Impossibile tenere sotto controllo un miliardo di utenti? Non per Facebook, che insoddisfatta della mole impressionante di dati pubblici che gestisce quotidianamente, tra link, foto, aggiornamenti eccetera, si è messo a caccia di criminali nelle chat private tra i suoi iscritti. L’occhio indiscreto del social network per eccellenza non è, però, in carne e ossa, ma si tratta di un algoritmo in grado di individuare e, nel caso, prevenire possibili reati. Il sistema sarebbe programmato per intercettare parole, formule, collegamenti e indicazioni che possano alludere a un comportamento fuorilegge tra i navigatori del web.

Rientrano in quest’ottica anche le misure preventive verso i reati più truci e diffusi su internet, come la pedofilia, oppure quelle in difesa della pubblica sicurezza, ivi incluse le attività di antiterrorismo: un vero e proprio spionaggio virtuale, insomma, che ha come scopo la segnalazione di persone, gruppi, conversazioni e accordi sospetti alle forze dell’ordine. Quali sono le tracce che questo software segue per incastrare i criminali? Secondo quanto trapela, le piste seguite dall’algoritmo “detective” includerebbero in via preferenziale quegli utenti che non usano chattare tra loro con cadenza frequente: le chat tra “falsi amici”, dunque, sarebbero statisticamente le più indiziate a nascondere del marcio nello scambio di messaggi.

Naturalmente, un codice così invasivo e anonimo presenta anche un lato oscuro, oltre a quello di “paladino dei più deboli”: la violazione della privacy. Da sempre il vero tallone d’Achille del social fondato da Mark Zuckerberg, la difesa dei dati sensibili da parte di Facebook pare nuovamente messa in forte discussione da questo “James Bond 2.0”. Ma l’azienda californiana fa schermo alle polemiche: “Non vogliamo che chi lavora qui passi il suo tempo a leggere conversazioni private  ed è quindi importante che la tecnologia che impieghiamo registri il minor numero di falsi positivi“.


I filtri applicati alle chat sospette, spiegano i responsabili della piattaforma, a sono particolarmente severi: prima di essere girate alle strutture di indagine, infatti, un team di addetti alla sicurezza le passa aio raggi x per appurare l’esistenza di possibili indizi di reato. Spiegazioni che non hanno spento gli attacchi, che rivendicano il fatto non si conosca l’effettiva abilità dell’algoritmo nello scovare i potenziali criminali del web: un dato che, sostengono i detrattori, potrebbe chiarire se il sacrificio di privacy per gli utenti è tollerabile oppure no.


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2 COMMENTI

  1. I VERI criminali non usano da tempo Facebook, Gmail e tutte le stupidagginii di Internet.
    La scusa è buona, dopo la trombata a Wall Street, ora vuole fare la stessa cosa con la privacy di quelli che credono e scrivono tutte le loro confidenze in internet…
    La domanda da porsi è:”se Mark è il Pifferaio Magico, chi sono gli utenti di facebook ?”.

    Saluti, Maurizio

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