariranno, secondo queste cifre, 64 Province in tutto il Paese. Anche le Regioni, comunque, non ridono. Su di loro, e sui Comuni, la mazzata ammonta a 7,2 miliardi di euro, compensati, in piccola parte con 800 milioni conferiti alle amministrazioni comunali. Le Regioni in deficit sanitario potranno “rifarsi” sulla pelle dei contribuenti, anticipando al 2013 l’aumento dell’addizionale Irpef da 0,5 a 1,1%, già in programma per il 2014. Infine, viene stabilito uno stop al meccanismo automatico, per la messa in liquidazione o privatizzazione delle società in house. Scartato, invece, il dimagrimento dei Cda e del personale per tutte le partecipate.


9 COMMENTI

  1. […] a prendere forma il nuovo assetto delle Province italiane dopo il taglio definito dal governo nel provvedimento della spending review. Oggi, alle ore 12, il Consiglio delle Autonomie Locali […]

  2. […] a prendere forma il nuovo assetto delle Province italiane dopo il taglio definito dal governo nel provvedimento della spending review. Oggi, alle ore 12, il Consiglio delle Autonomie Locali […]

  3. Non so quanti siano i dirigenti della pubblica amministrazione, però i dipendenti pubblici in Italia sono circa 3.500.000 compresi gli appartenenti alle forze di polizia, alla sanità, alla difesa ed alla scuola, comparti a cui il taglio degli organici non si applicherà o si applicherà con regole diverse e specifiche.
    Ora il governo stima in 24.000 gli esuberi del pubblico impiego in totale, cifra che dovrebbe corrispondere al 10% del totale degli impiegati che pertanto sarebbero, sempre il secondo il governo, 240.000.
    Secondo me i conti non tornano ed al momento di licenziare si assisterà nuovamente allo stesso schifoso e vergognoso balletto di cifre visto per il calcolo degli esodati, 65.000 per il governo e 390.000 per l’INPS. L’unica differenza è che per salvare il posto di lavoro dei parassiti (così “li chiama” il dott. Oliveri in questo sito) non vedremo nessuno stracciarsi le vesti, nemmeno i sindacati.

  4. @Fabrizio: Sentire parlare di Fermo come capoluogo di una provincia aggregata Macerata-Fermo-Ascoli lo trovo superficiale e da partigiani di paesello. Parli di distanze tra Macerata e Fermo con Ascoli e di tutti i Km che i cittadini dovranno fare dando per scontato che non verranno mantenuti degli uffici periferici di supporto nelle città dove sono ora presenti le prefetture o le province. Mi fa sorridere quando parli dell’istituzione della provincia di Fermo che “anche per la marcata eccentricità e distanza proprio da Ascoli, è stata creata saggiamente nel 2004”: è stata solo una scelta politica dettata dalla fame di poltrone e voti, da un punto di vista economico una decisione assurda viste le dimensioni del territorio e le strutture che già erano presenti ad Ascoli e bastavano ed avanzavano a servire entrambi i territori. Uno spreco di soldi che si andrebbe ad aggravare scegliendo Fermo come capoluogo non avendo le strutture per ospitare tutti gli enti importanti che dovranno esservi trasferiti: in quale palazzo trasferire la prefettura? E gli uffici provinciali? Gli altri enti? Le strutture che ci sono ora bastano ad ospitare il personale, gli archivi trentennali, bastano a ricevere tutte quelle moltitudini di persone che secondo te da Macerata ed Ascoli verrebbero a Fermo per disbrigare pratiche? O magari quello è il meno e si costruisce tutto da capo cosi diamo lavoro a qualche palazzinaro tanto sono pochi milioni di euro (e magari vanno a qualche azienda di Fermo che non guasta tanto pagano anche quelli di Macerata ed Ascoli)? Allora via, ricostruiamo gli uffici provinciali del servizio viabilità, ambiente, caccia e pesca, del lavoro e formazione, genio civile, attività produttive, del presidente della provincia e chissà quanti altri ne ho dimenticati, tanto per una Fermo baricentrica si giustifica questo ed altro, poco importa se le strutture ricettive fanno ridere, se i parcheggi sono esigui e se alcune strutture sono direttamente nel centro storico della città e quindi ostiche da raggiungere tra viuzze strette e saliscendi. Già che ci siamo miglioriamo anche la viabilità da Fermo a Porto San Giorgio dato che quei pochi km di stradina ad una corsia non sono degni di un capoluogo di provincia poi altrimenti le centinaia di migliaia al giorno che arriveranno da Ascoli e Macerata potrebbero subire noie e disagi.

    p.s. a me va bene tutto sia chiaro: se volete Fermo capoluogo lo fate con i vostri soldi, vi aumentate l’addizionale IPERF al 50% per una decina di anni per ripagare le spese e contenti voi contenti tutti, basta non chiediate soldi a Macerata o Ascoli.

