Giornata culmine per le proteste contro la spending review e la politica economica del governo Monti. Con il testo della revisione di spesa che si appresta a varcare la soglia del Senato, per essere approvato in tempi brevissimi, sindacati, farmacisti ed enti locali esprimono il loro “no” ai tagli attraverso sit-in, serrande abbassate e allarmi da apocalisse della pubblica amministrazione. Difficile che le richieste dei sindacati sugli esodati siano accolte, mentre per i farmacisti spuntano già i primi emendamenti favorevoli.

In corso, proprio in queste ore, la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil a Roma, per chiedere una copertura globale alla massa di esodati, che le riforme introdotte dal ministro del Welfare Elsa Fornero hanno proiettato nel limbo tra contratto di lavoro e trattamento pensionistico. Il governo, tramite due appositi decreti, ha assicurato copertura per 120mila, a fronte di una popolazione calcolata in quasi mezzo milione di lavoratori. In sede di spending review, poi, è stato escluso un ulteriore allargamento della platea salvaguardati, a causa dell’assoluta mancanza di fondi. Uno scudo ritenuto insufficiente dalle organizzazioni sindacali, che oggi scendono in piazza per chiedere una marcia indietro al governo e mettere a punto un salvacondotto per tutti gli esodati, magari proprio in orbita spending review.

Da parte dei farmacisti,, invece, oggi serrata generale in tutto il Paese, per opporsi alle misure nel comparto dei medicinali inserite nel capitolo sanità della spending review. In particolare, il governo in un primo momento aveva incluso un innalzamento dello sconto obbligatorio da 1,82% a 3,85% per gli esercizi e per le aziende farmaceutiche da 1,83% a 6,5%. Ma i camici avversano anche la proposta di nuovi tetti di spesa pari all’11,5% (rispetto al precedente 13,3%), mentre per le farmacie ospedaliere questo si stabilisce a 3,2%. Eventuali sfondamenti, poi, sarebbero a carico completo della filiera del farmaco, per alleggerire il peso dalle spalle del Ssn. Le lamentele dei farmacisti pare, comunque, siano già state ascoltate, nonostante la serrata, essendo stato depositato ieri un emendamento che cancellerebbe l’aumento dello sconto suddetto e l’incremento che le farmacie si vedrebbero costrette a versare alle Regioni.


Sul fronte degli enti locali, poi, con il governo immobile sulla linea dei tagli anche verso i Comuni, arriva il nuovo altolà da parte dell’Anci, che ha guidato la marcia dei sindaci al Senato di martedì scorso: “Ad agosto, in molti Comuni gli stipendi del personale sono a rischio”. Parole inequivocabili quelle di Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e vicepresidente dell’associazione dei Comuni. Secondo il portavoce Anci, le casse degli enti comuncali sarebbero talmente vuote per il prosciugamento dei finanziamenti centrali e per il gettito Imu più basso del previsto che, in qualche capoluogo, potrebbe non esserci margine per la busta paga del prossimo mese ai dipendenti.

Allarme che è arrivato di pari passo al rischio, paventato da Confesercenti, sulla possibilità di un congelamento delle tredicesime per gli statali, che verrebbero erogate ai dipendenti pubblici secondo un cammino graduato in base al reddito. Pubblico impiego alla canna del gas, dunque: situazione nuovamente raccolta dai sindacati, che hanno annunciato, per settembre, uno sciopero generale del pubblico impiego, già vessato da esuberi e accettate della spending review.


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  1. […] che si vedono azzerato anche il fondo delle politiche sociali, mentre il personale non sa se rinunciare lo stipendio del mese di agosto o, in alternativa, alla tredicesima, in attesa della mannaia nel decreto governativo sugli […]

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