Appena un mese fa, ambientalisti, imprenditori e sindacati, gridavano lo slogan “Salviamo le rinnovabili!“, durante una manifestazione in piazza Montecitorio, contro i decreti attuativi per il fotovoltaico e le altre fonti verdi, approvati dal governo e ritenuti una seria minaccia per il settore delle energie rinnovabili.

Adesso, dopo lo scontro istituzionale tra governo e Conferenza Stato-regioni, arriva pure “il monito“ di Bruxelles: sarebbero eccessivi gli adempimenti burocratici previsti dal decreto del ministero dello Sviluppo sulla riorganizzazione del sistema di incentivi per il solare fotovoltaico, le cui procedure rischiano di vanificare del tutto l’obiettivo del progetto.

Non si tratta di un procedimento vero e proprio avviato dall‘Ue nei confronti dell’Italia, ma di una semplice “segnalazione critica“ su una procedura ancora in itinire, discussa mercoledì in occasione della più volte rinviata Conferenza Stato-Regioni.


Tale critica muove dalla constatazione che le misure previste dalle norme del decreto renderanno “molto difficile, se non impossibile, per i produttori indipendenti accedere al finanziamento dei propri progetti“.

In sintesi, dalla lettera di richiamo della Commissione Ue, inviata lunedì scorso a Roma, emerge la sonora quanto attesa bocciatura del decreto!

Nella missiva si legge: “Insieme alla riduzione degli incentivi finanziari, le procedure amministrative che si applicano agli incentivi devono essere semplificate. L’introduzione del meccanismo dei registri per i nuovi progetti di energia rinnovabile potrebbero aumentare l’onere burocratico per gli operatori di mercato e diminuire la sicurezza degli investitori sul fatto che i progetti si qualifichino per il sostegno finanziario“.

La Commissione spiega, infatti, come “l’obbligo di registrare i progetti con capacità superiore ai 12 kW per il fotovoltaico e ai 50 kW per altri progetti di tecnologie di produzione di elettricità rinnovabile“, rappresenterebbe “un deterrente capace di paralizzare proprio il segmento di mercato di piccola scala che la riforma mira a rendere prioritario.”

Ciò che serve, piuttosto, è una “differenziazione” nella riduzione degli incentivi a seconda della maturità e dell’efficienza complessiva delle diverse tecnologie, nonché un periodo transitorio più lungo per proteggere gli investimenti esistenti, giacché che le procedure di attuazione dei nuovi meccanismi d’asta non sono ancora state definite.

Quali le reazioni a caldo?
Secondo i senatori del pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta la lettera dell’Ue “E’ una netta bocciatura, che non può che indurre il Governo a rivedere drasticamente l’impianto del decreto, a partire dal meccanismo dei ‘registri‘”.

Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza interviene, ricordando che “Per stare in Europa, non si possono affossare le energie pulite. L’invito di Bruxelles a rivedere da capo a fondo il nuovo decreto sulle energie rinnovabili è un chiaro avvertimento sulla necessità di non sacrificare le fonti rinnovabili e i meccanismi che le incentivano.” – e conclude – “Occorre rivedere subito l’impianto del decreto, per dare una prospettiva di sviluppo a lungo termine alle fonti pulite e tagliare le emissioni di CO2“.

Puntare sulla green economy è una valida soluzione per uscire dall‘empasse e rilanciare l‘economia, pertanto ci aspettiamo, che venga data maggiore certezza ad un settore, che come pochi, è da tempo in controtendenza rispetto alla crisi.

 


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