  5. Vogliamo fare una bella cosa? Aboliamo tutti i Comuni. Ho un bellissimo progetto inm proposito. Fattibile ,con notevoli risparmi per lo Stato, i cittadini, con conseguente fine della corruzione, sperpero di denaro pubblico e fine delle società e cooperative, fonte di voti per gli amministratori. Danila annesi

  6. mario. ritengo che se si procedera’ a mettere del personale in mobilita’ con l’80% del salario
    base questo avvenga ,come ci hanno insegnato molti lavoratori del privato,a rotazione fra il
    personale assegnato alla struttura interesata.

  7. Il governo Monti è tetragono ad adeguarsi alla suprema Legge Costituzionale dello Stato repubblicano e democratico, tanto che ha solo parzialmente modificato il tenore dell’art. 17, dando più competenze ai Consigli delle Autonomie locali ed alle Regioni, per il riordino del province, sperando di aggirare l’ostacolo d’incostituzionalità di fondo del provvedimento, cercando di farlo apparire come un’iniziativa dal basso, quasi opera dei comuni, rispettoso perciò delle regole, tanto che quest’ultimi potranno anche cambiare provincia sulla base della contiguità territoriale.
    Ritengo che l’art. 17 del decreto di revisione della spesa non scamperà assolutamente alla legittima “revisione” che ne farà la Corte Costituzionale, anche sulla scia ben evidente delle due precedenti pronunce del giugno 2012.
    Il governo ha creato addirittura un altro mostro, “il capoluogo”, identificandolo al comma 6 dell’art. 17, nel comune ex capoluogo con maggior popolazione residente, sostituendosi perciò anche in questo caso alla libera scelta della maggioranza dei comuni aderenti, con un’iniziativa illegittima, presa dall’alto e non dal basso, come al solito, che avrà ripercusssioni negative, devastanti.
    Laddove come nel caso delle Marche, si fonderanno in una nuova super-provincia quelle “riordinate” di Ascoli, Fermo e Macerata, con capoluogo Ascoli, per qualche migliaio di abitanti in più degli altri due, sito ai confini estremi meridionali della regione, contiguo all’Abruzzo, per cui I Fermani dovranno percorrere mediamente 80 Km ed i Maceratesi almeno 150, per raggiungerlo, quando all’evidenza la geografia pone al centro del nuovo ampio territorio, la città di Fermo, perfettamente baricentrica all’interno della nuova realtà istituzionale.
    Ed a pensare, che anche per la marcata eccentricità e distanza proprio da Ascoli, è stata creata saggiamente nel 2004, dal Legislatore del tempo, la provincia di Fermo, con tanto d’iter giuridico, ai sensi dell’art. 133 della Costituzione, nel rispetto delle norme.
    Alla faccia del risparmio, solo che al Governo non interessa, perché pagheranno i cittadini lo sconvolgimento amministrativo che ha in mente.
    Non sono contrario per principio ad un’aggregazione razionale degli Enti provincia, ma senza precostituire con Decreto, e dal Centro, il relativo capoluogo, solo sulla base del dato della popolazione residente nel comune ex capoluogo più popoloso, con creazione di Enti più sbilanciati e squilibrati dei precedenti.
    La sede del capoluogo delle nuove province ingrandite dovrà essere il risultato della libera scelta della maggioranza dei comuni aderenti al vasto organismo, costituenti a loro volta la maggioranza della propolazione residente nella nuova Isituzione, che indicherà con l’avallo del Consiglio delle Autonomie locali e della Regione di appartenenza, la sede naturale più ovvia, geograficamente centrale e baricentrica per il nuovo ampio territorio riorganizzato.
    Quello così definito, democraticamente, sarà il capoluogo del nuovo Ente provinciale.
    Nel caso di specie della mega-provincia di Ascoli-Fermo-Macerata, con ogni probabilità e verosimiglianza sarà Fermo, e non Ascoli, né Macerata, proprio per la sua posizione perfettamente centrale e baricentrica per tutti i cittadini del nuovo organismo.

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