Prima era solo una notte di attesa, poi diventò una splendida canzone di Antonello Venditti e, in seguito, Fausto Brizzi ci fece addirittura due film, più o meno riusciti. La realtà è che la “notte prima degli esami” non è mai una vigilia qualsiasi. Semplicemente perché è unica, non torna (a meno di bocciature si intende) e di fatto rappresenta per ogni 18enne una tappa fondamentale nel percorso di crescita individuale. Un po’ come il primo giorno di scuola, il primo amore, la prima vacanza da soli, il matrimonio, il primo figlio. Metteteci la contemporaneità che sempre o quasi (ogni due anni succede…) l’evento ha con Mondiali o Europei di calcio e il piatto è servito.

In 450 mila studenti italiani, stanotte, ascolteranno Venditti (o più probabilmente Tiziano Ferro, o magari Vasco Rossi…) sperando che domani esca “quella” traccia piuttosto che l’altra, anche se è più probabile che nell’era dei social network ci sia una sorta di sostegno collettivo virtuale fino alle ore piccole, magari sperando, proprio sul web, di trovare nei meandri di qualche sito la traccia giusta del tema. La classica ‘busta’ scappata al trasportatore distratto, anche se con le nuove procedure telematiche che esordiranno proprio stamane il pericolo dovrebbe essere scongiurato, seppur a Firenze, durante le prove ufficiali, il sistema sia andato in tilt (ma c’è il Piano B, state sereni)

Impossibile, dice la Polizia Postale, che il plico elettronico recapitato alle scuole sia intercettabile, e anche ammesso e non concesso che si riesca a metterci le mani sopra, poi il file andrebbe decriptato visto che il tutto è ovviamente protetto da due complesse chiavi di accesso, una privata già in possesso dei dirigenti scolastici e una pubblica che sarà resa nota solo mezz’ora prima delle prove. Solo con le due chiavi sarà possibile aprire il plico. La Polizia postale e delle Comunicazioni sta già monitorando la rete per evitare reati e non far compromettere la regolarità delle prove d’esame.


I nottambuli “facebookiani” e “twitteriani”, però, sono duri a morire. Anche perché, rispetto a quando al massimo sul web ti iscrivevi agli esami universitari, Internet è un oceano sconfinato, praticamente come l’Infinito di Leopardi oltre la siepe. Chissà, se il ‘guardo’ escluderà il tentativo di dare un senso al toto-tracce che impazza nelle ultime ore: si parla infatti di Giovanni Pascoli, Italo Calvino (dal 2001 non è mai uscito) e Gabriele D’Annunzio, ma anche di ricorrenze e anniversari perché, tra 1912 e 2012, il parallelismo fra la tragedia del Titanic e il naufragio della Costa Concordia è quantomeno simbolico, non credete? Poi però si potrebbe pure pensare alla beatificazione di Giovanni Paolo II, alla Strage di Capaci, al terremoto emiliano-romagnolo. Ci sono anche altre ricorrenze, ad esempio il 60° anniversario dell’incoronazione di Elisabetta d’Inghilterra o i 50 anni dalla morte di Marilyn Monroe. Di sicuro, ai tempi loro, un “tweet” non era neppure la sveglia che suonava per dirti che era ora di muoversi se non volevi saltarlo, l’esame. Al massimo era il cinguettio di un pettirosso sul davanzale, sorta di “in bocca al lupo” definitivo verso un esame che dovevi farti da solo. Internet è li e li resterà. Per una mattina, però, si tornerà a ragionare su un foglio di carta cercando l’ispirazione solo dalle proprie idee, senza che nessun motore di ricerca ti fornisca le sue. Pensandoci bene, possiamo digitalizzare tutto ma non noi stessi.

 

Matteo Peppucci



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