La notizia era stata drammatica, il taglio delle province in base ai dettami della spending review prospettava l’inquietante scenario secondo cui l’anno scolastico per molti istituti sarebbe stato a rischio. A distanza di qualche, interminabile, ora è arrivata la smentita da parte del ministro Profumo che ha garantito che l’anno non è assolutamente in pericolo. “La sicurezza delle scuole -ha sottolineato il ministro- è certamente una priorità per il Paese e per questo il ministro ha avviato un processo complessivo per una serie di interventi immediati e uno più articolato affinchè ci sia un programma pluriennale perchè le scuole italiane abbiano il loro sviluppo in termini di sicurezza e qualità”.

Dunque l’anno scolastico non salta con buona pace degli studenti più svogliati. Tali dichiarazioni hanno subito suscitato un clima di ottimismo, sono giunte, infatti, in risposta alle dichiarazioni del ministro queste osservazioni di Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi, ”apprendiamo con piacere che il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha ritenuto opportuno un incontro con l’Upi sull’emergenza edilizia scolastica. Avevamo chiesto questo incontro tre mesi fa, e fino ad ora non era stato possibile. Aspettiamo una comunicazione ufficiale, che faccia seguito alle dichiarazioni rilasciate alla stampa“.

Le parti della trattativa, quindi, sembrano fare passi distensivi l’una verso l’altra; si gettano così le basi per un incontro che possa rivelarsi davvero fruttuoso, soprattutto per il Paese e la popolazione studentesca che segue con apprensione il futuro di molte delle strutture che abitualmente occupa durante l’anno scolastico. Questo non è che l’ultimo capitolo di un complesso e lungo romanzo cominciato con la nomina del governo Monti; infatti la manovra che deve risanare il bilancio del Paese ha da subito, nell’idea di chi l’ha elaborata, pescato all’interno della risorsa istruzione, sia a livello scolastico che universitario.


Naturalmente settori come scuola, sanità e giustizia sono sempre molto delicati da gestire perché estremamente connessi al tessuto sociale e alla sensazione che i cittadini hanno dei propri governanti, quindi è come maneggiare una lama a doppio taglio, bisogna farlo con cura. Il punto, però, è che di cura ce ne è stata poca ma non per imperizia di qualcuno, ma perché i tempi sono stretti e il Paese ha necessitato di sterzate brusche e repentine che spesso hanno fatto sobbalzare la cittadinanza che ripetutamente è insorta manifestando, tramite gli scioperi, il proprio dissenso per la linea politica.

La linea politica però tiene, soprattutto perché piace all’Europa e convince, chiaramente la popolazione non può avere questa lungimiranza vessata com’è da provvedimenti che tagliano i servizi e aumentano la pressione fiscale.


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