Malgrado i tagli pesanti alla pubblica amministrazione, probabilmente nel prossimo futuro potrebbe non essere utopia veder nascere nei pubblici uffici qualche struttura deputata al marketing e alla pubblicità. Per assorbire la “botta” della spending review, dunque, gli enti pubblici potranno dare vita a partnership improntate alla logica più promozionale propria del settore privato. Secondo quando contenuto nel parere del Consiglio di Stato 2971/2012 inerente lo “Schema di regolamento recante norme di attuazione dell’art. 43, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, in materia di contratti di sponsorizzazione ed accordi di collaborazione, convenzioni con soggetti pubblici e privati, contributi dell’utenza per i servizi pubblici non essenziali e misure di incentivazione della produttività”, infatti, le amministrazioni potranno contrastare il crescente impoverimento ricorrendo a contratti di sponsorizzazione esterni.

Il parere dà, quindi, compimento a una norma, la legge n.449 targata 27 dicembre del 1997, che dispone sì la possibilità di puntare per i servizi pubblici non essenziali sulla sponsorizzazione, ma anche sugli accordi di collaborazione e le convenzioni con soggetti pubblici o privati, o ancora sulla contribuzione dell’utenza . Una vastità di argomenti dai cui capitoli non è esclusa la produttività delle amministrazioni in toto, che potrebbe trovare nel veicolo pubblicitario una molla importante, per trovare un po’ di ossigeno e far risalire, nel contempo, il livello delle prestazioni erogate.

Tutto circoscritto, insomma, al comparto servizi pubblici non essenziali: i contributi erogati in questo senso, infatti, dovranno tenere conto dell’individuazione delle prestazioni rientranti nella suddetta categoria. La ragione è presto detta: “Non si tratta infatti di quantificare in modo puntuale il contributo, che potrà naturalmente variare secondo la tipologia della attività resa a richiesta del privato, ma di porre i criteri base che devono guidare l’attività della p.a. nella sua determinazione”. Il Consiglio di Stato, insomma, chiede che vengano stilate preventivamente le prestazioni patrimoniali richieste, “poiché le prestazioni sono puntualizzate (…) e si riferiscono in realtà a fattispecie già erogate, appare possibile  – conclude, dunque, il Consiglio – declinare con maggior precisione il criterio almeno del recupero del costo”. Trasparenza sui costi, efficienza e ora anche marketing: la pubblica amministrazione assume sempre più i connotati di un’impresa privata. Sarà la strada giusta?


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